Mazzette, incarichi e appalti: il sindaco Marrandino non ha avuto paura e ha sfidato i PM anche quando sapeva di essere intercettato. Freddo come chi ha certe abitudini ma i magistrati l’hanno fregato. Ecco come

16 Dicembre 2025 - 13:44

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Si era blindato sulle intercettazioni telefoniche, su quelle ambientali e anche su possibili “incidenti” con le telecamere di sorveglianza. Quello che stupisce è la pervicacia. Questo non ha paura per realizzare certi obiettivi, è un problema antropologico e la condanna etica, politica, è già inappellabile, al di là di quello che accadrà dal punto di vista giudiziario, dove gli avvocati bravi sono capaci di trovare cavilli, crepe nella procedura. Ma noi non siamo un tribunale. È indegno che uno che si muove in questa maniera possa fare il sindaco di uno qualsiasi dei quasi 8mila comuni italiani

CASTEL VOLTURNO (G.G.) – Quello che fa specie e, a nostro avviso, delinea il carattere dell’attuale sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, è la tranquillità con cui si organizza per eludere il controllo degli strumenti di intercettazione classici, ossia quello telefonico e quello audio-ambientale.

In poche parole Marrandino – e di questo i PM sono sicuri perché hanno elementi di prova ai quali noi non possiamo accedere, in quanto si trovano nei molteplici allegati al documento base del decreto di perquisizione – pur sapendo di essere controllato dall’autorità giudiziaria, si muove in maniera furtiva e soprattutto in modo tale da non interrompere la sua presunta attività criminale o, meglio sarebbe dire in maniera più garantista, la sua attività che presta seriamente il fianco a un solido sospetto di marchio criminale.

E qui bisogna fare una valutazione che esula anche dagli elementi di carattere giudiziario che connotano l’attività della magistratura inquirente nell’esercizio delle sue funzioni costituzionali, consistenti nell’attivazione dell’azione penale. Marrandino è sindaco di Castel Volturno da un anno e mezzo. Al tempo cui risalgono i fatti contestati non era trascorso neppure un anno da quel maggio 2024 in cui è riuscito a battere, per un soffio, al ballottaggio la sua competitor Anastasia Petrella, grazie all’appoggio massiccio ricevuto da Giovanni Zannini e anche dalla famiglia Colombiano, che per l’occasione ha aperto una propria residenza a Castel Volturno.

Bisogna allora dire che Marrandino si muove come un politico consumato e soprattutto abituato a fare certe cose, e questo non collimerebbe con il tempo limitato di esercizio della sua funzione. Però poi pensi agli anni in cui ha occupato le poltrone di vicesindaco e super-assessore, con la delega ai rifiuti, prima di rompere con il sindaco Luigi Petrella con l’obiettivo di spiccare il volo, insieme a Giovanni Zannini, alla conquista della massima carica cittadina, e ti rendi conto che probabilmente l’esperienza Marrandino l’aveva maturata prima di vincere le elezioni.

Resta però la sensazione, leggendo le righe del decreto di perquisizione, di essere di fronte a qualcuno che ha messo al centro del proprio agire un utilizzo della carica istituzionale finalizzato a fare quattrini, a far crescere la propria posizione economica svolgendo attività illecite. Altrimenti non si spiegherebbe la freddezza con cui si è mosso, ponendosi come elemento di riferimento all’attività dei magistrati che, a quel punto, visto questo suo agire – attraverso il quale riusciva a neutralizzare le intercettazioni telefoniche applicando una “ricetta di famiglia”, quella diventata una sorta di tormentone della vita di Zannini, ossia lasciare il telefono fuori dalle stanze, dalle auto, fuori da ogni luogo in cui conversava con qualcuno – e anche le intercettazioni ambientali, realizzando una sorta di gioco del silenzio con il suo interlocutore Daniele De Caprio, che gli passa lo scatolo a fondo bianco, molto simile a quello contenente supporti per telefonini o dispositivi informatici, all’interno della Jeep Renegade del primo cittadino, senza proferire una sola sillaba, specularmente contraccambiato.

Marrandino è guardingo anche sulle possibili distrazioni legate a inquadrature fortuite delle telecamere di sorveglianza. Parcheggia la sua auto in una zona non coperta da questi dispositivi, davanti al suo locale, il bar Pineta, che si trova in un’area di un distributore di carburante dismesso. I magistrati danno la sensazione di capire bene di fronte a chi si trovano e allora giocano la loro carta a sorpresa: la microcamera installata nell’auto del sindaco, che non se l’aspettava perché, a pensarci bene, anche noi e anche i lettori delle ordinanze emesse dall’autorità giudiziaria non avevano avuto, fino ad allora, contatto con questo tipo di verifica investigativa. È quella che immortala il passaggio della scatola; è quella telecamera che dà conto del gesto realizzato dal sindaco che ripone la scatola sotto il sedile, nello stesso posto in cui ripone i soldi che, più o meno quotidianamente, porta via dal bar dentro una busta di carta usata di solito per riporre dolci da asporto.

Sotto a quel sedile Marrandino mette solamente soldi. I PM si sforzano di ragionare per costruire una logica poco oppugnabile che dimostri i gesti criminali del primo cittadino e del presunto corruttore Daniele De Caprio. Sforzo lodevole, perché tutto sommato la questione potrebbe essere liquidata nel momento in cui la microcamera inquadra il prelievo di 40 euro da quella scatola, poi di 500 o 520 euro, con 25 o 26 banconote da 20 euro. In quella scatola ci sono soldi.

Noi ci siamo permessi di aggiungere alle valutazioni dei magistrati – che riteniamo abbiano poi certificato il discorso dei 500 o 520 euro prelevati dalla scatola per pagare la retta della figlia in un asilo privato di Castel Volturno, andando a riscontrare che proprio in quel giorno la struttura scolastica abbia ricevuto quella cifra in denaro da Marrandino – un altro elemento che, se dovesse essere confermato dall’analisi delle immagini, molte delle quali censurate per segreto istruttorio. Quella scatola non si muove dall’auto dal giorno 8 marzo, quando viene consegnata da De Caprio, al giorno 13 marzo, quando il sindaco furtivamente la mette sotto al giaccone e se la porta a casa. Durante questi giorni quella scatola è solo oggetto di prelievi. Se non esce mai dall’auto, se Marrandino non la porta mai nel bar, si deve escludere che sia servita anche come struttura fisica in cui versare i soldi dell’incasso del bar; se dalle immagini delle microcamere non avviene mai all’interno dell’auto un versamento di banconote tratte dalla tasca di Marrandino o dalla busta in cui riponeva gli incassi, allora non c’è alcun dubbio sul fatto che quella scatola contenesse soldi e non altro nel momento in cui Daniele De Caprio gliel’ha consegnata.

Attenzione: il sindaco di Castel Volturno chiama De Caprio con il diminutivo “Dani”. I due hanno confidenza, sono probabilmente amici o comunque hanno un rapporto, per cui non è da escludere, secondo noi, che questo meccanismo corruttivo si sia sviluppato anche in altre occasioni.

Marrandino non ha usato la vecchia tecnica, che ha salvato in passato anche dipendenti del Comune di Caserta, di andarsene in campagna senza telefonino con un interlocutore ugualmente privo di dispositivo per trattare o ricevere una mazzetta. Evidentemente si sentiva sicuro di sé e non sapeva dell’esistenza o della possibilità di utilizzo di una microcamera.

Il diritto è il diritto. Magari Nando Letizia, che è un bravo avvocato, riuscirà a trovare qualche pertugio di tipo procedurale. Ma noi non siamo un tribunale e vi diciamo che eravamo partiti con l’idea di non liquidare a priori il sindaco Marrandino come zanniniano e dunque come appartenente a una categoria antropologica peculiare, perché riteniamo che occorra avere delle peculiarità per abbracciare l’idea del mondo, prima ancora che della politica, posseduta da Zannini. Lo avevamo chiamato, avevamo pubblicato i suoi comunicati. Insomma, nessun pregiudizio. Tutto quello che abbiamo letto nel decreto di perquisizione ci ha dato l’idea che abbiamo fatto bene, perché anche ai peggiori bisogna risparmiare l’errore illiberale di una precostituzione di un punto di vista. Quello che abbiamo letto negli atti giudiziari non ci sorprende e fa ritornare ogni tassello al proprio posto. Essere zanniniani è un modo d’essere. Poi uno può compiere un reato o non compierlo, si può salvare davanti a un Tribunale delle misure cautelari o anche del dibattimento grazie a un ottimo avvocato. Ma il giudizio politico, etico, extra-giudiziario ci restituisce l’immagine di un personaggio che era proprio come ce lo avevano raccontato da anni.