Infermiera accusa falsamente il collega per stalking e foto intime prive di consenso: ARRESTATA
17 Dicembre 2025 - 11:25
La donna avrebbe falsamente affermato di non aver mai prestato consenso alla realizzazione di foto e rapporti intimi con il collega
SESSA AURUNCA – Il giudice della I sezione, dottor Zullo, ha emesso lunedì 15 dicembre 2025 una sentenza di condanna nei confronti di F.L., infermiera in servizio presso l’ospedale di Sessa Aurunca, imputata per il reato di falsa testimonianza.
La donna è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile.
Secondo quanto accertato nel processo, l’imputata avrebbe reso dichiarazioni non veritiere nel corso di un precedente dibattimento, nel quale si era presentata come presunta vittima di stalking da parte di un infermiere in servizio allo stesso ospedale. In due diverse udienze, davanti a un altro giudice, aveva infatti sostenuto di non aver mai prestato consenso alla realizzazione di fotografie intime e aveva denunciato presunti episodi di natura sessuale avvenuti all’interno dell’ospedale, attribuendone la responsabilità al collega.
Tali dichiarazioni avevano dato origine a un procedimento penale per stalking e interferenze illecite nella vita privata, nel quale l’uomo accusato era stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. L’assoluzione era stata motivata anche sulla base di filmati, fotografie e testimonianze che avevano smentito il racconto della donna.
Nella motivazione di quella sentenza il giudice aveva evidenziato la totale inattendibilità della testimone, richiamando immagini che la ritraevano mentre posava consapevolmente per fotografie intime, in contrasto con quanto da lei dichiarato in aula. Un comportamento ritenuto particolarmente grave anche perché la donna aveva avuto tempo, dopo una sospensione dell’udienza, di riconsiderare le proprie dichiarazioni.
A seguito dell’assoluzione, l’infermiere, vittima delle accuse da parte della donna, aveva sporto denuncia-querela per calunnia e falsa testimonianza. Per il reato di calunnia la donna aveva beneficiato della prescrizione, mentre il procedimento per falsa testimonianza è giunto a sentenza con l’attuale condanna.
Il giudizio si è concluso con rito abbreviato, richiesto dalla difesa dell’imputata in una fase successiva, dopo la modifica del capo d’imputazione relativa alla collocazione temporale dei fatti. La donna è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile.
