TUTTI I NOMI. Imprenditori casertani vittima delle estorsione del clan Venosa-Reccia. In 13 davanti al giudice

21 Dicembre 2025 - 10:00

CASERTA – Sarà il 2 febbraio 2026 la nuova data per l’udienza preliminare nel processo a carico di tredici persone accusate di far parte di un’associazione camorristica riconducibile al clan dei Casalesi, nello specifico all’articolazione legata alle famiglie Venosa, Iovine e Zagaria. Il procedimento, che avrebbe dovuto prendere il via nelle scorse ore, è stato rinviato dalla Gip del Tribunale di Napoli, Donatella Bove, a causa di difetti di notifica degli atti.

L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, guidata dal procuratore Vincenzo Ranieri, vede coinvolti gli imputati Nicola Annibale, Angelo Compagnone, Luigi Cirillo, Nunzio Clarelli, Giuseppe D’Ausilio, Massimo Diana, Mario Maisto, Emilio Mazzarella, Oreste Reccia, Marco Simonetti, Salvatore Venosa, Umberto Venosa e Francesco Vitolo.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo era diretto da Salvatore Venosa fino al suo arresto, per poi passare sotto il controllo del suo plenipotenziario, Oreste Reccia. Agli imputati viene contestata la partecipazione all’associazione camorristica operante nei comuni dell’hinterland aversano, con l’obiettivo di controllare attività economiche, condizionare le amministrazioni pubbliche, gestire appalti e reinvestire i proventi illeciti. Sono inoltre contestati specifici episodi di tentata estorsione ai danni di imprenditori attivi nell’agro Aversano commessi – secondo l’accusa – facendo leva sulla forza intimidatoria del clan.

Nella richiesta di rinvio a giudizio, la DDA delinea una struttura organizzata. Salvatore Venosa e Oreste Reccia sono indicati come i vertici, Emilio Mazzarella come il referente per Aversa, mentre Mario Maisto e Giuseppe D’Ausilio come referenti per Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa. Gli altri imputati sono ritenuti esecutori materiali.

A difenderli, un collegio di avvocati del foro campano. Per Nicola Annibale l’avvocato Carlo De Stavola; Angelo Compagnone è assistito dagli avvocati Rachele Merola e Giuseppe Tessitore; per Luigi Cirillo gli avvocati Gaetano Laiso e Giovanni Cantelli; Nunzio Clarelli dall’avvocato Alfonso Quarto; Giuseppe D’Ausilio dall’avvocato Raffaele Griffo; Massimo Diana dall’avvocato Domenico Della Gatta; Mario Maisto dall’avvocato Amalia Caliendo; Emilio Mazzarella dall’avvocato Giovanni Pizzo; Oreste Reccia dall’avvocato Paolo Caterino; Marco Simonetti dall’avvocato Pasquale Diana; Salvatore Venosa nuovamente dall’avvocato Giuseppe Tessitore; Umberto Venosa dall’avvocato Giuseppina De Rosa; infine, Francesco Vitolo dall’avvocato Mirella Baldascino.


L’accusa si basa su un corpo di prove che include le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (tra cui gli stessi Umberto e Salvatore Venosa, e Angolo Compagnone), un’estesa attività di intercettazioni telefoniche e le denunce degli imprenditori presunti vittime. Il rinvio al 2 febbraio, disposto per garantire la regolare notifica degli atti, segna il prossimo passo verso l’apertura del dibattimento, a meno che non vengano presentate richieste di patteggiamento.