AVERSA. Rissa tra studentesse e non solo. Alla partita “del cuore” ragazzo derubato pure delle scarpe
21 Dicembre 2025 - 12:00
Nonostante il costo ridotto dei biglietti, rimangono dubbi su come siano stati spesi i soldi, sollevando la necessità di una maggiore trasparenza da parte degli organizzatori. IN CALCE ALL’ARTICOLO LA LOCANDINA DELL’EVENTO
AVERSA (Federica Borrelli) – Non è stata solo la rissa delle tre studentesse dell’alberghiero Drengot all’esterno dello stadio Bisceglia a macchiare la cosiddetta “partita del cuore” organizzata da alcuni istituti superiori del territorio: a rendere ancora più amaro il bilancio dell’iniziativa è ora la notizia di un furto avvenuto all’interno degli spogliatoi del palazzetto sportivo di Aversa.
Un ragazzo dell’Istituto professionale Enrico Mattei, sceso in campo per giocare, al termine dell’incontro non ha infatti più ritrovato le sue scarpe. Un episodio che, sommato all’assenza di controlli e alla violenza tra giovanissimi consumatasi in via Enrico Caruso, potrebbe far riflettere i rappresentanti d’istituto, nonché promotori dell’evento, e i dirigenti delle scuole coinvolte – che hanno avallato l’indipendenza dell’iniziativa – su nuovi interrogativi in merito alla gestione della “partita solidale”.
La denuncia del furto arriva direttamente dalla madre del ragazzo derubato, la quale inizialmente si è rivolta alla presidenza dell’istituto senza ottenere risposte soddisfacenti. Successivamente, ha espresso il suo disappunto sui social, commentando il primo articolo da noi pubblicato sulla vicenda.
Una situazione che rimette nuovamente in luce l’assenza di controllo durante l’intera manifestazione, non avendo presenziato né gli insegnanti degli alunni che hanno partecipato alla visione della partita né le forze dell’ordine a vigilare, con molti genitori degli studenti coinvolti – quelli degli istituti Enrico Mattei, Carlo Andreozzi, Niccolò Jommelli e Rainulfo Drengot – che stanno ora valutando se permettere ai propri figli di partecipare in futuro a iniziative simili, del tutto autonome, considerando che molti dei partecipanti erano minorenni.
Altra nota dolente rimane ancora l’opacità dell’iniziativa. Dalla locandina promossa dai rappresentanti d’istituto non emerge quale sia l’ente beneficio – semmai lo spirito dell’iniziativa fosse stato solidale – che è stato supportato tramite l’evento.
Per quanto riguarda la somma raccolta, sappiamo che è servita a pagare il fitto del campo (in gestione ai privati) e il dj set che intrattenuto i ragazzi durante la quadrangolare di calcio, ma i giovani organizzatori non hanno ancora chiarito quale sia il restante pezzo dell’incasso a favore dell’associazione di beneficenza.
Il biglietto per accedere al match è comunque costato 3 euro, e sicuramente, nell’insieme, l’importo complessivo è stato significativo. Data la somma raccolta, gli organizzatori, per evitare strumentalizzazioni, devono fare chiarezza su come siano stati gestiti questi fondi.
Quella di lunedì 15 dicembre rimane tuttavia una brutta pagina, in cui lo spirito di qualsiasi buonsenso legato all’iniziativa è passato in secondo piano, travolto da un’escalation di brutte azioni. Alcune sono state subito sotto i riflettori, come la zuffa tra tre adolescenti immortalata in un video che ha fatto il giro dei social, altre sono emerse più tardi.
Il rischio è che una vicenda simile non sia un caso unico, però neanche definibile quale sintomo di una deriva giovanile. Sicuramente, la situazione poteva essere arginata con il giusto supporto degli adulti. Un supporto che deve avvenire non solo in casa, ma anche a scuola.

