IL NOME. Chiede il reddito di cittadinanza, ma “si dimentica” di essere stato condannato a 10 anni per CAMORRA
22 Dicembre 2025 - 09:00
La Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Salvatore Ammutinato e conferma la condanna di un anno e otto mesi di reclusione. Nel 2012, dopo un periodo di latitanza, fu arrestato e condannato a dieci anni per associazione mafiosa connessa al gruppo Schiavone
CASAL DI PRINCIPE (a.c.) – La settima Sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal presidente Andrea Gentili con relatore Giorgianni Giovanni, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’avvocato di Salvatore Ammutinato, 53enne di Casal di Principe che era stato condannato dal Gip di Napoli ad un anno e otto mesi di reclusione nel giugno del 2022 per indebita percezione del reddito di cittadinanza. A gennaio la Corte d’Appello aveva confermato la condanna.
Ammutinato non è di certo un volto nuovo per la giustizia italiana e non lo è per reati ben più gravi dell’indebita percezione del reddito. Anzi, proprio questa questione ruota attorno ad una storia precedente che lo vede quale storico membro del Clan dei Casalesi nei primi anni ’00 e ’10, da sempre fedelissimo al gruppo Schiavone. Ammutinato, scappato e per diverso tempo latitante, venne arrestato e condannato a 10 anni di reclusione nel 2012 per associazione mafiosa, nello specifico per reati commessi a fine anni ’90 di carattere estorsivo, sempre per conto del Clan.
Ma tornando alla vicenda presente, il Gip di Napoli aveva condannato l’ex esponente del gruppo Schiavone in quanto la legge vieta il beneficio del reddito a chi ha subìto una condanna definitiva grave. Nella sentenza veniva stabilito che l’uomo aveva omesso volontariamente la vicenda giudiziaria precedente al fine di intascare i soldi previsti dal reddito di cittadinanza.
Il ricorso da lui presentato si basava sui motivi di dolo. Ammutinato afferma di non aver agito in maniera subdola, o di aver tralasciato volontariamente la menzione della condanna per associazione mafiosa, ma di averlo fatto per una semplice questione di errore o ignoranza in materia giuridica per la quale non poteva sapere di poter riscuotere la somma.
Secondo la Corte Suprema di Cassazione l’errore o ignoranza in materia penale non esclude il dolo, quindi l’esclusione della condanna in maniera consapevole, in quanto la normativa non è né oscura, né criptica e non lascia spazio ad interpretazioni secondarie.
Inoltre ad Ammutinato non è stata riconosciuta nemmeno una delle attenuanti generiche, ma è stata anzi sottolineata la sua indole trasgressiva e indifferente al rispetto delle regole, soprattutto considerando il precedente reato di associazione mafiosa. Per questi motivi la Cassazione ha giudicato il ricorso come inammissibile, confermando perciò la precedente condanna di un anno e otto mesi e obbligando l’uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3000 alla Cassa delle Ammende.
