Il killer dei Casalesi, il pentimento “inutile” e i permessi negati: in tribunale vince (per ora) l’ergastolano del clan

5 Gennaio 2026 - 16:30

CASERTA – La Corte di Cassazione ha stabilito che il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha sbagliato a negare la possibilità di ottenere dei permessi premio a un ergastolano del clan dei Casalesi. Si tratta di Daniele Corvino, detto ‘Specchiato’, condannato all’ergastolo per mafia e omicidi.

Nel 2016, Corvino aveva cercato di collaborare con la giustizia, confessando alcuni suoi delitti. Tuttavia, la Procura antimafia non accettò le sue dichiarazioni, ritenendole inutili perché già note o non verificabili. Per questo, il Tribunale di Sorveglianza negò a Corvino il diritto di chiedere i permessi premio, anche se esiste l’istituto della “collaborazione impossibile”, cioè quando un detenuto è disposto a collaborare ma la giustizia rifiuta le sue dichiarazioni.

Il Tribunale disse che Corvino non poteva usufruire di questo beneficio perché non aveva chiarito alcuni particolari minori dei reati per i quali era già condannato, come l’identità di tutti i complici. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il giudice doveva valutare solo se, per i reati per cui Corvino è in carcere, una collaborazione fosse effettivamente impossibile (perché la Procura l’aveva rifiutata). Non poteva invece chiedergli di chiarire altri fatti non ancora accertati. Ora il caso torna al Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che dovrà riesaminarlo con queste nuove indicazioni.