I NOMI. Chiedevano il pizzo nei cantieri per conto della camorra.
10 Gennaio 2026 - 12:10
Racket nei cantieri tra Sant’Antimo e Sant’Arpino: Cassazione annulla con rinvio le condanne per due imputati
SANT’ANTIMO/SANT’ARPINO (a.c.) – Svolta giudiziaria nella vicenda delle presunte estorsioni ai danni di imprenditori edili tra Sant’Antimo e Sant’Arpino. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 41850/2025 depositata dopo l’udienza del 12 dicembre 2025, ha annullato con rinvio le condanne pronunciate nei confronti di Antonio Perfetto e Nicola Russo, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso di Mario D’Isidoro, confermandone in via definitiva la responsabilità penale.
Il procedimento trae origine da un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su una serie di cinque tentate estorsioni aggravate, commesse il 12 settembre 2023 in altrettanti cantieri edili nel territorio di Sant’Arpino. Secondo l’accusa, gli imputati, agendo in concorso e con modalità ritenute riconducibili al metodo mafioso, avrebbero intimidito imprenditori e operai chiedendo somme di denaro non quantificate, evocando l’appartenenza a clan camorristici operanti tra Sant’Antimo e i comuni limitrofi.
In primo grado, il giudice per le indagini preliminari aveva assolto Perfetto e Russo per insufficienza di prove, ritenendo non certa la loro identificazione nei soggetti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza. La Corte di appello di Napoli aveva successivamente ribaltato l’assoluzione, condannando entrambi sulla base del riconoscimento operato dalla polizia giudiziaria e del rinvenimento di capi di abbigliamento ritenuti compatibili con quelli indossati dagli estorsori.
La Cassazione ha però censurato la motivazione della Corte di appello, giudicandola insufficiente e contraddittoria, in particolare per quanto riguarda l’identificazione degli imputati a fronte della scarsa qualità delle immagini video, già ritenuta inidonea dal RIS di Roma a consentire un confronto antroposomatico attendibile. Secondo i giudici di legittimità, il ribaltamento della sentenza assolutoria avrebbe richiesto una motivazione “rafforzata”, che non è stata adeguatamente fornita.
Diversa la posizione di Mario D’Isidoro. Per lui la Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo certa l’identificazione grazie a elementi oggettivi, tra cui tatuaggi ben visibili nei filmati e riscontrati sul corpo dell’imputato, nonché il ritrovamento di scarpe compatibili con quelle utilizzate durante le azioni estorsive. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
La sentenza dispone dunque un nuovo giudizio di appello per Perfetto e Russo, limitatamente alla valutazione della loro responsabilità penale. Resta confermata, invece, la ricostruzione complessiva del contesto criminale, caratterizzato da pressioni estorsive esercitate nei cantieri edili in un’area ad alta densità camorristica.
