Ucciso a coltellate a 14 anni, assolto l’unico di imputato. La madre della vittima ai giudici: “Vergognatevi”
14 Gennaio 2026 - 10:19
La quarta sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto Veneziano con formula piena perché il fatto non sussiste, accogliendo così la richiesta di assoluzione della Procura generale per la quale sussisteva la legittima difesa
SAN CIPRIANO D’AVERSA – Nessun colpevole per l’omicidio di Emanuele Di Caterino, il ragazzo di appena 14 anni ucciso a coltellate durante una lite tra giovanissimi ad Aversa il 7 aprile 2013. La quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli ha assolto, con formula piena, l’unico imputato, Agostino Veneziano, oggi 29enne, ponendo fine a una vicenda giudiziaria durata oltre dieci anni.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, Veneziano avrebbe agito per legittima difesa. Una tesi sostenuta dalla Procura ma fortemente contestata dai legali di parte civile, che hanno ribadito come Emanuele fosse stato colpito alla schiena, un elemento che, a loro avviso, escluderebbe la legittima difesa.
Alla lettura del dispositivo era presente in aula la madre della vittima, Amalia Iorio, che ha reagito con parole cariche di dolore e rabbia. “Avete assolto un assassino, questa non è legge, vergognatevi”, ha urlato la donna subito dopo la sentenza. Poi, rivolgendosi alla difesa dell’imputato, ha aggiunto: “Anche voi vi dovete vergognare, avete difeso un assassino. Con le sue mani ha fatto un omicidio e quattro tentati omicidi”.
Il procedimento giudiziario è stato lungo e complesso. In primo grado Agostino Veneziano era stato condannato a 13 anni di carcere, pena poi ridotta a 10 anni in appello. Nel 2023 la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza con rinvio. Un nuovo processo di secondo grado si era concluso con una condanna a 8 anni, ma anche quel verdetto è stato cancellato nel 2024. I giudici ermellini avevano, infatti, chiesto un approfondimento più puntuale sulla sussistenza della legittima difesa.
Proprio su questo punto si concentra la profonda distanza tra la decisione finale dei giudici e la posizione della famiglia di Emanuele, che non ha mai smesso di chiedere giustizia per la morte del ragazzo.
