IL NOME. Uomo del clan dei Casalesi chiede sconto di pena ai giudici per l’omicidio davanti al negozio: LA SENTENZA

20 Gennaio 2026 - 09:22

CASERTA – La Cassazione ha respinto il ricorso di Oreste Spagnuolo, uomo storico del clan dei Casalesi, che chiedeva di unire la sua condanna per un omicidio del 1999 alle precedenti condanne per reati di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che l’uccisione, pur essendo un delitto di mafia, non faceva parte del progetto criminale originale al momento della sua affiliazione al sodalizio.

Spagnuolo, 46 anni, era già stato condannato in via definitiva per una serie di reati commessi per il clan fino al 2005 (associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga). In un processo separato, era stato poi riconosciuto colpevole dell’omicidio di Francesco Mangano, commesso a Castel Volturno il 15 ottobre 1999, delitto aggravato dalla premeditazione e finalità mafiose.

La difesa dell’uomo aveva chiesto alla Corte di Cassazione di considerare l’omicidio come parte dello stesso “pacchetto” criminale (ovvero la continuazione) degli altri reati, sostenendo che tutto rientrasse in un unico disegno delittuoso iniziato con l’ingresso nell’organizzazione.

I giudici della Prima Sezione Penale hanno invece confermato la decisione della Corte d’Appello di Napoli. Hanno spiegato che l’omicidio di Mangano – ucciso perché ritenuto infedele per aver avviato attività con un clan rivale – fu una reazione a un evento specifico e imprevedibile, decisa a stretto giro. Non era, quindi, un’azione già “in programma” o prevedibile nel momento in cui Spagnuolo aderì ai Casalesi.

Per gli inquirenti, Setola avrebbe sparato su volontà di Luigi Santoro, uno dei massimi esponenti del gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi, deceduto qualche anno fa. Spagnuolo, invece, aveva avuto il compito di intercettare e segnalare la presenza di Magnano. La vittima, detto Il Siciliano per le sue origini, fu ammazzato con quattro colpi di pistola fuori ad un negozio di frutta e verdura di Castel Volturno.

La Cassazione ha chiarito che il semplice fatto di appartenere a un’organizzazione mafiosa non significa che ogni reato futuro commesso dal singolo sia automaticamente collegato a tutti i precedenti. Per la legge, serve la prova di un progetto unitario. L’omicidio, pur grave e premeditato nel suo esecuzione, è stato giudicato estraneo al disegno criminale originario.