APPALTI TRUCCATI ALL’OSPEDALE DI CASERTA. La Cassazione dice no al risarcimento per l’ex ingegnere dell’Asl
1 Febbraio 2026 - 10:30
L’ex ingegnere dell’Asl di Caserta, coinvolto nell’inchiesta sulla gara pilotata per la manutenzione degli ascensori, era stato assolto nel processo penale ma aveva chiesto un risarcimento per ingiusta detenzione
CASERTA – CASERTA – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Umberto Signoriello, ex ingegnere dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, contro Ministero dell’economia e delle Finanze avverso l’ordinanza del 08/05/2025 della Corte d’appello di Napoli, con il quale chiedeva un risarcimento per ingiusta detenzione dopo aver trascorso 19 giorni agli arresti domiciliari tra gennaio e febbraio 2015.
Signoriello era stato coinvolto in un’indagine su una gara pubblica per la gestione e manutenzione degli impianti elevatori dell’ospedale, ritenuta dagli investigatori alterata per favorire l’imprenditore Giuseppe Porpora, con il coinvolgimento dell’exdirettore generale dell’azienda, Francesco Bottino; Giuseppe Gasparin, ex direttore amministrativo ed ex sindaco di Caserta, il consigliere regionale Pdl Angelo Polverino. Fra questi anche l’ingegnere Bartolomeo Festa,direttore dell’Unità operativa complessa di Ingegneria ospedaliera.
All’epoca dei fatti, Signoriello era indagato per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e abuso d’ufficio, con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo l’accusa, il bando di gara sarebbe stato “cucito su misura” per garantire l’aggiudicazione alla società di Giuseppe Porpora, limitando la concorrenza.
Secondo l’accusa regista della vicenda era Michele Zagaria, che “riusciva a controllare e a gestire, in regime di assoluto monopolio, lavori e concessione di appalti o servizi”
Il ruolo dell’ingegnere
Le intercettazioni hanno collocato Signoriello nelle riunioni chiave in cui venivano stabiliti i requisiti tecnici ed economici della gara.
Pur non essendo il decisore finale, i giudici hanno ritenuto che abbia fornito un contributo tecnico consapevole, mettendo le proprie competenze al servizio di un meccanismo illecito e contribuendo a rendere formalmente credibile un bando manipolato.
Nel processo penale, Signoriello era stato assolto con formula “per non aver commesso il fatto”, ma la Cassazione ha ribadito che l’assoluzione non garantisce automaticamente il diritto al risarcimento.
Secondo la Corte, il suo comportamento è stato gravemente colposo, sia per la collaborazione tecnica alla gara alterata, sia per il mendacio durante l’interrogatorio del 28 gennaio 2015, quando avrebbe minimizzato la propria presenza nelle conversazioni intercettate.
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile, perché fondato su una diversa interpretazione delle prove, non consentita in Cassazione.
Oltre alla perdita del risarcimento, Signoriello è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
