Nella vicenda della presunta (e non dimostrata) MAZZETTA da 30MILA euro all’assessore, salta fuori anche il nome dell’ex sindaco Brancaccio (non indagato). LA STORIA del cambio di destinazione del complesso edilizio del Laghetto
2 Febbraio 2026 - 17:32
Sarebbe stato proprio Brancaccio a suggerire a Massimo Landolfo il nome di Tonino Russo. In ballo, in un primo momento, c’erano 130 mila euro. Secondo Russo (solo) 100mila e non come tangente ma per i lavori per rendere abitabili gli immobili, di cui Russo non si occupava come assessore ma come consigliere di un professionista da lui indicato. Poi, le pretese si sono abbassate…
ORTA DI ATELLA – Un affare immobiliare nato per fare cassa, una rete di contatti politici, soldi che cambiano cifra e significato a seconda di chi parla. È questo l’intreccio che sta dietro l’indagine della Guardia di Finanza che ha coinvolto Tonino Russo, ex assessore all’Urbanistica di Orta di Atella, arrestato e poi rimesso in libertà dal gip Agostino Nigro del tribunale di Napoli Nord, in quanto secondo il giudice non ci sarebbe alcun grave indizio che renda certo, o quasi certo, che la consegna del danaro da parte dell’imprenditore di Orta di Atella fosse dovuta ad una tangente e non ad un pagamento di una parcella professionale.
Tutto ruota attorno a un complesso edilizio di via Astragata, nella zona Laghetto. Trentacinque unità immobiliari acquistate nel 2023 all’asta fallimentare dalla Real Estate Management Srl, società collegata a Massimo Landolfo, l’imprenditore che oggi accusa Russo. L’idea era semplice e molto redditizia: trasformare immobili nati come non residenziali in vere e proprie abitazioni, aumentando il valore dell’investimento. Naturalmente questo doveva essere concretizzato attraverso una modifica dello strumento regolatore vigente con cambio di destinazione d’uso dell’area.
Il percorso, però, si inceppa quasi subito. Sull’operazione intervengono i carabinieri e nell’aprile 2024 scatta il sequestro del complesso. La vicenda giudiziaria si trascina per mesi, fino all’archiviazione decisa nell’ottobre 2025.Era già arrivato, invece, il dissequestro il 4 luglio dello stesso anno.
Nel frattempo, entra in scena la politica, come sempre è quasi successo nel passato remoto e in quello più prossimo dalle parti di Orta di Atella.
Secondo la ricostruzione della Procura di Aversa-Napoli Nord, prima ancora del dissequestro, ossia nel giugno scorso Mario Landolfo, padre di Massimo, è stato avvicinato da Biagio Tessitore per una possibile operazione immobiliare. Durante un incontro tra i due, i Landolfo avrebbero incontrato casualmente (e ti pareva) l’ex sindaco Angelo Brancaccio, che non risulta indagato. Questi, li avrebbe invitati nella sua struttura ricettiva e, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe indicato proprio in Tonino Russo la persona in grado di “dare una mano”, lasciando al suo interlocutore nome e numero dell’assessore all’urbanistica su un foglietto.
Dopo il dissequestro, il Comune ha chiesto alla società di riportare le unità alla destinazione d’uso originaria, da abitazioni a uffici. Ed è proprio in questa fase che sarebbero partiti i contatti diretti tra Landolfo e Russo, che avrebbe proposto un tecnico di sua fiducia per seguire la pratica. Russo, ascoltato, non ha negato di avere rapporti con questo tecnico ma ha aggiunto che si tratta di un professionista con il quale anche suo figlio collabora.
Ci avviciniamo ai giorni nostri. La Real Estate tenta di riaprire il gioco riguardante la cruciale della destinazione d’uso dell’area, da uffici ad abitazioni di residenza. Attraverso il mediatore dell’affare Tessitore, anche lui rilasciato dal gip del Tribunale di Aversa dopo essere stato arrestato assieme a Russo, i Landolfo avrebbero ripreso pienamente il contatto con Russo. A questo punto si crea la divergenza tra la tesi del denunciante Massimo Landolfo e quella dell’indagato, vale a dire l’assessore all’Urbanistica. Secondo l’imprenditore, l’assessore avrebbe chiesto 130mila euro per favorire il cambio di destinazione d’uso. Russo ridimensiona la cifra, parlando di circa 100mila euro, e respinge l’idea della tangente: per lui si trattava del costo di lavori e interventi necessari a rendere abitabili gli immobili. Per Landolfo, invece, quei soldi servivano a “far tacere” resistenze e opposizioni.
Le cifre, col tempo, si assottigliano. Si passa prima a 40mila euro, poi a 30mila. Con i prezzi che diventano più modici si riduce anche l’attività dell’operazione speculativa: dalle 35 unità immobiliari in ballo all’inizio si passa alle sole 4 unità immobiliari da modificare da uso uffici ad abitazioni. A quel punto Massimo Landolfo decide di rivolgersi alla Guardia di Finanza, consegnando registrazioni audio degli incontri avuti con Russo e Tessitore.
Scatta così la consegna controllata. I finanzieri segnano e fotocopiano le banconote, 22.500 euro in contanti, che vengono portate nello studio dell’assessore. Subito dopo arriva il blitz delle fiamme gialle e un arresto ai domiciliari dove Russo e Tessitore erano stati ridotti per ordine della Procura di Aversa-Napoli Nord. Il fermo però non viene tramutato, con la convalida, in ordinanza del giudice, limitativa della libertà dell’assessore Russo e del mediatore Biagio Tessitore.
L’ipotesi formulata dalla procura per la quale Russo rimane indagato è quella di concussione, ai sensi dell’articolo 317 del codice penale. Un reato che avrebbe compiuto in concorso, art.110 del codice penale, con Biagio Tessitore. a questo punto bisognerà vedere se il sostituto procuratore, titolare dell’indagine proporrà ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli.
