Zannini, in galera o no, poco ci interessa: va eradicato dalla politica come il virus del colera. Leggete quest’altro folle elenco di richieste fatte all’Asl trattata come una garçonnière

3 Febbraio 2026 - 19:55

Ah come ci sarebbe piaciuto stare al posto di Blasotti per metterlo alla porta a calci nel sedere. E invece era diventato come una sorta di “miracolone” da Santuario a cui professionisti senza dignità e valori si rivolgevano per farsi accompagnare davanti a chi decideva

CASERTA (g.g.) – Apparecchiamo un discorso per assurdo. Per assurdo perché uno come Vincenzo De Luca non avrebbe mai nominato direttore generale dell’Asl di Caserta uno come il sottoscritto. Impossibile per inaffidabilità genetica. Però mettiamo che, durante una riunione della giunta regionale, De Luca fosse ubriaco e mi avesse nominato.

Negli ultimi giorni abbiamo dato conto dei comportamenti avuti da Giovanni Zannini al cospetto di colui che la massima carica dell’Asl casertana l’ha ricoperta non nella fantasia, ma sul serio, ossia Amedeo Blasotti. Francamente, oggi credevamo di incrociare una narrazione diversa, con qualche elemento più attinente alle dinamiche politiche connesse alla strategia messa a punto dal mondragonese per far fuori Enzo Iodice dalla poltrona di direttore sanitario. Ciò perché di cause di questo effetto ritenevamo di averne già raccontate tante. E invece no.

Il solito foglio denso di appunti brandito come una sciabola arrogante da Zannini sotto al naso di Blasotti: la dottoressa Di Stasio, che opera in qualità di farmacista presso l’ospedale “Melorio” di Santa Maria C.V., si è scocciata del lavoro che fa e chiede a Blasotti “di poter essere inserita in qualche gruppo di lavoro e in qualche attività a livello centrale”. La Di Stasio è presente in carne e ossa nell’ufficio, ma non da sola, bensì accompagnata da Zannini, che la signora ha individuato come il santo protettore che le può far ritornare il sorriso della motivazione professionale.

Altro giro, altra corsa. Zannini quel giorno ha letteralmente invaso la sala d’attesa dell’Asl. Sostituzione: esce la signora Di Stasio, entra la signora Galluccio, ma sempre col mondragonese presente. E mo’, che altro vuole questa qua? Galluccio chiede a Blasotti notizie in merito alla specialistica ambulatoriale. Non per sport, ma per capire quale potesse essere il suo destino, dato che era presente in due graduatorie di merito (in particolare: per la branca della psicologia era decima, al limite della top ten, mentre per quella della psicoterapia è lo stesso Blasotti a comunicarle che è terza e che la farà contattare dal dottor Frascaria, che si occupa di tali vicende).

A questo punto Zannini riesce a rincoglionire anche quelli che ascoltano e vedono questi dialoghi dalla sala delle intercettazioni: indica un’ulteriore richiesta riguardante qualcuno che è interessato all’acquisizione di una Struttura Complessa, ovvero all’acquisizione di un ruolo dirigenziale massimo. In tale occasione Blasotti spiega a Zannini che senza un’esperienza quinquennale nel settore nessuno avrebbe potuto raggiungere il livello dirigenziale.

Seconda parte del racconto odierno. Stavolta il sottoscritto si sostituisce al direttore amministrativo Giuseppe Tarantino. Con grande garbo Zannini, non sappiamo se perché ha appreso dallo stesso Tarantino che ha scoperto l’esistenza dei dispositivi di intercettazione audio-video che si trovano installati negli uffici, lo sradica dalla sua sedia e se lo porta fuori. Della serie: obbedisci e silenzio.

Qui l’intercettatore va totalmente in panne e riesce solo a intuire dal linguaggio criptico dei due interlocutori che Zannini ha chiesto, pardon, ordinato, che qualcuno dell’Asl non faccia più qualcosa. Ossequioso e diligente, il direttore annota su un foglio.

Quanta gente può contenere la sala d’attesa antistante quella dei direttori dell’Asl nell’orrenda sede che fa angolo tra via Unità d’Italia e corso Trieste? Tanta, o probabilmente era stata creata un’area ad hoc solo per i clientes di Zannini.

Eh beh, una variazione sul tema con modifica del format degli attori di questa infinita soap opera delle raccomandazioni e delle forzature procedurali: stavolta Zannini porta al cospetto di Tarantino non una, ma due persone, un marito e una moglie. Della serie questa sì che è politica per la famiglia. La donna fa una richiesta di stabilizzazione, rendendo più solido il suo posto nel comparto Arpac. Nel corso del dialogo Tarantino, pur facendo presente il fatto che la vicenda non è di facile risoluzione, si impegna, in accordo con Zannini, a far sì che la donna, in varie fasi, riesca entro il successivo mese di luglio a iniziare la procedura per la sua stabilizzazione.

Ora il gioco parte seriamente, con tanto di sceneggiatura: quel giorno, se un De Luca ubriaco avesse nominato il sottoscritto, Zannini avrebbe fatto tutte le scale a capriole. Un calcio nel sedere: “Ma vai a rubare le galline a Mondragone! Ma hai preso l’Asl, la pubblica amministrazione, la res publica per il pisciatoio di casa tua? Ma come ti permetti, esci fuori”.

Zannini sa bene, conoscendomi, che sarebbe andata esattamente così, ma sa bene anche che non avrebbe mai corso il rischio di trovare uno del mio genere al posto di due del suo genere, ossia Blasotti e Tarantino.

Questi sono abituati a trascorrere l’intera giornata a fare marchette con i politici. L’hanno fatto per larga parte della loro vita, che, con molta approssimazione, definiamo professionale.

In queste 20 pagine che siamo riusciti a leggere e commentare dal giorno in cui è diventata pubblica la richiesta di arresto per il consigliere regionale di De Luca – perché qui, e lo dice uno che ai berlusconiani nulla ha mai risparmiato, Forza Italia non c’entra proprio nulla – abbiamo incrociato almeno una quindicina, ma forse più, di richieste inoltrate con tonalità spavalde tipiche di chi sa di poter pretendere.

Sempre ragionando per assurdo sulla designazione etilica di De Luca, dopo averlo buttato giù dalle scale mi sarei messo in macchina e avrei chiesto di essere ricevuto dal governatore, raccontandogli per filo e per segno l’ossessiva scansione di richieste bulimicamente imbarazzanti di favori che non appartiene alla sfera di un’espressione finanche intensa, quasi sconfinata, di politica politicante clientelare.

Qui siamo fuori dal campo del fisiologico, anche di quello già minato dal morbo della malapolitica, e siamo dentro al patologico. E se qualcuno ritiene che tutto ciò che abbiamo scritto negli ultimi giorni sia una normale rappresentazione della peggiore politica meridionale, ma nulla più, allora significa parlare senza esperienza e senza cervello, perché uno non può andare ogni tre giorni all’Asl trasformandola in una sorta di garçonnière, in un irresistibile crescendo di pretese.

Ma siccome Blasotti è Blasotti, Tarantino è Tarantino, siccome all’ex Consorzio Idrico Di Biasio è Di Biasio, alla Provincia Magliocca è stato Magliocca e ora Colombiano è Colombiano, siccome alla Gisec Vincenzo Caterino è Caterino, siccome al Consorzio di Bonifica Sannio Alifano Della Rocca è Della Rocca, e potremmo proseguire ancora a lungo, l’approccio patologico, frutto di una “guerra in testa” di difficile codificazione scientifica, ha creato un meccanismo che ha fatto di Zannini una sorta di attrazione di un pellegrinaggio diabolico. Non la Madonna di Lourdes, ma il superbullo di Mondragone.

E quante Galluccio ci sono state in questi anni, quante Di Stasio, quante coppie di coniugi, quante Luana Sergi, quante Barbara Sciascia. Ma finanche personaggi nati, vissuti e pasciuti nella vasca puzzolente, mefitica, di una politica che invade tutto e che distrugge quelli che dovrebbero essere i valori fondanti di una comunità che cresce, di una civiltà che evolve, partendo dalla meritocrazia, non sono riusciti a resistere all’assedio ossessivo di questo qua.

Per cui un Blasotti che per 13 anni, o forse 14, ha dominato l’Asl di Caserta prima da direttore amministrativo e poi da dg, non è riuscito a tenere il ritmo di uno a cui a un certo punto, nel caso del dipendente misterioso che voleva diventare dirigente, ha dovuto segnalare: Eh no, c’è una legge conosciuta quasi come il primo articolo della Costituzione, che non permette a nessuno di diventare dirigente di un ente pubblico se non ha maturato almeno cinque anni di esperienza in incarichi direttivi. Manco questo sapeva Zannini. L’ossessione patologica lo porta dunque a esigere che 1+1 faccia 3 perché lo dice lui.

Finalino: ma ritenete che sia troppo roboante, teatrale, quel titolo che abbiamo fatto nell’ultimo articolo dedicato al racconto di questa giostra impazzita, di questa maionese fatta con le uova guaste di Carnevale, che ha centrifugato centinaia e centinaia di richieste, creando le condizioni, non legate a una particolare abilità politica di Zannini, bensì a un sistema che ha assecondato questa autentica pazzia dei 32mila voti di preferenza raccolti alle ultime regionali?

Quando abbiamo scritto che, al di là di quelli che saranno gli esiti delle varie procedure giudiziarie, quella cautelare oggi in corso ai sensi della legge Nordio e che porterà Zannini domattina, mercoledì 4 febbraio, a ritrovarsi davanti al gip del Tribunale di Santa Maria C.V., Daniela Vecchiarelli, che dovrà decidere se accogliere in pieno o in parte oppure, di converso, non accogliere la richiesta di arresto formulata dalla Procura della Repubblica, al di là di questi esiti a cui seguiranno sicuramente altre fasi fino ad arrivare a un processo che sicuramente si farà, noi avvertiamo il dovere di rivolgerci, magari sapendo che si tratta dell’1%, del 2%, del 5% della popolazione casertana, agli uomini e alle donne di buona volontà affinché operino per realizzare un’azione doverosa, la quale diventa a nostro avviso metafora di una questione cruciale di tipo virologico e immunologico.

Zannini va eradicato dalla politica casertana come si fa con il colera, come si fa con i virus più pericolosi. Qui non è in ballo un processo civile riguardante una persona in quanto tale, ma un caso senza precedenti, come abbiamo sempre scritto negli ultimi anni, pur non avendo letto allora quello che abbiamo letto in queste carte giudiziarie che a noi non sorprendono.

Combattere, non per costituire il paese dei balocchi, che non esiste e non esisterà, perché il genere umano ha i suoi difetti che trascendono dal cammino dei tempi e dentro ai tempi diventano immanenti, ma almeno eliminiamo questa autentica follia che, francamente, Caserta, con tutti i problemi che ha da decenni, non può più sopportare, in quanto rispetto a quei problemi costituirebbe il colpo di grazia.