Zannini, ma se ti senti innocente perché te la sei fatta addosso e non hai accettato di rispondere alle domande del Gip preferendo la comodità della dichiarazione spontanea?

4 Febbraio 2026 - 17:34

Niente interrogatorio di garanzia, ma solo una mezz’oretta di scontate dichiarazioni. Ora il Gip si prenderà qualche giorno per decidere. Ribadiamo la nostra posizione: non ci frega nulla di questo primo esito giudiziario. Per quello che abbiamo raccontato in questi anni e letto nella richiesta dei pm, Zannini non è un problema di fazione politica, non è dentro una vicenda di uso politico della giustizia. È un caso eccezionale, unico nel suo genere, che gli uomini e le donne di buona volontà, anche se costituiscono una piccola minoranza al cospetto delle donne di facili costumi, delle talpe presenti nelle forze dell’ordine, della Procura delle cittadinanze onorarie risvegliatasi solo e forse troppo tardi con l’arrivo del nuovo titolare, dei maiali metaforici e di quelli veri regalati da un sindaco di Zannini per comprare i voti a Castel Volturno, devono portare avanti per etica e coscienza. Magari non sarà sufficiente per eradicare questo virus dalla politica casertana, ma abbiamo l’obbligo di provarci senza se e senza ma

CASERTA – Uno che è sicuro della sua innocenza non ha alcun problema a farsi interrogare da un giudice, tanto più su argomenti scoperti che ha potuto apprendere grazie alla Legge Nordio dalla richiesta di applicazione della misura cautelare di arresto in carcere nei suoi confronti.
Giusto per fare un esempio, nelle tante occasioni in cui il sottoscritto è comparso da imputato davanti a un magistrato per il terrificante reato di diffamazione a mezzo stampa, non ha mai utilizzato lo strumento delle dichiarazioni spontanee, ma ha sempre accettato, nel 100% dei casi, di farsi interrogare in contraddittorio dal pm, dall’avvocato della parte lesa, cioè del querelante, e anche dallo stesso magistrato giudicante.

Giusto o sbagliato che fosse, ciò ha rappresentato una scelta frutto della piena consapevolezza di non aver commesso alcun reato.

Per cui Zannini, se era, come lui dice, a posto con la sua coscienza, avrebbe dovuto accettare l’interrogatorio di garanzia ad opera del Gip Daniela Vecchiarelli, chiamata a decidere sulla richiesta cautelare dei pm. Ha scelto invece di parlare solo lui, con una lunga dichiarazione spontanea in cui ovviamente ha detto che è innocente, che la gita a Capri in barca l’ha pagata di tasca sua, quando abbiamo visto bene che ciò è avvenuto solo quando lui ha avuto piena contezza del fatto che i Carabinieri avevano scoperto che quel viaggio era stato organizzato e finanziato da Luigi e Paolo Griffo, gli imprenditori del caseificio di Cancello e Arnone che avevano bisogno di ottenere un documento che dimostrasse ad Invitalia che avevano in mano un finanziamento per i lavori di ampliamento della loro attività commerciale, la non obbligatorietà della Vinca, cioè della valutazione di incidenza ambientale, che la Regione Campania, nonostante le pressioni di Zannini, non aveva voluto rilasciare non perché riteneva che non ce ne fosse bisogno, ma perché non c’erano i requisiti.

Zannini a quel punto aveva addirittura scomodato una commissione ambientale del Comune di Castello del Matese, andando a smuovere le montagne con tanto di consigli comunali convocati a ridosso di Ferragosto, fino ad arrivare a una dichiarazione di non assoggettabilità dei lavori dei Griffo alla Vinca.

Attenzione: le fasi successive, dentro le quali sono entrate anche le difese degli indagati, possono anche aver dimostrato che effettivamente la Vinca non fosse necessaria, ma questa non era la percezione dei Griffo e di Zannini, visto che altrimenti gli imprenditori di Spinosa Spa avrebbero presentato la loro documentazione ad Invitalia senza andare a scomodare la commissione ambientale di Castello del Matese. Ci sembra dunque appropriata la mossa della Procura di contestare a Zannini l’articolo 318 c.p., una particolare tipologia di corruzione legata a un abuso della propria funzione di consigliere regionale per cogliere un obiettivo rispetto al quale è stato definito un corrispettivo nell’accordo corruttivo tra i due imprenditori e il politico.

Ma al di là del fatto che, non avendo considerato il Gip Vecchiarelli esistenti le ragioni per convocare anche il dirigente della Regione Antonio Postiglione, si sia creata una condizione di difficile dimostrazione del fatto che Zannini abbia compiuto anche il reato di concussione in concorso ai danni del dg Asl Enzo Iodice, al di là di tutto Zannini ha dimostrato la sua poca consistenza culturale e anche giuridica – e questo fa specie, dato che si tratta di un avvocato penalista – nel momento in cui ha scelto di dire cose scontate proclamandosi innocente davanti al Gip, di depositare note difensive non accettando il contraddittorio con il giudice che non costituisce un problema, ripetiamo, per chi si sente a posto con la propria coscienza e automaticamente non teme nessun tipo di domanda.

Noi vogliamo ribadire la nostra posizione: può darsi anche che Zannini riesca a scappare alle maglie della giustizia, può darsi che di qui a un po’ di tempo possa essere anche assolto per insufficienza di prove in un processo cui dovrà sicuramente sottoporsi, ma ciò che è granitico è il contenuto del racconto che si dipana all’interno delle 200 pagine della richiesta dei pm, i quali snocciolano intercettazioni da cui esce fuori un politico che solamente in un posto profondamente arretrato, dove, com’è successo per il suo amico del cuore di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, si comprano i voti regalando maiali, può attecchire e creare consenso.

Solo in un posto in cui lo straccionismo della prebenda, della preghiera, della genuflessione davanti a un politico che non ha nemmeno la capacità di sostenere un interrogatorio ha potuto far nascere una sorta di mito diabolico. Questo è il vero tema, non la discriminante giudiziaria; di questo siamo felici, perché finalmente in atti giudiziari è venuto fuori quello che noi abbiamo scritto per anni e anni.

Poi, se oggi la Procura di Santa Maria Capua Vetere, dopo anni e anni in cui si è girata dall’altra parte, dopo il tempo dei procuratori cittadini onorari di Mondragone, dopo il tempo raccontato ai magistrati da Marcello De Rosa, che ha messo a verbale che Giorgio Magliocca gli disse che lui aveva stretto forti amicizie in ambito giudiziario (CLICCA E LEGGI), ha incontrato fortissime difficoltà in un’indagine costellata di donne di facili costumi, talpe nelle forze dell’ordine (come racconta di nuovo De Rosa, parlando di un carabiniere di cui gli aveva parlato ancora Magliocca) e di maiali metaforici e non, questo per noi non fa testo, perché per noi la questione è sempre stata di ordine politico.

Per noi Zannini è un mister X divenuto quintessenza di tutto il malaffare, uno stimolatore dei peggiori sentimenti di una comunità. Anche se siamo e rimarremo una minoranza, abbiamo il dovere, lo ripetiamo per la terza volta, di combattere finché ci rimarrà un grammo di vita per eradicare questa malattia dal tessuto politico e sociale della provincia di Caserta.