LA RICHIESTA DI ARRESTO A ZANNINI. La montagna di balle scritte dal consigliere regionale nella sua memoria difensiva, anche negando l’evidenza. Le donazioni e le cifre che transitano dal suo conto corrente a quelli dei figli e alla postepay della moglie
9 Febbraio 2026 - 13:46
Continuiamo il nostro percorso di analisi all’interno di un’accusa di corruzione che a noi appare densa di evidenze e di indizi di colpevolezza. Poi, si sa, questo è un momento di grande difficoltà per chi esercita l’azione penale. Noi abbiamo sempre affermato che i casi Zannini e Magliocca sono completamente estranei ed esterni a qualsiasi questione riguardante il dibattito politico sul referendum o sul presunto uso politico della magistratura. Il direttore di questo giornale è un liberale e un garantista, ma un liberale e un garantista, proprio perché tale, non può negare l’evidenza
CASERTA (G.G.) – Un indagato, e ancor di più un imputato, ha tutto il diritto di raccontare all’autorità giudiziaria tutte le balle che desidera. Non è un caso che davanti a un tribunale, nel corso di un dibattimento processuale, a giurare siano solo i testimoni e non certo gli imputati.
Da parte sua, il titolare dell’azione penale, ovvero il pm, ha tutto il diritto di smascherare l’indagato o l’imputato, mettendo in luce eventuali bugie. Per questo motivo non vi è alcun reato aggiuntivo contestabile a Zannini per quanto ha scritto o fatto scrivere nella memoria difensiva predisposta dopo la perquisizione subita all’inizio di ottobre 2024. Come si suol dire, è il gioco delle parti e dunque l’indagato, mai come in questo caso potenzialmente imputato, gioca la sua partita pescando a piene mani nella dispensa delle bugie che, va detto per inciso, quando devono essere inventate da un politico assumono una veste ancora più sfacciata, con cui si tenta di negare persino l’evidenza.
Gita a Capri sullo yacht Camilla, di proprietà della famiglia Rurgo, imparentata con l’imprenditore Paolo Griffo, essendo quest’ultimo sposato con la figlia di uno degli armatori. Nella memoria difensiva Zannini afferma che il suo interessamento alla vicenda sarebbe stato limitato e privo di esiti.
Nella sua memoria, Zannini scrive infatti, piuttosto clamorosamente a nostro avviso, di aver profuso, relativamente alla questione che premeva alla Spinosa dei Griffo, un “(peraltro infruttuoso prima ancora che legittimo) impegno di studio”, protrattosi fino al 27 luglio e tradottosi in un sereno e pacato confronto con gli uffici della Regione Campania.
Successivamente a tale data, Zannini asserisce di essersi totalmente disinteressato della vicenda. Ancora più clamorosamente, scrive di una “totale assenza di intervento ovvero di contatti concreti con tutti i soggetti interessati ed attivi nella vicenda tra ottobre e dicembre 2023”, riferendosi ai Griffo, ai loro consulenti tecnici e ai componenti stessi della Commissione Vinca del Comune di Castello del Matese.
A parte il fatto che la dottoressa Brancaccio della Regione Campania ha dichiarato esattamente il contrario circa il tono e il clima della conversazione avuta con Zannini, che non sarebbe stata né pacata né serena, ma segnata da atteggiamenti arroganti e aggressivi da parte del consigliere. Tuttavia, questo elemento, nel complesso, non è neppure quello di maggiore rilievo.
Zannini, infatti, sostiene che non vi sia stata alcuna intesa per l’utilizzo gratuito dei sontuosi servizi dello yacht Camilla. Anche su questo punto i pm della Procura utilizzano l’aggettivo “clamoroso” per qualificare i fatti e le parole impiegate dal consigliere regionale nella memoria difensiva, così come già rilevato da CasertaCE: “Per smentire in modo clamoroso quanto sopra riportato è sufficiente richiamare tutto quanto sopra rappresentato circa lo spasmodico interessamento di ZANNINI dopo lo ‘scontro’ avuto in Regione con la dirigente dell’Ufficio Vinca”.
Si tratta, infatti, di una balla clamorosa quella che individua nel 27 luglio la linea di confine dell’interessamento di Zannini alla vicenda del caseificio e della Vinca. I pm fanno notare che ben oltre tale data, precisamente nei primi giorni di agosto 2023, Zannini incontrava il sindaco di Castello del Matese, Salvatore Montone, e i suoi tecnici per discutere proprio della vicenda, avvertendoli che a breve avrebbero ricevuto la visita del tecnico del Comune di Cancello ed Arnone. Non solo: dalle indagini emerge che, nei primi giorni di settembre, Zannini si premurava di contattare Antonio Montone, ex sindaco di Castello del Matese, ben consapevole dell’influenza di quest’ultimo presso la Commissione Ambiente.
L’interazione tra Zannini e Montone è costante e non è un caso che agosto 2023 sia il mese in cui si muovono molte situazioni e in cui Montone sollecita Liberato Marra, componente anziano della Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese, per velocizzare i tempi. L’impulso di Zannini su Montone attiva l’incontro tra Marra e i Griffo, finalizzato a ottenere la non assoggettabilità alla Vinca, unica strada percorribile dal momento che i lavori erano già stati eseguiti. Era dunque impossibile, come aveva spiegato la Brancaccio a Zannini, mettendosi le mani nei capelli, concedere una Vinca postuma, ossia con i lavori già in fase di ultimazione e con l’obiettivo di ottenere milioni di euro da Invitalia, secondo una logica che pretende che la lettera A venga dopo la B e il numero 1 dopo il numero 2.
In sostanza, prima si realizzano i lavori e poi si chiede il finanziamento che dovrebbe invece precederli e giustificarli.
Un’ulteriore prova — e ci risiamo — clamorosa della balla scritta da Zannini nella sua memoria difensiva è rappresentata dalla cena del 7 settembre 2023, quando, con la pratica di Castello del Matese ormai in dirittura d’arrivo, Zannini si trova a Capotavola a una cena di festeggiamento alla quale partecipano il sindaco Montone e Paolo Griffo.
Durante quella cena Zannini si duole di quelle che definisce le lamentele della moglie. Dal contesto emerge chiaramente che tali lamentele riguardano il fatto che Zannini fosse sempre impegnato e dedicasse poco tempo alla famiglia. È a questo punto che Paolo Griffo coglie la palla al balzo e propone una gita a Capri in yacht, idea che probabilmente gli viene in mente anche in ragione del suo rapporto di parentela come genero di un armatore.
È francamente inverosimile pensare che un imprenditore proponga, come fosse un’agenzia di viaggi, un’escursione su una superbarca di lusso del valore di circa 6.000 euro. È evidente che si tratti di un regalo, che si concretizza quasi immediatamente, tre giorni dopo, il 10 settembre.
Zannini scende da quella barca, vede i Carabinieri e afferma in modo disordinato che nella sua mente non vi fosse l’idea di non pagare, sostenendo di voler versare il corrispettivo. Riesce persino a costruire una dilazione che, secondo quanto stabilito dai pm e dai Carabinieri del Reparto Investigativo di Aversa, non aveva alcuna ragion d’essere, vista la significativa disponibilità economica di cui Zannini disponeva, pur svuotando sistematicamente il proprio conto corrente attraverso donazioni ai figli e alla moglie Margherita, che arrivano a una consistenza di oltre 116.000 euro.
L’accertamento svolto ha infatti smentito le dichiarazioni del consigliere regionale, evidenziando come egli disponesse di un’ingente liquidità che, nell’arco di circa tre anni, ha sistematicamente redistribuito sui conti correnti dei familiari conviventi mediante numerose donazioni, senza che ciò abbia inciso sulla sua complessiva agiatezza economica. Ne consegue che il consigliere avrebbe potuto agevolmente sostenere le spese contestate attingendo alle disponibilità della moglie e dei figli, conti che egli stesso alimentava con regolarità.
Nel trimestre 30 giugno – 30 settembre 2023, comprensivo del periodo in cui il consigliere ha partecipato con la famiglia all’escursione in yacht a Capri, il conto corrente intestato a Giovanni Zannini presentava un saldo finale di appena 1.894,26 euro, a fronte di accrediti complessivi per 26.365,50 euro e addebiti per 28.747,10 euro. La voce principale di spesa è rappresentata dalle donazioni ai figli Alessandro e Michele, pari a 21.000 euro nel solo 2023 (di cui 16.000 euro già versati entro l’8 settembre 2023), effettuate con causale esplicita “donazione”. Al netto di tali trasferimenti, Zannini avrebbe potuto onorare senza difficoltà il pagamento dell’escursione. È inoltre significativo che in data 2 ottobre 2023, anziché versare una quota dell’asserita dilazione di pagamento mai riscontrata, abbia effettuato un’ulteriore donazione di 1.000 euro ai figli.
Per lo stesso trimestre è stata analizzata anche la posizione bancaria della moglie, Margherita Palmieri, anch’ella ospite a bordo dello yacht. Il suo conto corrente presentava una disponibilità di 116.375,23 euro al 30 giugno 2023, a fronte di uscite complessive pari a soli 2.332,78 euro nei tre mesi successivi. Tale disponibilità risulta in larga parte alimentata da bonifici provenienti dal conto del consigliere: tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2021, Zannini ha versato sul conto della moglie 78.000 euro, sempre con causale “donazione”.
A ciò si aggiunge che Zannini percepisce canoni di locazione per circa 1.700 euro mensili, come emerge dall’ultima dichiarazione dei redditi, somme che fino ad agosto 2023 confluivano sulla carta Postepay Evolution intestata alla moglie, estinta il 2 agosto 2023. La stessa Palmieri risulta inoltre titolare di un regolare stipendio da insegnante.
Questo ragionamento si salda con quanto già evidenziato in un nostro precedente articolo dedicato al reato di corruzione, nel quale abbiamo riportato le parole chiare di Paolo Griffo e di suo suocero circa l’intesa secondo cui sarebbe stato il primo a farsi carico dei costi della dispendiosissima gita.
Zannini non ha mai fatto cenno alla volontà di pagare tra il 7 e il 10 settembre, né alla partenza, quando è fatto pacifico, nelle dinamiche consolidate del rapporto tra armatori e clienti, che l’escursione venga saldata in anticipo. Solo la vista dei Carabinieri dà avvio a questa sorta di sceneggiata.
