I PRIMI NOMI. Il business milionario del servizio 118 all’ASL CASERTA e non solo. Indagati imprenditori delle ambulanze

18 Febbraio 2026 - 10:34

CASERTA – Era chiaro e ne avevamo parlato già da tempo. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha ormai da tempo messo sotto la sua lente d’ingrandimento trasporto sanitario e delle ambulanze in Campania. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa e dal Nas di Caserta, ci sarebbero presunte irregolarità negli appalti per il servizio di emergenza urgenza del 118 e per i cosiddetti trasporti secondari, quelli che portano i pazienti da un ospedale all’altro o dalle loro case alle strutture sanitarie.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alcune associazioni e società di volontariato (sic!) che operano nel settore delle ambulanze avrebbero messo in piedi un vero e proprio cartello, con l’obiettivo di spartirsi i vari appalti banditi dalle aziende sanitarie campane, tra cui l’Asl di Caserta, la Napoli 2 Nord e la Napoli 3 Sud.

Una specie di cartello, con i titolari delle varie confraternite e ODV che avrebbero concordato in anticipo chi dovesse aggiudicarsi quali lotti e quali postazioni, evitando di farsi concorrenza e invadere i territori degli altri, in modo tale da presentare offerte con ribassi più contenuti e guadagnare di più.

Gli investigatori hanno individuato alcuni presunti leader di questo meccanismo. Si tratta di Pietro Manna, della Confraternita di Misericordia di Caivano, Stefano Riccardi, della Misericordia di Casoria, Domenico Vinciguerra, della Croce del Sud, e Francesco Sansone, di San Gennaro Soccorso. Attorno a loro, secondo l’impostazione accusatoria, ruoterebbe una serie di altri soggetti, compresi dipendenti e funzionari delle Asl, che avrebbero avuto un ruolo nel sistema di spartizione. Chiaramente questi sono i nomi dei soggetti indagati, non certo imputati o condannati in via definitiva. Per avere un quadro definitivo delle imputazioni mosse dalla procura guidata da Pierpaolo Bruni ci vorrà ancora del tempo, non molto a nostro avviso.

A dare corpo alle ipotesi degli inquirenti sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che avrebbero catturato dialoghi significativi tra i protagonisti della vicenda. In una conversazione, ad esempio, Stefano Riccardi parla con Rosaria Napoli, dell’Associazione Vivamente di Cicciano, e insieme discutono di postazioni già “assegnate” e della necessità di fare “shopping”, cioè di acquistare mezzi da impiegare nel servizio. Un passaggio che gli investigatori collegano ai requisiti richiesti dai bandi, che impongono di possedere le ambulanze già al momento della presentazione dell’offerta, indicando targa, anno di immatricolazione e chilometraggio. Le frasi captate lascerebbero intendere che tra ciò che veniva dichiarato e la reale disponibilità dei veicoli potesse esserci una discordanza.