Trovano tesori archeologici nel giardino di casa e ora vogliono i soldi dal Ministero. La sentenza del giudice: “dovete pagarli”

21 Giugno 2026 - 11:30

La decisione rappresenta un precedente significativo per tutti i proprietari di terreni interessati da ritrovamenti archeologici, riaffermando il diritto dei cittadini a ottenere una risposta dall’amministrazione e la corretta applicazione delle norme che prevedono un premio economico

CASERTACE STA PER CAMBIARE PER SEMPRE: TE LO SPIEGA IL DIRETTORE GIANLUIGI GUARINO – CLICCA E GUARDA IL VIDEO

CASERTA – Importante pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania in materia di ritrovamenti archeologici. I giudici della Settima Sezione del Tar hanno accolto il ricorso presentato da due cittadini, proprietari di un terreno nel casertano sul quale erano stati rinvenuti reperti archeologici nel corso di indagini disposte dalla Soprintendenza nell’ambito di una pratica di condono edilizio.

La vicenda nasce da una richiesta di integrazione relativa a un permesso di costruire in sanatoria. Su prescrizione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, nel 2021 furono eseguiti saggi archeologici all’interno della proprietà privata, durante i quali vennero portati alla luce diversi reperti di interesse storico.

Dopo il ritrovamento, i proprietari avevano presentato nel settembre 2025 un’istanza al Ministero della Cultura e alla Soprintendenza per ottenere la determinazione del premio previsto dagli articoli 92 e 93 del Codice dei Beni Culturali, chiedendo la stima dei reperti rinvenuti e la conseguente quantificazione dell’indennità spettante. Nonostante un successivo sollecito, dall’amministrazione non era arrivata alcuna risposta.

Da qui il ricorso al Tar Campania per contestare il silenzio dell’amministrazione.

Nella sentenza, i giudici amministrativi hanno ribadito che il Ministero della Cultura è tenuto ad avviare e concludere il procedimento per la determinazione del premio di ritrovamento, procedendo preliminarmente alla stima dei beni archeologici rinvenuti. Secondo il Tar, l’amministrazione aveva l’obbligo di rispondere all’istanza dei ricorrenti con un provvedimento espresso.

Per questo motivo il Tribunale ha accolto il ricorso e ordinato al Ministero della Cultura e alla Soprintendenza competente di pronunciarsi entro 60 giorni dalla notifica o comunicazione della sentenza. Oltre all’obbligo di provvedere, il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, quantificate in 1.500 euro oltre accessori di legge.