Delitto Mollicone, novità: Tersigni ai giudici: «Tuzi in confidenza mi disse che vide Serena entrare in caserma»

19 Febbraio 2026 - 17:31

Il luogotenente ascoltato per la prima volta sulle rivelazioni del brigadiere: dopo la confessione era risollevato, come se si fosse tolto un peso

TEANO / ARCE (Elio Zanni) – Delitto e processo Mollicone, sconvolgenti novità fresche di Tribunale: le confidenze del brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi fatte al suo superiore, Gabriele Tersigni (finora non ammesse per questioni procedurali) sono entrate nel processo.

L’udienza di ieri, 18 febbraio 2026, viene descritta anche da tutti i cronisti di giudiziari presenti, come: carica di attese, legate proprio a questi dettagli; mai emersi prima in aula.

Dettagli, parole, confessioni, che il carabiniere Tuzi sembrerebbe aver “affidato” a Tersigni (suo diretto superiore in Caserma ad Arce) prima di essere trovato senza vita.

Confidenze rese da Tuzi a Tersigni durante quel periodo complesso legato alle dichiarazioni fatte – e poi ritrattate – sull’ingresso di Serena in caserma.

È il cuore pulsante dell’impianto accusatorio, il tassello su cui si gioca il destino del processo d’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone: la caserma di Arce come scena del crimine e quella porta, contro cui la ragazza sarebbe stata scaraventata dopo una lite, come arma del delitto.

Un castello di indizi che torna sotto la lente dei giudici dopo le assoluzioni in primo e secondo grado dei Mottola – l’ex maresciallo Franco, il figlio Marco e la moglie Anna Maria – annullate con rinvio dalla Cassazione. In questo scenario, la deposizione del luogotenente in pensione Tersigni che potrebbe assume il peso di una prova spartiacque.

Superiore di Santino Tuzi all’epoca del trasferimento a Fontana Liri, Tersigni è comparso in aula per dare voce alle confidenze raccolte dal brigadiere, figura tragica e centrale dell’intera vicenda, morto suicida nell’aprile del 2008 dopo aver rivelato e poi ritrattato la presenza di Serena in caserma.

Proprio l’ammissibilità di questa testimonianza era stata per anni terreno di uno scontro giuridico infuocato tra accusa e difesa, risolto infine dai giudici ermellini che ne hanno autorizzato l’ascolto. Davanti alla Corte, in un’aula carica di tensione dove tra gli imputati sedeva solo l’ex maresciallo Franco, Tersigni ha ricostruito i contorni di un Tuzi che è andato a definire «turbato», «spaurito», quasi schiacciato da un segreto inconfessabile.

Due i momenti chiave: il 29 marzo e il 10 aprile del 2008. Nel primo incontro, il brigadiere avrebbe riferito dell’ingresso di una ragazza tra le 10.30 e le 11 del primo giugno 2001, descrivendone con precisione «borsa e libri», ma senza darle un nome. Solo nel secondo colloquio, dopo aver visto una foto, Tuzi sarebbe crollato: «Era Serena Mollicone…», avrebbe confessato a Tersigni, apparendo subito dopo – dice sempre Tesigni «Più morto che vivo», ma allo stesso tempo «risollevato, come se si fosse tolto un peso».

I dettagli forniti dal teste si addentrano nei meccanismi interni di quella mattina in caserma. Tuzi avrebbe raccontato che, mentre Serena varcava l’ingresso, una voce maschile dall’interfono dell’alloggio del comandante lo avvisava del suo arrivo, ordinandogli di farla salire. Poco dopo, l’ingresso di Franco Mottola che si sarebbe diretto proprio verso quegli appartamenti privati. Tersigni ha poi precisato che il brigadiere non avrebbe mai fatto parola di quell’incontro con il collega Suprano, mentre su Quatrale – altro militare finito sotto inchiesta – Tuzi sarebbe stato categorico: «era in ufficio e non aveva visto la ragazza passare».