B&B a luci rosse sotto sequestro, la Cassazione dispone un processo bis
25 Febbraio 2026 - 12:44
La struttura ricettiva, operativa 24 ore su 24, era da tempo monitorata dagli investigatori anche in seguito alle numerose segnalazioni dei residenti
MACERATA CAMPANIA – Nuovo giudizio per stabilire le sorti del bed & breakfast di via Cristoforo Colombo, a Macerata Campania, finito sotto sequestro dopo un’operazione dei carabinieri che aveva fatto emergere un presunto giro di prostituzione transessuale e sudamericana.
A stabilirlo è stata la Terza Sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Giovanni Liberati, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla titolare e dal gestore della struttura contro l’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Quest’ultimo aveva respinto l’istanza di riesame confermando il decreto di sequestro preventivo dell’appartamento.
Il blitz dei carabinieri della stazione di Macerata, nell’agosto 2025, aveva portato all’identificazione di diversi clienti e di alcune persone dedite alla prostituzione. La struttura ricettiva, operativa 24 ore su 24, era da tempo monitorata dagli investigatori anche in seguito alle numerose segnalazioni dei residenti, preoccupati per il continuo via vai e per episodi ritenuti sospetti.
Nel ricorso per Cassazione, la difesa ha contestato l’erronea applicazione della fattispecie di favoreggiamento della prostituzione, sostenendo l’assenza di quel “quid pluris” richiesto dalla giurisprudenza rispetto alla semplice locazione di stanze. Secondo i legali, il tribunale del riesame avrebbe ritenuto integrato il reato sulla base della mera concessione in uso delle camere del B&B, senza individuare ulteriori condotte idonee a rappresentare un concreto ausilio all’attività di meretricio, come ad esempio attività pubblicitarie, fornitura di profilattici o gestione diretta degli incontri.
A parere della Suprema Corte, il ricorso è fondato. Nell’ordinanza impugnata, infatti, non sarebbe stata indicata alcuna prestazione accessoria riconducibile agli indagati, se non il semplice fatto di aver consentito l’utilizzo di locali chiusi, circostanza ritenuta di per sé insufficiente a configurare il favoreggiamento.
Per questo motivo, la Cassazione ha annullato il provvedimento con rinvio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che dovrà riesaminare la vicenda attenendosi ai principi indicati dalla Corte.
