Bar e sala slot e un appartamento nel cuore di AVERSA: sono del clan Picca. CONFISCATI DAL GIUDICE. ECCO DOVE SI TROVANO
2 Marzo 2026 - 15:00
TEVEROLA – Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Antonio Baldassarre, ha messo i sigilli ai profitti illeciti del clan Picca, la cosca egemone nell’area tra Teverola e Carinaro. Con la sentenza di condanna emessa il 20 febbraio scorso al termine del giudizio abbreviato, il GIP ha disposto la confisca di un patrimonio mobiliare e immobiliare del valore di circa un milione e mezzo di euro, ritenuto la diretta prosecuzione degli affari sporchi del gruppo: estorsioni, traffico di droga e usura.
Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, la cosca aveva messo in piedi un vero e proprio sistema di investimenti per ripulire i proventi delle attività criminali. A occuparsi della parte finanziaria, oltre al boss Aldo Picca, condannato a diciotto anni, sarebbe stato in particolare Michele Vinciguerra, pena a 10 anni, ritenuto dagli inquirenti un uomo chiave del clan, incaricato di gestire le estorsioni ai commercianti e di garantire protezione ai pusher attivi nel traffico di stupefacenti.
Vinciguerra, secondo l’accusa, avrebbe reinvestito almeno 150mila euro in attività commerciali del centro di Aversa. In società con Adele Marino, avrebbe acquistato un appartamento in via Filippo Turati. Ma il grosso degli investimenti sarebbe confluito nel settore della ristorazione e del gioco: prima l’acquisizione dell’El Pampero S.r.l.s., con annesso bar e tavola calda in viale Europa, poi l’ingresso nella Malu Caffè S.r.l.s., che controllava una sala giochi con centro scommesse nella stessa zona.
Il giudice ha ordinato la confisca di tutte le quote sociali e dei beni aziendali riconducibili a queste società, che ora passano nelle mani dello Stato. Stessa sorte per l’appartamento di via Turati. Ma non solo. Secondo le indagini, anche il boss Aldo Picca avrebbe investito parte dei guadagni illeciti in mattoni: per lui il GIP ha disposto la confisca di un’abitazione e di un box auto situati a Teverola, in via Dietro Corte. Un patrimonio costruito, secondo l’accusa, sulle estorsioni a imprenditori e commercianti e sullo spaccio di droga.
