CONCORSI. Il caso delle risposte strane nel quiz. Due candidate casertane “fatte fuori” portano le carte in tribunale
3 Marzo 2026 - 09:54
CASERTA – Un concorso pubblico da 2.600 posti al Ministero della Giustizia, una prova a quiz e due risposte “sbagliate” che hanno fatto la differenza. Finisce davanti al Tar del Lazio la storia di M. e L., due candidate originarie della nostra provincia rimaste fuori per un soffio: alla prova scritta hanno preso rispettivamente 20 e 20,75, ma la soglia di idoneità era fissata a 21. Un punto, qualche decimale, e il posto sfumava.
Così le due hanno deciso di fare ricorso, sostenendo che due dei quiz che avevano sbagliato, in realtà, erano stati valutati male dalla commissione. Il primo: “Individuare, tra i seguenti, un sinonimo di ‘propedeutico’”. Le opzioni: a) scolastico; b) introduttivo; c) preliminare. Per loro la risposta giusta era una, per la commissione un’altra. Il secondo quiz era più istituzionale: “In base alla Costituzione italiana, i magistrati: a) sono al servizio esclusivo del popolo; b) non sono al servizio di nessuno; c) sono al servizio esclusivo della Nazione”. Anche qui, opinioni diverse.
Il Tar del Lazio, chiamato a decidere, ha fatto una constatazione: sul primo quesito, il Ministero aveva già corretto il tiro in autotutela, aumentando il punteggio. Quindi, su quello, la questione era chiusa. Sul secondo, invece, i giudici hanno dato ragione all’amministrazione. La risposta giusta era la c), “sono al servizio esclusivo della Nazione”, come si legge all’articolo 98 della Costituzione. Quella scelta dalle ricorrenti, la a), era sbagliata.
Ma poco importa: con il punteggio recuperato grazie al primo quesito, entrambe hanno superato la fatidica soglia del 21. Il ricorso è stato parzialmente accolto, e ora le due candidate possono ritenersi idonee. Le spese del processo sono state compensate, visto che ognuna delle parti ha avuto ragione su un punto.
