DI NUOVO IL FAMIGERATO PARCO FABER DELLE PRESUNTE MAZZETTE AL SINDACO MARRANDINO. L’appalto da quasi 2 MILIONI parte con una grave irregolarità

3 Marzo 2026 - 13:23

Dopo la vicenda che ha coinvolto il comune di Mondragone la scorsa settimana torniamo a rivedere nomi conosciuti e, anche stavolta, qualcosa non torna. Il Parco Faber torna al centro delle polemiche e vi spieghiamo il perché. Attenzione: non ve lo diciamo mica noi, ma la legge

CASTEL VOLTURNO (a.c.) – Può capitare che qualcuno commetta un errore, d’altronde errare è umano. Ma come potete capire dove sta per terminare la frase, perseverare è diabolico. Specialmente se si sceglie di continuare nell’errore in situazioni in cui il margine di irregolarità deve necessariamente lo zero.

La gara è stata affidata alla centrale di committenza Asmel che, ahinoi, è stata al centro di storie giudiziarie, seppur mai nessun soggetto della società sia stato indagato, in cui funzionari dei comuni avrebbero alterato procedure di gara che sono passate per le maglie dell’Asmel, vedi caso Cappello a Calvi Risorta e quello di Caserta, l’appalto rifiuti da 116 milioni di euro, vicenda per cui Carlo Marino, ex sindaco, si trova sotto processo. Una stazione appaltante su cui anche l’autorità anticorruzione ha sollevato pesanti dubbi rispetto i requisiti di legge per essere qualificata come società in house e, di conseguenza, la sua iscrizione come centrale di committenza, ruolo avuto in questa gara d’appalto.

1 MILIONE E 773 MILA EURO PASSATI PER L’ASMEL

Ad inizio articolo facevamo riferimento ad un errore. Ovviamente, ci sembra il caso di introdurre prima la vicenda. Con determina e successivo avviso di esito di gara, datati rispettivamente 24 e 25 febbraio 2026, il comune di Castel Volturno ha ufficializzato l’affidamento dei lavori di ” Rigenerazione urbana mediante intervento di recupero/riutilizzo e riconversione di beni confiscati alla criminalità organizzata inseriti nel nucleo urbano denominato “Parco Faber”, finalizzata al superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura “, per un importo totale di 1 milione e 773.606,02 euro al Consorzio stabile Soledil, con sede legale a Qualiano e responsabile legale Luigi Di Nardo. La società si è accaparrata la gestione dei lavori grazie all’offerta con il maggior ribasso, pari al 10%, portando la somma lavori a disposizione a euro 1.599.580,16.

Questo è esattamente il caso di Castel Volturno, città che negli ultimi tempi non vive di certo tra arcobaleni e tramonti, a causa della vicenda che coinvolge il sindaco Pasquale Marrandino, “quadri-indagato” per reati che vanno dalla corruzione al voto di scambio, legate anche alle vicende che negli ultimi giorni hanno attanagliato la figura del consigliere regionale Giovanni Zannini. Ma questa è un’altra storia che, se avete letto il nostro giornale, o qualsiasi altro quotidiano già solo nelle scorse ore, sapete già.

ANCORA SOLEDIL, ANCORA PROBLEMI DI “COMUNICAZIONE”

Il Consorzio Soledil non è una faccia nuova per CasertaCe, se proprio vogliamo dirla tutta neanche un po’, dato che vi abbiamo dato una bella rinfrescata di memoria sulle loro generalità la scorsa settimana, quando vi abbiamo raccontato dei lavori di adeguamento sismico della scuola De Amicis e della Casa Comunale a Mondragone, gestiti proprio dalla società di Di Nardo.

Allora, però, riscontrammo un problema, un’irregolarità, che non gravava tanto sulla gara in sé, ma su ciò che riguardava la comunicazione da parte dell’Ente (clicca e leggi). Nella determina in cui si specificava la vittoria dell’appalto (in solitaria), infatti, non era specificato il nome della società appartenente al consorzio che, ricordiamo, comprende ben 19 società quasi tutte situate nella zona dell’agro aversano o dell’alto napoletano.

Adesso, con i lavori al Parco Faber, viviamo un bel deja vù. Anzi, se proprio vogliamo essere onesti non è neanche un ricordo così soddisfacente dato che di tempo ne è passato, almeno secondo noi, troppo poco. Utilizzando la formula matematica “c.v.d.“, anche in questo caso emerge il nome del consorzio stabile Soledil, ma nessun nome della ditta aggiudicataria, in nessun documento, né per quanto concerne l’amministrazione trasparente del comune di Castel Volturno, né tramite ricerca autonoma dei documenti di gara, come era nel caso di quanto accaduto a Mondragone.

IL RISPETTO DEL CODICE APPALTI E L’ATTENZIONE SUL PARCO FABER DELLA PROCURA

Ricordiamo ai nostri lettori, ma soprattutto all’amministrazione comunale di Castel Volturno, e ancor più in particolare al RUP Saverio Diana e al responsabile Gennaro Campoli che riprendendo quanto previsto all’articolo 48 del vecchio Codice del 2016, questo prevede che “in sede di offerta sono specificate le categorie di lavori o le parti del servizio o della fornitura che saranno eseguite dai singoli operatori economici riuniti o consorziati, con l’impegno di questi a realizzarle (art. 68)”.

Non è proprio una sciocchezza e vi spieghiamo ora il perché: le vicende del Parco Faber, su cui ne sono state dette “peste e corna”, coinvolgono anche l’inchiesta giudiziaria che grava sulla testa del primo cittadino Pasquale Marrandino, accusato, insieme all’ingegnere di Cancello ed Arnone Daniele De Caprio, di aver stretto un “accordo corruttivo”, citando le parole dei Pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone. E analizzando date e riferimenti, noi abbiamo trovato un incarico a De Caprio per un collaudo al Parco Faber, mentre i pm citano direttamente quest’affidamento al professionista nell’ordinanza di sequestro richiesta e ottenuta dal gip. Non stiamo a spiegare nel dettaglio la vicenda specifica che potete leggere e recuperare cliccando qui.

In più, come avete potuto capire dalle ultime righe, e dall’inizio di questo articolo, Pasquale Marrandino non è nel periodo più sereno della sua vita, viste le pendenti inchieste giudiziarie.

In una situazione così delicata, ci chiediamo perché, all’Asmel prima, e al comune di Castel Volturno poi si scelga di non seguire i principi sulla trasparenza delle aggiudicazioni, presenti nel codice Appalti, ovvero non specificare il nome della società aggiudicataria di un appalto da oltre 1 milione e mezzo per un’area che è stata già citata, seppur incidentalmente, nell’inchiesta per le presunte “mazzette”.

Ci si aspetterebbe perciò una maggiore attenzione, maggiore chiarezza, specie in momenti così delicati e, invece, dobbiamo rimproverare al comune di Marrandino errori che risultano quasi essere grossolani, dato il momento storico in cui l’intera politica cittadina si trova in equilibrio precario.