La procura vuole sequestrare la casa del cognato del ras della droga: LA DECISIONE DEL GIUDICE

6 Marzo 2026 - 16:08

SAN FELICE A CANCELLO – Nessun nuovo sequestro per Angelo Barbarino. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione, nell’udienza del 4 marzo 2026, ha confermato il rigetto della proposta avanzata dalla Procura nei confronti del 52enne di San Felice a Cancello, difeso dall’avvocato Orlando Sgambati. L’unico bene nella sua disponibilità – un appartamento – era già stato confiscato in un precedente procedimento penale.

La vicenda giudiziaria di Barbarino è lunga e complessa. L’uomo, cognato del ras Raffaele Piscitelli, leader di tante cose nell’area di San Felice a Cancello, era finito in manette nell’agosto del 2011 per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, reato per il quale era stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi di reclusione nel dicembre 2012. Ma il capitolo più pesante della sua fedina penale risale al 2013, quando fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di una maxi-inchiesta della Dda di Napoli per associazione finalizzata al traffico di droga n. Per quei fatti, accertati a partire dal 2011 in provincia di Caserta, Barbarino venne condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione con sentenza del GIP di Napoli del febbraio 2014, pena poi confermata in Appello nel marzo 2016 e divenuta definitiva nel gennaio 2018.

Sulla base di questi precedenti, la Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva avanzato una proposta di misura di prevenzione patrimoniale, chiedendo il sequestro di un immobile che risultava nella disponibilità di Barbarino. Si trattava di un appartamento sito a San Felice a Cancello, formalmente intestato alla moglie.

Secondo gli investigatori del Comando Provinciale di Caserta, che avevano condotto le indagini patrimoniali, il valore dell’immobile risultava “oggettivamente sproporzionato” rispetto alla capacità reddituale del nucleo familiare di Barbarino, facendo quindi ritenere che fosse stato acquistato con proventi di attività illecite.

Il Tribunale, chiamato a valutare la richiesta, ha disposto ulteriori accertamenti. E qui è emerso un fatto dirimente: quell’appartamento era già stato sequestrato e poi confiscato. Nel marzo 2013, infatti, il GIP di Napoli aveva emesso un decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. nell’ambito del procedimento penale a carico di Barbarino per associazione a delinquere. E la confisca era poi diventata definitiva con la sentenza di condanna del 2014.

Insomma, il bene non era più nella disponibilità del proposto e non poteva essere nuovamente aggredito con una misura di prevenzione. Gli ulteriori accertamenti patrimoniali non hanno rilevato altri beni sopravvenuti né anomalie di sorta. Con decreto depositato il 22 gennaio 2026, il Tribunale aveva già respinto la proposta della Procura per “inconsistenza dei profili patrimoniali”. Nella successiva udienza del 4 marzo 2026, il Collegio ha preso atto che sul versante patrimoniale non c’era più nulla da sequestrare, confermando così il rigetto.