Il caso della piccola Alyssa, morta a 17 giorni nella Tin dell’ospedale di CASERTA: la famiglia non si arrende. Ecco cosa si chiede di verificare dopo l’inchiesta aperta dalla Regione

15 Marzo 2026 - 11:00

La piccola è venuta a mancare lo scorso gennaio

CASERTA – Dopo l’articolo da noi pubblicato la scorsa settimana (CLICCA E LEGGI) sulla morte di una neonata all’ospedale di Caserta e sull’apertura di un’inchiesta da parte della Regione Campania, emergono ulteriori elementi che aiutano a comprendere meglio il quadro della vicenda che riguarda la piccola Alyssa, deceduta il 3 gennaio 2025 nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano”.

Come già raccontato, i familiari della bambina hanno presentato un esposto alle autorità sanitarie chiedendo che vengano chiariti tutti gli aspetti relativi alle cure ricevute nelle ore precedenti al decesso. Proprio a seguito di questa iniziativa, la Regione Campania avrebbe avviato verifiche amministrative sulla vicenda.

Si tratta di un passaggio che rientra nelle normali procedure previste dal sistema sanitario quando vengono sollevati dubbi o richieste di approfondimento su eventi clinici particolarmente delicati.

Parallelamente alle verifiche amministrative, la vicenda è stata esaminata anche in sede giudiziaria dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

Secondo quanto risulterebbe dagli atti tecnici, la morte della neonata sarebbe stata associata a una sepsi causata dal batterio Staphylococcus epidermidis, una condizione infettiva che in contesti di terapia intensiva può colpire pazienti molto fragili, come i neonati prematuri o con condizioni cliniche complesse.

La valutazione medico-legale rientra nella consulenza tecnica disposta nell’ambito del procedimento penale. Allo stato, secondo quanto riferito nella documentazione citata nell’esposto, non sarebbero state individuate responsabilità penali individuali.

Nella segnalazione inviata alle istituzioni sanitarie, tuttavia, i familiari chiedono che vengano valutati anche alcuni aspetti organizzativi e procedurali.

In particolare, la richiesta di approfondimento riguarderebbe l’applicazione dei protocolli relativi alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria, tema molto sensibile soprattutto nei reparti di terapia intensiva neonatale.

Tra i punti indicati nell’esposto vi sarebbero, sempre secondo quanto riportato nella documentazione trasmessa alle autorità, alcune procedure diagnostiche che – a giudizio della famiglia di Alyssa – meriterebbero un ulteriore esame tecnico per verificarne la corretta applicazione rispetto alle linee guida nazionali e internazionali.

L’attenzione si concentrerebbe in particolare sulle modalità di monitoraggio dei dispositivi venosi utilizzati nei pazienti neonatali e sulla tracciabilità delle attività cliniche e assistenziali nella cartella sanitaria.

Nella segnalazione è stata inoltre richiesta la possibilità di un controllo da parte degli organi competenti del Ministero della Salute, con l’obiettivo dichiarato di verificare il rispetto dei protocolli previsti in materia di sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico.

Si tratta di procedure che, nel sistema sanitario italiano, vengono attivate proprio per analizzare gli eventi avversi più complessi e per individuare eventuali miglioramenti organizzativi, indipendentemente dall’esistenza di responsabilità individuali.

Al momento, dunque, la morte della piccola Alyssa resta al centro di un percorso di accertamenti che coinvolge sia il livello giudiziario sia quello amministrativo sanitario.

Le verifiche in corso dovranno stabilire se tutte le procedure previste dalle linee guida siano state applicate secondo gli standard previsti oppure se, come sostenuto nell’esposto presentato dai familiari, vi siano aspetti che meritano ulteriori approfondimenti.

Nel frattempo resta il dolore di una famiglia che ha chiesto alle istituzioni di fare piena luce su quanto accaduto nelle ore che hanno preceduto la scomparsa della loro bambina.