LA DOMENICA DI DON GALEONE…

22 Marzo 2026 - 06:14

22 Marzo 2026 ✶ Quinta Domenica di Quaresima (A)

Al Dio “velato” ma anche “rivelato” (Gv 11,1)

Con questa Domenica si chiude la catechesi battesimale così densa di insegnamenti: Gesù è “l’acqua” per la nostra sete (Vangelo della samaritana); Gesù è “la luce” per le nostre oscurità (Vangelo del cieco guarito); Gesù è “la vita eterna” contro la morte (Vangelo di Lazzaro). L’importanza del miracolo sta soprattutto nel suo valore di “segno”: la vita restituita a Lazzaro indica un’altra vita, quella che viene data a chi crede. La risurrezione di Lazzaro è l’ultimo e il più grande “segno” operato da Gesù prima della sua morte, e costituisce anche il motivo immediato della sua condanna. Molti temi si intrecciano in questo racconto: l’amore di Gesù a Lazzaro e alle sorelle, il presentimento della sua prossima fine, l’autorivelazione di Gesù come risurrezione e vita. L’episodio possiamo dividerlo in tre grandi scene: a) quando è lontano, Gesù afferma che questo è per la gloria di Dio (vv. 1-16); b) l’incontro con Marta e Maria (vv. 17-32); c) nella risurrezione di Lazzaro, infine, troviamo la frase che riassume il vero significato di vita eterna: “Se credi, vedrai la gloria di Dio” (vv. 33-45).

La Scrittura, mentre ci parla di vita eterna, non ci offre nessuna descrizione; il paradiso non ha bisogno di aggettivi; di fronte a quella vita eterna ogni altra vita è pallida analogia, riflesso insufficiente. Una volta domandai a un vecchio amico certosino di Serra San Bruno, che cosa avesse trovato in sessant’anni di vita religiosa trascorsi nella mortificazione e nella ricerca di Dio. Mi rispose: “Sessant’anni di abbandono!”. Questo è il Dio ignoto e senza nome (Atti 17,23), che si sottrae continuamente a noi! Anche se Dio ha in Gesù un volto d’uomo, permane sempre il mistero della trascendenza e diversità divina. Dio è “totaliter Alius”’.

Come parlare di Dio? E chi potrebbe comprenderlo? Di fronte a Lui siamo come quel bambino davanti all’immensità sconfinata del mare: attingeva acqua, ed era come se non avesse preso nulla: versava acqua sulla sabbia, e la vedeva infiltrarsi e scomparire. Forse, per conoscere l’oceano, la cosa migliore sarebbe spingersi al largo, fino a immergersi in esso. Duc in altum! Gli uomini di preghiera sono i migliori teologi. Solo Dio può degnamente parlare di Dio. Hanno ragione i sostenitori della “teologia negativa”. Siamo tanto presi da dottrine su Dio, da tomi di teologia, da teodicee presuntuose, che tanta sicurezza provoca sospetto. Adesso si dice persino che Dio è morto, che Dio non significa più niente, che il suo nome appartiene alla mitologia: “Gott ist tot! Gott bleibt tot!”. E forse si dice bene. Perché qualunque cosa si dica di Dio, è sempre l’uomo che la dice. Non si deve parlare di Dio, come di un’inutile chiacchiera, come di un oggetto mentale (Credere Deum). A Dio si parla, meglio, Dio si ascolta, a Dio ci si affida, come ad una persona amica (Credere Deo)!

Dio è inconoscibile ed è ineffabile! Dio è mistero, mistero non nel senso di assurdità incom- prensibile, ma nel senso di verità superiore, di luce accecante, che l’uomo mai finirà di esplorare, come il sole: tanto luminos, eppure possiamo osservarlo solo grazie a una lente oscura. Ecco perché nel Deuteronomio è scritto: “Dio non ti ha dato un’immagine di sé, ti ha dato una parola”. La parola non è un oggetto, ma è appello, è provocazione. La parola è investitura e responsabilità: è proprio quello che noi non vogliamo. Dovremmo amarla questa “oscurità luminosa”. Essa non è segno necessariamente di infedeltà, ma sfida per una fede più radicale. BUONA VITA!