IL NOME. Parcheggiatore abusivo pregiudicato prova a scappare ai domiciliari: 53ENNE CONDANNATO
29 Marzo 2026 - 12:30
L’uomo era stato arrestato lo scorso ottobre durante un inseguimento portato a termine dai carabinieri
MADDALONI – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Luigi Miele, 53 anni, di Maddaloni, confermando di fatto la condanna già decisa nei precedenti gradi di giudizio.
La decisione è arrivata al termine dell’udienza del 12 marzo 2026. I giudici hanno ritenuto che il ricorso presentato dalla difesa non contenesse elementi nuovi, ma riproponesse le stesse contestazioni già esaminate e respinte sia in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sia in appello dalla Corte di Napoli.
Miele, noto parcheggiatore pregiudicato del comune della valle, era stato condannato per la violazione degli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale, in particolare per non aver rispettato le prescrizioni relative al luogo di residenza. In particolare nello scorso ottobre era stato arrestato dai carabinieri per violazione della misura degli arresti domiciliari a cui era posto. Il 53 enne aveva provato a giustificare la propria fuga definendola necessaria per una sopraggiunta situazione di pericolo.
Secondo la Cassazione, i motivi del ricorso non erano validi perché generici e non confrontati in modo concreto con le motivazioni della sentenza d’appello. In particolare, è stata respinta la richiesta della difesa di riconoscere lo stato di necessità: i giudici hanno evidenziato che non risultava alcuna situazione di pericolo tale da giustificare l’allontanamento dal comune di Maddaloni, né che l’imputato avesse segnalato eventuali difficoltà alle autorità competenti.
Respinta anche la richiesta di ottenere uno sconto di pena attraverso le attenuanti generiche. La Corte ha sottolineato che non sono emersi elementi favorevoli e ha richiamato il comportamento non collaborativo dell’imputato durante i controlli, oltre alla ripetuta violazione delle prescrizioni.
Per questi motivi, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Miele è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3mila euro da versare alla Cassa delle ammende.
