La simbiosi tra Carlo Marino, sindaco imputato, e Franco Biondi, dirigente pluri-indagato (e pure lui imputato), nella sentenza del Tar sullo SCIOGLIMENTO del comune di CASERTA per camorra
12 Aprile 2026 - 20:00
CASERTA (l.v.r.) – La sentenza del Tar non fa mai il nome di Franco Biondi per una ragione tecnica: il tribunale ha disposto l’oscuramento delle generalità di tutti i soggetti coinvolti, per tutelare la loro riservatezza. Tuttavia, dalla descrizione puntuale dei fatti e dalle numerose inchieste giornalistiche di CasertaCe e giudiziarie che hanno accompagnato la triste vicenda del nostro capolugo, è chiarissimo che il dirigente comunale spessp citato nel testo come “il più volte menzionato” o “il predetto” sia proprio Biondi, l’ingegnere che con l’ex sindaco Carlo Marino ha deciso tutto nella città di Caserta negli ultimi dieci anni.
La sentenza lo descrive come una figura che, nonostante fosse stata rinviata a giudizio per reati gravi – tra cui corruzione aggravata dal metodo mafioso ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale – e nonostante fosse stato destinatario di misure cautelari personali, ha continuato a ricevere dal sindaco Carlo Marino incarichi dirigenziali nei settori più delicati dell’ente. Stiamo parlando della programmazione urbanistica, dei lavori pubblici, dello Sportello Unico per le Attività Produttive, della polizia locale e del contenzioso.
In pratica, più le storie erano gravi, più veniva coinvolto in indagini e, per quel che vale, in decine di articoli del nostro giornale in cui raccontavamo giornalmente di illeggittimità compiute a Palazzo Castropignano, più il sindaco Marino lasciava a Biondi le leve più sensibili della macchina comunale.
Le vicende giudiziarie di Biondi
Biondi era al centro di almeno tre filoni investigativi. Il primo riguardava una vicenda risalente al 2008, quella del parcheggio di via San Carlo e gli interessi del clan di Michele Zagaria, per la quale era già stato rinviato a giudizio nel 2022. La sentenza sottolinea che il carattere “non attuale”, come sottolineato dal ricorso di Carlo Marino, di quella vicenda non ha impedito al Tar di ritenerla rilevante, proprio perché l’altro console di Caserta, l’ex sindaco, ha continuato a dargli fiducia per anni ben dopo il rinvio a giudizio.
Il secondo filone, emerso nel giugno del 2024, era legato a un’inchiesta su corruzione elettorale e appalti, che portò all’arresto suo, di Giovanni Natale, dirigente e congiunti del sindaco, oltre che dell’assessore Massimiliano Marzo, poi tutti successivamente scarcerati. Il terzo filone, esploso nell’ottobre del 2024, riguardava un’associazione a delinquere finalizzata a turbare la libertà degli incanti, ovvero a pilotare gare d’appalto. Ancora una volta, Biondi era finito ai domiliciari.
Il rapporto tra Marino e Biondi secondo il Tar
Nonostante questo quadro inquietante, ma, ripetiamo, solo una parte dell’intero contesto che noi di CasertaCe abbiamo raccontato per anni, la sentenza del Tar rileva con chiarezza che il sindaco Marino non solo non lo rimosse, ma dopo che il Tribunale del Riesame annullò la custodia cautelare, gli riattribuì gli incarichi senza una motivazione adeguata, in violazione delle norme sulla rotazione dei dirigenti previste dal decreto legislativo 165 del 2001, che servono proprio a prevenire l’instaurarsi di rapporti opachi tra funzionari e interessi esterni.
Il Tar descrive questo rapporto nei termini di una “soggiacente compiacenza”, ovvero che, nel caso di Caserta, il sindaco non ha mai fatto nulla per contrastare la gestione di fatto dell’ente da parte di un dirigente gravemente indiziato, anzi lo hanno assecondato e protetto, aggiungiamo noi, continuando a gestire con lui, in una sorta di consolato, come avemmo a dire al tempo, la città di Caserta.
Il sindaco Marino ha tentato di difendersi sostenendo di aver adottato misure correttive, come l’azzeramento della giunta nell’agosto del 2024 e l’avvio di procedimenti disciplinari. Ma il Tar ha smontato questa ricostruzione in due modi.
Da un lato, ha osservato che l’azzeramento della giunta è avvenuto solo dopo l’esecuzione dell’ordinanza cautelare che aveva portato all’arresto di assessori e funzionari, quindi come una reazione tardiva e non come una prevenzione. Dall’altro lato, ha rilevato che i procedimenti disciplinari contro Biondi sono rimasti sospesi in attesa dell’esito dei processi penali, il che significa che di fatto nessuna sanzione è mai stata applicata mentre Biondi continuava a operare.
Il punto più grave, agli occhi del tribunale, è che Marino ha continuato a conferire a Biondi incarichi dirigenziali nei settori strategici anche dopo il giugno e l’ottobre del 2024, quando le misure cautelari erano già state emesse. Questa condotta è stata valutata non come un errore tecnico, ma come un elemento sintomatico del rapporto.
Non serve, secondo il Tar, che il sindaco fosse formalmente indagato per tutti i reati: il fatto stesso che un dirigente “contiguo” o “controindicato” sia stato tenuto al vertice della macchina amministrativa per così tanto tempo, nonostante i ripetuti segnali della magistratura, costituisce di per sé un indizio grave, univoco e rilevante di condizionamento.
Anni di dominio in simbiosi
Sinceramente, dopo aver letto centinaia di determine, di atti del comune sotto l’amministrazione Marino, la volontà di staccare il suo nome da quello di Biondi è stato veramente un tentativo disperato.
Credere a questa versione della storia, ad una distanza siderale tra quello che faceva Biondi in una stanza e quanto sapesse Marino nell’altra, conoscendo le dinamiche, le varie vicende nella gestione giornaliera degli ultimi dieci anni della città di Caserta, è impossibile.
Ritenere Carlo Marino ignaro di quanto avvenisse attorno lui ci consegnerebbe l’immagine di un sindaco, di una persona ingenua. E l’ingenuità è il peggior difetto di un politico. Se l’ex sindaco Marino ne ha e ne ha avuti, di difetti, non possiamo attribuirgli l’ingenuità. E il Tar lo chiarisce, a nostro avviso.
Troppa è stata la commistione di intenti tra l’allora sindaco e il dirigente che, come segnala il Tar, mai è stato penalizzato nonostante vicende oscure. Carlo Marino sperava di riprendersi la città, tanto che si lanciava in incontri politici perché sicuro di una sentenza a suo favore.
Ma ad aver condannato il suo ricorso non sono stati i giudici del tribunale amministrativo o il ministero che ha proposto lo scioglimento, bensì quello che Marino ha fatto da sindaco a Caserta dal 2016 fino al venerdì santo del 2025, ultimo giorno del suo, sfortunatamente indimenticabile, interregno.
