L’EDITORIALE. La mozione degli affetti del generale Salvatore Luongo per la “sua” Carinola è comprensibile, ma la visita ufficiale nel luogo di dominio di Pasquale Di Biasio e Zannini è un errore

9 Aprile 2026 - 07:11

È Pasquale Di Biasio ad essere percepito come il vero sindaco ed è Pasquale Di Biasio ad aver creato, con l’imprimatur del pluri indagato Giovanni Zannini un buco, un debito di 240 milioni euro, certificato dal ministero dell’Economia e selle Finanze, al Consorzio Idrico, oggi denominato Itl Spa

di Gianluigi Guarino

Il punto di vista che questo giornale nutre e testimonia da anni e anni nei confronti del modo in cu esercita la sua funzione il presidente dell’ex Consorzio idrico, oggi Itl Spa, Pasquale Di Biasio, è, forse, tra i temi di trattazione più noti ai tantissimi e affezionatissimi lettori di Casertace.

Una cognizione diventa identitaria, un brend, un vero e proprio marchio di fabbrica, giammai scaturito da notizie, affermazioni, erogate, propinate come un mantra, con l’uso di modalità comodamente apodittiche e, in quanto tali, tipiche dei demagoghi arruffapopolo, ma perché, mai e poi mai lo sforzo dello studio approfondito, dell’analisi dei dati è mancato nei quattrocento, forse cinquecento articoli, sempre e dico sempre accompagnati da un corredo documentale, mostrato quale orgogliosa controprova, come puntiglioso riscontro di ogni nostro racconto, di ogni nostra considerazione dedicati alla gestione del Consorzio Idrico e al suo portato purulento, iniettato e scaricato rovinosamente, poi, nella Itl Spa, vale a dire su una delle operazioni piú spregiudicate messe in piedi dalla mala politica di Giovanni Zannini, consigliere regionale sospeso in quanto da poco meno di un mese, attinto da un provvedimento, firmato dal gip di Santa Maria Capua Vetere Daniela Vecchiarelli, molto significativamente confermato da tribunale del Riesame di Napoli, di divieto di dimora in Campania, nel Lazio, in Molise, in Puglia e in Basilicata.

Ed è proprio Zannini, come anche le pietre sanno in questa privincia, che, da almeno 8 anni, si muove con Pasquale Di Biasio dentro a una dinamica simbiotica perfetta quanto nefasta, velenosa al punto da aver rappresentato, a nostro avviso, uno dei fattori determinanti del crollo della tenuta morale di questa provincia, manifestatasi in quintessenza nel momento in cui si è letteralmente consegnata al ludibrio nazionale a causa dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche della città capoluogo, della città di Caserta, della città della Reggia, della città delle meraviglie vanvitelliane.

Noi di Casertace rivendichiamo questo lavoro di inchiesta e di denuncia su quelle che consideriamo le maleffate del Consirzio Idrico e non un solo articolo disconosciamo, anche perché mai una contestazione, nai una smentita, di questi articoli, hanno potuto costituire il controcanto.
Ma saremmo presuntuosi, intolleranti e soprattutto illiberali se non riconoscessimo che, ad oggi, nessuna inchiesta della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha attinto la mala gestio del Consorzio idrico ad opera dei diarchi Giovanni Zannini e Pasquale Di Buasio, che, su questo ente, hanno esercitato in maniera incontrastata la loro potestà.

Per ora no, ma se la magistratura penale ordinaria non è ancora riuscita ad incidere, molto diverso è il discorso relativo alle conseguenze economiche della summenzionata malagestio: il Consorzio, in questi anni, ha accumulato un debito mostruoso, auto denunciato formalmente nel momento in cui il mostriciattolo, partorito dal Consorzio, ossia Itl Spa, ha posto nelle mani del tribunale di Santa Maria Capua Vetere al tribunale il suo stato di pre fallimento, quando ha chiesto l’accesso alla procedura del Concordato preventivo.

Il tutto certificato da un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha quantificato in quasi 240 milioni di euro questo debito. Ora, se è vero com’è vero che Pasquale Di Biasio è alla presidenza del Consorzio, divenuto, dunque, una vera e propria Signoria, da circa vent’anni, con un compenso mensile da capogiro, non è che bisogna ricorrere ai logaritmi o agli integrali per capire su quali spalle gravi la responsabilità di quest’autentico disastro.

Il generale di Corpo di Armata Salvatore Luongo, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, è un carinolese. Siccome da quelle parti tengono molto alle identità di cui il Comune è una risultante, diciamo ancora meglio che il generale Salvatore Luongo è di Nocelleto di Carinola, dove abitano e risiedono molti suoi parenti.

Nella mozione degli affetti ci sta o, come si suol dire, ci sta con il resto di due che Luongo voglia rendete omaggio ai luoghi che gli hanno dato i natali e nei quali ha consumato gli anni della sua infanzia. Ma il comandante generale della gloriosissima Arma dei carabinieri, una delle poche cose di cui possiamo andar fieri in Italia, non si può muovere e non si muove a cuor leggere proprio per l’enorme peso ponderale e specifico posseduti dall’espressione di rappresentanza di quelle quattro stelle che solo la divisa del Comandante generale, può sfoggiare tra tutti i carabinieri d’Italia. Riteniamo, dunque, che Salvatore Luongo abbia assunto debite informazione di scenario e di contesto su quelle che sono le attuali espressioni istituzionali formali e fattuali di Carinola.

Con rispetto parlando, non aver valutato che nella percezione collettiva di ogni carinolese esiste la fondata convinzione che Pasquale Di Biasio sia il vero dominus dell’Amministrazione comunale di Carinola e che sua figlia Giuseppina costituisca solo la sua propaggine, la sua protesi, è stato un errore.

Il comandante generale dell’Arma dei carabinieri può anche scambiare, durante un soggiorno o una visita privata, quattro chiacchiere e qualche convenevole informale con Pasquale Di Biasio, ma non può concedere, a nostro sommesso avviso, per un vistoso, palmare motivo di opportunità, la gratificazione di una visita ufficiale, non già di Salvatore Luongo, nativo di Nocelleto di Carinola, ma del Comandante generale pro tempore dell’Arma dei carabinieri, un Comune dominato in lungo e largo, ripeto, per percezione collettiva unanime, da un politico che ha accumulato 240 milioni di euro di debiti, in un ente pubblico, che, generale Luongo, avendo lei vissuto l’epoca precedente all’euro sa che equivalgono a poco meno di 500 miliardi di vecchie lire, non può ricevere la gratificazione e l’alto riconoscimento di una visita ufficiale, rispetto alla quale si frega le mani chi ha fatto, negli ultimi dieci anni, del sodalizio politico e personale col pluri inquisito Giovanni Zannini la struttura poetante della sua stessa esistenza e resistenza nella politica di questa nostra sventuratissima terra