VELENI E LETTERE ANONIME. Mimmo Comparone, dominus della politica di CARINARO stando ad una lettera anonima. Ma secondo noi è fuoco amico all’interno della maggioranza (o nei pressi) e vi spieghiamo perché

13 Aprile 2026 - 18:59

È stata spedita qualche mese fa, a fine gennaio, con regolare affrancatura, a centinaia di famiglie di Carinaro. Operazione inutile in quanto oggi, 13 aprile, l’incarico è stato rinnovato come da determina che pubblichiamo in calce a questo articolo. Si parla anche di parentele indirette con congiunti di camorristi, ma su questo CasertaCe ha le idee chiarissime e distingue dal ruolo politico quello burocratico, in questo caso di consulente a titolo gratuito per il comune, che Comparone ha assunto dopo essere andato in pensione. Purtroppo, quando si parla di queste cose, salta fuori il mastodontico caso senza precedenti di Ellen Di Martino, nipote diretta del boss Nicola Di Martino, al consiglio comunale con il reggente – poi arrestato a sua volta – Salvatore De Santis davanti ai seggi

CARINARO (g.g.)Strana l’iniziativa dell’anonimo che ha sparato a palle incatenate nei confronti dell’ex dipendente del Comune di Carinaro, Domenico Comparone, divenuto poi, dopo la pensione, consulente gratuito dell’Ente dell’Area Affari Generali.

La lettera, infatti, è stata spedita nella buca della posta di centinaia di famiglie di Carinaro con regolare affrancatura; dunque, nel giro di pochissimi minuti, è stata letta anche dal diretto interessato, cioè Domenico Comparone, e dalla sindaca Marianna Dell’Aprovitola. Insomma, se l’obiettivo era quello di stimolare l’autorità giudiziaria a compiere un’indagine su Comparone e sulle sue presunte – molto presunte – attività non convenzionali e non precisamente ortodosse, svolte oggi in Comune, questo è stato il peggior modo per perseguire l’obiettivo in questione.

La lettera, semmai, andava scritta solamente alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Aversa-Napoli Nord, magari ai carabinieri del gruppo territoriale di Aversa, al commissariato di polizia di Aversa, senza farne conoscere il contenuto ad alcuno.

Siccome noi non crediamo, avendola letta, che chi l’ha vergata sia per nulla un fesso o uno sprovveduto, abbiamo maturato l’idea che l’obiettivo non fosse quello di attivare un’indagine della Procura, ma quello di cambiare lo stato del rapporto tra Domenico Comparone e le vicende dell’amministrazione attiva del Comune di Carinaro. Obiettivo fallito per il momento, visto e considerato che proprio oggi, lunedì 13 aprile, con determina di Salvatore Fattore (e chi se non lui) è stato riconfermato con gli stessi contenuti precedenti ossia: “per attività di consulenza, assistenza, tutoraggio ed affiancamento del personale dell’Ente dell’Area Affari Generali, di volta in volta coinvolto nella predisposizione di atti e provvedimenti amministrativi”.

Ad occhio e croce, per quel poco di esperienza che abbiamo maturato negli anni, chi l’ha scritta voleva depotenziare parzialmente o totalmente Comparone per creare spazio all’esercizio delle potestà che, secondo i contenuti di questa lettera anonima, Marianna Dell’Aprovitola gli avrebbe attribuito molto al di là del suo ruolo di consulente, che avrebbe costituito, sempre secondo la denuncia anonima, solo un pretesto affinché Comparone continuasse a occupare quotidianamente un ufficio, sbrigando delle faccende in nome e per conto della sindaca, che di lui si fiderebbe ciecamente.

Non vogliamo certo fare pronostici, ma in linea di massima questa lettera sembra più frutto di un fuoco amico, di qualcosa che è maturato nella maggioranza o nei poteri forti di tipo economico non totalmente riconducibili alla prima cittadina, magari, perché no, nell’ambito dei servizi sociali, che nella lettera vengono definiti un vero e proprio feudo sul quale Comparone tutto costruisce e tutto dispone. Sempre rimanendo al contenuto della lettera, Comparone viene definito come un esperto della macchina comunale di Carinaro, proprio per esserne stato parte per decenni come dipendente; si dice anche che oggi, da consulente, abbia creato un feeling con il solito Salvatore Fattore, non certo un professionista stimato da Casertace per almeno una ventina di motivi che abbiamo dettagliatamente scritto ed argomentato con grande ausilio di documenti amministrativi.

Ma queste sono le tesi della lettera anonima, non certo quelle di una realtà che chi non ha timore di denunciare non ha nemmeno la necessità di nascondersi dietro all’anonimato. Insomma, Comparone sarebbe più diligente oggi che al tempo in cui lavorava nei ruoli del Comune, occupandosi di rapporti con agenzie di viaggio, cooperative, agenzie di comunicazione, di animazione. Questo, aggiungiamo noi, sarebbe un lavoro istruttorio che la sindaca Dell’Aprovitola farebbe proprio, trasformandolo in atti amministrativi.

Non manca nella lettera un riferimento a presunte parentele tra Comparone e famiglie che annoverano esponenti nella criminalità organizzata locale. In realtà noi una prima verifica l’abbiamo fatta e queste parentele risultano effettive. Detto ciò, questo può significare qualcosa ma può anche non significare nulla. Diverso sarebbe stato il caso in cui Domenico Comparone si fosse candidato alle elezioni amministrative o a qualsiasi altro tipo di consultazione elettorale, visto che la posizione di CasertaCe al riguardo, come abbiamo ribadito anche l’altro giorno nell’articolo da noi dedicato alle comunali di San Cipriano d’Aversa, è nota: i parenti di camorristi hanno purtroppo, a nostro avviso, il dovere di esporre una loro dissociazione, ma non generica rispetto alla camorra, visto che questa cosa la sanno fare e l’hanno fatta tutti, a partire dai camorristi stessi. Devono andare sul palco e, pur rispettando umanamente il vincolo di parentela, devono attaccare letteralmente al muro, facendo nome e cognome del loro parente o congiunto camorrista, sputtanando le loro scelte criminali al cospetto dei cittadini.

Sempre per dovere di cronaca, vi diciamo che Maria Rosaria Barbato, moglie di Domenico Comparone, è la cugina diretta di Assunta Di Tella, moglie defunta del boss Aldo Picca, per anni e anni capozona del clan dei Casalesi a Teverola e a Carinaro, poi arrestato per diversi anni, poi tornato in paese dopo la scarcerazione e finito di nuovo in carcere nel settembre del 2024, quando in galera è finito anche Salvatore De Santis, colui che a nostro avviso ha condizionato l’esito delle elezioni comunali di Teverola, piazzandosi per ore, dal sostituto del boss di Teverola Nicola Di Martino, davanti ai seggi prima di essere allontanato dai carabinieri, in giornate in cui, manco a dirlo, proprio la famiglia del boss Di Martino candidava la nipote di quest’ultimo, Ellen Di Martino, che ancora oggi sciorina puerili e banali post su Facebook contestando i nostri articoli, quando la sua posizione di eletta al Consiglio comunale di Teverola con 468 preferenze è del tutto indifendibile e che avrebbe dovuto già determinare l’intervento del Ministero dell’Interno attraverso la Prefettura di Caserta, che invece ha dormito tranquilla, permettendo all’amministrazione di Gennaro Caserta e alla stessa Ellen Di Martino di continuare a ricoprire cariche istituzionali in nome e per conto della Repubblica.

Imparentata, seppur indirettamente, con Domenico Comparone, è anche Rachele Barbato, oggi consigliera comunale e assessora alla pubblica istruzione e alla cultura, nonché a sua volta cugina sia della moglie di Comparone sia della defunta Assunta Di Tella, moglie del già citato boss Aldo Picca.

Ma siccome Comparone non si è candidato, lui deve rispondere di eventuali favori, tutt’altro che dimostrabili, fatti a vantaggio di congiunti di camorra. Ritornando al discorso della politica, invece, è un po’ diverso il discorso di Rachele Barbato, alla quale direttamente o indirettamente, magari attraverso qualche nota di consulenza rilasciata all’amministrazione comunale, possa aver favorito in qualche modo suoi congiunti connessi parentamente ad Aldo Picca, che Rachele Barbato, che invece si è ben guardata dal farlo, avrebbe dovuto attaccare durante l’ultima campagna elettorale (farebbe bene a farlo ancora oggi) non da un punto di vista affettivo e personale, ma con durezza inusitata rispetto alla sua scelta di diventare camorrista e boss.

Però, ripetiamo, noi non ci siamo appassionati più di tanto a questa lettera, che comunque va riportata per dovere di cronaca da un giornale come il nostro che spesso segue le vicende di Carinaro, perché uno che si prende la briga di spedire una missiva in 100 o giù di lì buche del paese non ha l’obiettivo di far smascherare quello che ritiene qualcosa di losco, ma vuole solamente liberare il Comune dalla presenza di Comparone perché magari ritiene che questi gli sia di ostacolo oppure che abbia fatto qualche scortesia.

Tra le altre cose, spedire centinaia di lettere anonime con francobolli non sembra un’operazione da dilettanti allo sbaraglio. Non vi promettiamo niente, ma un occhio aperto su questa situazione continueremo ad averlo.