CASERTA. La villa Giaquinto che resta chiusa e le proteste del Comitato cittadino. La beffa del verde negato che ai casertani costa a “peso d’oro”
18 Aprile 2026 - 12:02
Caserta (pm) – CasertaCE.net segue da vicino le vicende della Villetta Giaquinto perché rappresenta forse l’ultimo dei parchi autenticamente verdi del centro cittadino. Difatti, gli altri che passano per tali sono stati snaturati con opere di supposta riqualificazione che hanno dato o forse hanno dovuto dare — costando cifre spropositate nella logica casertana della spesa pubblica clientelare —la preminenza ai componenti laterizi a scapito della vegetazione. La Villetta Padre Pio, a fronte di qualche sparuto albero incapace di dare sollievo dal caldo a chi volesse trattenersi all’aperto d’estate, presenta un’inutile pavimentazione e solo prati ornamentali che, sotto il sole a picco della bella stagione, diventano roventi. Anche le giostre del playground, composte da casette, torrette e scivoli a tubo, a causa dell’esposizione ai raggi solari diventano in tale periodo dell’anno una sorta di forno a microonde. Le stesse considerazioni si possono fare per i giardinetti di Piazza Pitesti. Il Macrico non lo mettiamo neppure più in conto poiché, se il Presidente della Regione, Fico — a cui è rimessa la decisione del finanziamento di 15 milioni di euro alla Curia per progetti edilizi che essa ha in mente sull’area — non imporrà la realizzazione della foresta urbana indispensabile alla città, l’intenzione vera resta quella di trasformarlo in un enorme parco di intrattenimento a remunerazione. Di questa visione imprenditoriale si è accorto anche il patron del basket casertano che, colte le intenzioni della proprietà, ipotizza già la costruzione di un “Palaeventi”.
Tornando dunque alla Villetta Giaquinto, l’ultimo aggiornamento fornito ai lettori ha riguardato l’assemblea indetta dal Comitato Villa Giaquinto alcuni giorni fa. L’area, chiusa a ottobre per ampi lavori di riqualificazione che si sarebbero dovuti concludere entro il 2 aprile, non sarà infatti agibile ancora per molto tempo a causa del ritardo accumulato nell’esecuzione delle opere.

Il Comitato, l’associazione cittadina che storicamente si occupa dello spazio dal punto di vista sia del mantenimento del verde e della struttura che della socialità in termini di iniziative comunitarie, venerdì scorso ha riunito i suoi aderenti per metterli al corrente di quanto accade e per decidere le iniziative da intraprendere. A questo proposito abbiamo sentito il coordinatore dell’organizzazione, Ferdinando Errichiello, il quale ci ha dichiarato:
“Venerdì 10 aprile si è svolta un’importante assemblea del Comitato per Villa Giaquinto e della comunità di cittadini e abitanti che la frequentano e la animano da 10 anni. Il 2 aprile è infatti scaduto il cronoprogramma originale dei lavori del Pnrr che riguardano Villa Giaquinto, lavori importantissimi e richiesti da anni. L’assemblea è stata un momento fondamentale per raccontare alla comunità lo stato dell’arte: dopo la petizione di ottobre, con oltre 1000 firme raccolte e l’avvio dei lavori, questi sono avanzati a singhiozzo. In questi mesi il Comitato è stato impegnato in una fitta interlocuzione con il Comune per seguire da vicino lavori, che impattano su una comunita immensa: la chiusura momentanea di Villa Giaquinto significa, soprattutto all’inizio della primavera, riduzione o assenza di spazi per il gioco dei bambini e dunque difficoltà per i genitori, significa niente spazio per i giovani e per l’aggregazione degli anziani; significa un impatto negativo sul commercio dell’area e sulle attività culturali della città. Per questo motivo l’assemblea e la comunità di Villa Giaquinto hanno deciso di chiedere un incontro urgente alla Commissione straordinaria per ottenere un nuovo cronoprogramma dei lavori. Villa Giaquinto è uno spazio troppo importante per la città e per la vita di tantissime persone e va riaperto il prima possibile”.
Restiamo dunque in attesa degli sviluppi e di sapere come stanno le cose ed i motivi di questa ennesima débâcle comunale che incide sulla vivibilità della città già povera di spazi sociali.
Intanto dobbiamo registrare sul punto l’ulteriore presa di posizione, sicuramente meno conciliante, dopo quelle non poco critiche che abbiamo già ospitato, di Giuseppe Messina, agronomo ed ex assessore della giunta Bulzoni.
Messina ha messo a punto un esteso e ragionato documento tecnico che tuttavia, per la lunghezza del testo e l’articolazione delle motivazioni, ci riserviamo di pubblicare in un secondo momento. Anticipiamo tuttavia la sua tesi principale: la ritenuta difformità delle opere in corso d’esecuzione rispetto al progetto originariamente approvato.
