CAPUA. Tra silenzi, inettitudine e autocelebrazione l’amministrazione affonda mentre Di Gianni agisce
19 Aprile 2026 - 13:20
Come noto, Di Gianni è coinvolto in una vicenda giudiziaria, per la quale il Procuratore Aggiunto della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha chiesto un supplemento d’indagine per presunto peculato, condotta dalla Guardia di Finanza di Capua. Un’indagine sulla quale auspichiamo venga fatta piena chiarezza nel più breve tempo possibile e che il Di Gianni possa risolvere nel migliore dei modi
CAPUA – “Date a Cesare quel che è di Cesare”. Una frase, attribuita a Gesù Cristo, che oggi più che mai aiuta a leggere con lucidità quanto accade nella città di Capua. Perché, al netto delle posizioni assunte in passato da questo giornale, l’onestà intellettuale impone coerenza: riconoscere anche i meriti.
Ed è proprio in virtù di questo principio che riteniamo doveroso soffermarci sulla figura dell’ex consigliere comunale Angelo Graziano Di Gianni, in passato più volte nostro ospite e nei confronti del quale non sono mancate critiche legittime e mai gratuite. Oggi, però, il quadro impone una riflessione più ampia.
Come noto, Di Gianni è coinvolto in una vicenda giudiziaria che lo ha portato a difendersi dinanzi al tribunale, a seguito di un’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere per presunto peculato, condotta dalla Guardia di Finanza di Capua. Un’indagine sulla quale auspichiamo venga fatta piena chiarezza nel più breve tempo possibile e che il Di Gianni possa risolvere nel migliore dei modi così come ci auguriamo che la tenenza di Capua prenda in considerazione le condotte poste in essere dalla vice sindaca Marisa Giacobone e dal marito Carmine Zenga, come la vicenda dei presunti fitti a nero riscossi da un congiunto di questi in loro favore, ampiamente documentate in un video pubblicato all’epoca dei fatti e che oggi vi riproponiamo CLICCANDO QUI.
Come ben ricorderanno i nostri lettori, Graziano Di Gianni, appena edotto di essere oggetto di indagine della Guardia di Finanza, presentò le sue dimissioni da consigliere comunale del gruppo di maggioranza: un atto voluto, ma non per forza dovuto. Eppure scelse di farlo. Una decisione che, in un contesto politico spesso impermeabile al senso di responsabilità, assume un peso non trascurabile.
Nelle ultime ore, nella città di Fieramosca e tra i suoi abitanti, il nome di Di Gianni è tornato a circolare a gran voce, con grande senso di stima e riconoscenza nei suoi confronti, in seguito alla risoluzione immediata di un problema segnalato da un cittadino-commerciante della zona di Piazza Etiopia. Un’area da tempo segnata da disservizi e degrado, rimasti ignorati nonostante le segnalazioni rivolte alla polizia municipale, al sindaco e ai vari uffici preposti. È bastato un confronto informale con Di Gianni, “una chiacchiera tra amici”, come scrive il signor Raffaele Izzo in un post pubblicato su Facebook, per ottenere in tempi rapidissimi la soluzione del problema: luce ripristinata e situazione normalizzata.
Un fatto semplice, ma emblematico. Perché dimostra come, anche al di fuori di qualsiasi incarico istituzionale e senza alcun interesse politico diretto, Di Gianni continui ad agire con senso civico e attaccamento al territorio. Un atteggiamento che stride fortemente con quello di molti amministratori attuali. Ed è proprio qui che emerge la vera criticità: l’assenza di una politica capace di incidere realmente sulla vita quotidiana dei cittadini.
L’amministrazione guidata da Adolfo Villani sembra sopravvivere più per le debolezze altrui che per meriti propri. Una maggioranza spesso silente sui problemi reali della città, ma soprattutto un’opposizione composta da Fernando Brogna, Pietro Di Rauso, Gianfranco Vinciguerra, Massimo Antropoli e Melina Ragozzino del tutto inesistente. Figure che, almeno finora, non sono riuscite a costruire un’alternativa credibile, lasciando campo libero a una gestione amministrativa che continua a non dare risposte su questioni cruciali. Nel frattempo, mentre la politica si perde tra silenzi, inettitudine e autocelebrazione, episodi come quello che vede protagonista Di Gianni raccontano una verità diversa: quella di un rapporto diretto con i cittadini, fatto di ascolto e azione.
E allora sì, per onestà intellettuale, “a Cesare va dato quel che è di Cesare”.
