CAPUA. Il Ponte Nuovo sul Volturno pesa sulla testa di Adolfo Villani. Lo scalzamento non voluto dal RUP Malena rischia di determinare una riapertura a metà
23 Aprile 2026 - 19:08
In questo articolo vi raccontiamo tutto quello che i capuani non sanno e che il sindaco e gli altri amministratori si guardano bene dal raccontare
CAPUA – (g.g.) Nella città di Fieramosca non è solo un ponte a essere sotto sequestro: è la credibilità di un’intera amministrazione a scricchiolare sotto il peso di anni di ritardi, omissioni e scelte quantomeno discutibili.
Il caso del “Ponte Nuovo” sul Volturno, a Capua, non nasce nel 2018 con il sequestro disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Quel provvedimento è stato soltanto l’inevitabile epilogo di un degrado noto da anni, certificato almeno dal 2008 e ignorato fino al punto di non ritorno. Quando i magistrati hanno imposto lo stop, parlavano di armature ossidate, praticamente inesistenti, e di un rischio concreto di crollo. Non un dettaglio tecnico, ma un allarme rosso.
Eppure, mentre il ponte cadeva a pezzi, il Comune arrancava. Fondi regionali persi per scadenze mancate, progetti avviati e mai concretizzati, incarichi e spese che oggi appaiono inutili. Una lunga sequenza di occasioni sprecate che chiama in causa anche l’allora amministrazione guidata da Edoardo Centore, incapace persino, secondo quanto scriveva al tempo del sequestro la Procura di Santa Maria Capua Vetere, di assegnare un appalto nonostante l’urgenza conclamata.
Arriviamo così al presente. Nel 2023 quando finalmente avviene la tanto attesa aggiudicazione dei lavori. Ma anche qui, la gestione da parte degli uffici comunali preposti appare tutt’altro che lineare. I lavori partono in ritardo a causa della presenza di sottoservizi “scoperti” dalla ditta esecutrice al momento dell’avvio dei lavori e da qui la necessità di ritardarli per impiegare tempo allo spostamento delle infrastrutture tecniche interrate, come reti idriche, fognature, gasdotti, cavi elettrici e di telecomunicazione. E’ possibile che il Rup Maurizio Francesco Malena dominus, il padrone dell’ufficio dei Lavori Pubblici del Comune di Capua, – e non si capisce perché il sindaco Villani gli ha dato tutto questo potere – non ne fosse a conoscenza dopo gli interventi, di saggi e carotaggi, affidati ed effettuati negli anni precedenti? Possibile che non ne fosse a conoscenza dopo le numerose conferenze dei servizi alle quali ha preso parte al fine di affidare la gara? Possibile che in qualità di responsabile del procedimento, non avesse piena contezza della situazione reale? Oppure la verità è ancora più inquietante: disattenzione, superficialità, negligenza, imperizia, o totale inadeguatezza nel gestire un’opera strategica per la città.
I lavori partono comunque, procedono nel migliore dei modi, questo forse per le capacità che risiedono nella ditta che si è aggiudicata i lavori che a voce di popolo, testimoni tantissimi cittadini, hanno lavorato anche la notte e sotto la pioggia per arrivare, soprattutto nel migliore di modi, al collaudo avvenuto lo scorso gennaio.
E qui emerge il nodo centrale, quello che l’amministrazione cerca di minimizzare. Gli interventi hanno riguardato la parte superficiale del ponte, la soletta. Non la struttura portante; non i piloni, non lo scalzamento, cioè proprio la parte più esposta e vulnerabile, quella che interagisce con l’alveo del fiume, quella soggetta al deterioramento più preoccupante in quanto, effettivamente, fondamentale trattandosi della struttura portante.
Tradotto: si è lavorato “in facciata”, lasciando intatto il problema più grave. E attenzione: non è stata una scelta della ditta che ha eseguito i lavori perché questa ha lavorato seguendo alla lettera l’appalto che si è aggiudicato ma bensì è stata una scelta del sindaco, del Rup, dell’assessore ai lavori pubblici e dell’intera amministrazione nonostante la Procura a suo tempo avesse fatto presente la reale condizione di pericolo esistente nell’ignorare lo scalzamento.
E oggi il sindaco Adolfo Villani, insieme all’assessore ai lavori pubblici Luigi Di Monaco e allo stesso Malena, prova minimizzare riducendo a problemini quelli che invece sono problemoni: la Procura starebbe solo “verificando relazioni”, chiedendo “qualche approfondimento”. Una narrazione rassicurante, ma difficilmente credibile.
Perché la Procura non sequestrò il ponte per un dettaglio burocratico. E difficilmente oggi ne valuterà il dissequestro ignorando un intervento che non ha toccato la parte strutturale più critica.
Lo scenario più realistico? Una riapertura parziale, condizionata, anche se c’è qualcuno che bisbiglia sull’esistenza di due distinte correnti di pensiero tra chi lavora per i magistrati, una più permissiva l’altra più prudente, con limitazioni al transito magari sotto i 35 quintali che escluderebbe i mezzi pesanti e lascerebbe irrisolto il problema della viabilità. In altre parole: dopo anni, milioni spesi e disagi enormi, Capua potrebbe ritrovarsi esattamente al punto di partenza.
E qui la responsabilità politica è evidente.
Chi ha deciso di non intervenire sullo scalzamento? Perché non è stata effettuata una perizia geologica, indispensabile per un’opera di questo tipo? Perché questo aspetto non è stato inserito nel progetto né posto a base d’asta? Eppure sarebbe bastate poche centinaia di migliaia di euro. Magari Malena poteva risparmiare un po’ di quattrini evitando di elargire consulenze che francamente lasciano perplessi perché se c’è un Rup il quale intasca una percentuale sui lavori si presuppone che il medesimo abbia tutte le competenze.
Domande precise, che chiamano in causa direttamente il ruolo del RUP e le scelte dell’amministrazione. Scelte che appaiono, nel migliore dei casi, superficiali. Nel peggiore, gravemente negligenti.
Infine, resta il capitolo dei costi. Quanto è costato davvero questo ponte ai cittadini? Gli atti dell’ultima aggiudicazione di gara, senza tenere presente gli interventi pregressi, parlano di cifre che si aggirano attorno al milione e mezzo di euro, precisamente a 1.515.207,56 euro ma senza un quadro economico chiaro e trasparente a disposizione dei cittadini. E allora ci appelliamo al sindaco Adolfo Villani sempre ben attento a pubblicare nei suoi canali social gli atti prodotti dagli uffici comunali seppur sempre meno trasparenti. Sarebbe così gentile, caro sindaco, da pubblicare anche il quadro economico integrale dove poter consultare voce per voce i singoli costi sostenuti perché noi nell’amministrazione trasparente non l’abbiamo trovato. La ringraziamo anticipatamente, pur dando per scontato che non lo farà lasciando spazio, ancora una volta, a opacità e confusione.
Sindaco Villani Capua merita risposte perché il problema non è “qualche documento” richiesto dalla Procura. Il problema è che si rischia di restituire alla città un’infrastruttura ancora fragile, ancora limitata, ancora incompleta. E questa, più che una soluzione, è l’ennesima occasione persa per lo sviluppo della città in quanto gli amministratori l’hanno gestita a modo loro.
