LA NOTA. Il senatore Silvestro, Mister Eminflex, tra quei “colpevoli” per lo scioglimento per camorra di Arzano, si alza in Senato e con supremo sprezzo del ridicolo plaude alla revoca della scorta per il giornalista Mimmo Rubio

25 Aprile 2026 - 19:24

Un racconto a paragrafi della vita e delle opere di questo imprenditore, connotate da molti coni d’ombra. Quelli che hanno minacciato Rubio non sono di pasta diversa e neppure lontani dagli interessi di quel camorrista con cui non CasertaCe, ma Sergio Mattarella nel suo decreto di scioglimento, Silvestro “aveva significativamente rapporti”. Fortunatamente come scriviamo in un altro articolo, la richiesta firmata da diversi parlamentari tra cui spicca la coraggiosissima firma della rappresentante di Fratelli d’Italia Giovanna Petrenga, ha indotto il criminale a sospendere questa revoca

CASERTA (Gianluigi Guarino) – Mimmo Rubio è un giornalista professionista. Seppur da lontano, seppur senza intersecarci direttamente da un punto di vista dell’organizzazione del lavoro abbiamo operato all’interno degli stessi contesti professionali quando il sottoscritto, un tecnico per usare un termine ministeriale, tutt’altro che organico a quell’area politica, fu arruolato quale collaboratore fisso del quotidiano Roma, che al tempo, in edicola, usciva insieme alla Gazzetta di Caserta.

Rubio era un collega molto serio che probabilmente simpatizzava all’epoca per la destra e il centrodestra. E che poi, come è capitato anche ad altri, ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte alle strutture di rappresentanza che la destra e il centrodestra hanno espresso soprattutto negli ultimi anni in Campania.

È esercizio di onestà intellettuale, infatti, mantenere un qualcosa che ancora somigli ad un’idea non lontana a quelli che sulla carta dovrebbero essere i valori della destra e, allo stesso tempo, vedersi costretti, proprio per rispettare quei valori, a combattere il personale politico, spesso impresentabile, di una destra e un centrodestra che quegli ideali, in Campania, tradiscono patentemente.

Rubio, negli anni, ha scritto e ha denunciato tante malefatte compiute da rappresentati politici istituzionali del centrodestra. E non è assolutamente importante stabilire dove l’abbia fatto, mentre è fondamentale comprendere come l’abbia fatto. Al riguardo, vi diamo un piccolo aiuto cognitivo: ha denunciato il fenomeno della camorra nel comune in cui è residente, ossia Arzano, ma soprattutto ha avuto il coraggio di fare anche nomi e cognomi. Oggi sono sotto processo quei camorristi che lo hanno preso di mira. Ad essi i tribunali contestano il reato di minacce, dunque, Mimmo Rubio ha rischiato. Questo non è un punto di vista, ma è una realtà che è dimostrata proprio dai procedimenti giudiziari a carico di chi queste minacce gli ha rivolto a causa della sua attività di giornalista.

L’intervento inquietante del senatore Silvestro

Qualche giorno fa un concittadino di Mimmo Rubio, ossia il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, che noi definiamo simpaticamente Mister Materasso, o Mister Eminflex, azienda collocata nell’area industriale di Marcianise di cui è titolare, ha preso la parola in Senato e, rispondendo ad un appello formulato dal senatore del PD Walter Verini, ha dichiarato, come si può constatare dal video che pubblichiamo in testa a questo articolo, che era stata cosa buona e giusta togliere la scorta a Mimmo Rubio. Ciò perché questi non scriverebbe su nessun giornale e non “fatturerebbe” – ce l’ha proprio in testa l’evocazione del danaro in cambio di un bene o di una prestazione il senatore Silvestro – per nessun organo di informazione. In più la scorta a Rubio sarebbe frutto, sempre secondo Silvestro, di informazioni inviate alla Prefettura di Napoli da un maresciallo dei carabinieri, al tempo comandante della Stazione di Arzano, successivamente condannato a 9 anni di reclusione per collusioni con la camorra.

Embé? Anche in questo caso non conta chi ha spedito le informazioni in Prefettura, bensì quali siano state queste notizie che hanno attivato il procedimento per garantire a Rubio una scorta. Conoscere il contenuto da cui si è sviluppato il procedimento di attribuzione di un servizio di protezione a Rubio ha permesso alle istituzioni, vale a dire al Ministero dell’Interno, e a qualsiasi cittadino di farsi un’idea sulla fondatezza o sull’infondatezza di una decisione amministrativa assunta per tutelare l’incolumità del giornalista.

Sia l’Ordine Nazionale dei Giornalisti che quello Regionale della categoria professionale in questione, sia la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, vale a dire lo storico sindacato dei giornalisti, parimenti ad altre agenzie della testimonianza volta a proteggere chi sulla carta stampata, nei quotidiani online, nei blog, nei social, o anche semplicemente su un muro di una città alla maniera dei tazebao cinesi, hanno considerato pienamente giustificata la decisione di proteggere Mimmo Rubio.

La scorta revocata a Rubio e i 65 secondi di banalità

Ora arriva Francesco Silvestro che con un intervento di 65 secondi difende la decisione assunta ingiustificatamente dal Ministero dell’Interno di privare della scorta il collega Mimmo Rubio. Oltre ai due concetti di cui abbiamo già scritto, Silvestro ha tenuto a sottolineare di aver ispirato e firmato in passato un’interrogazione parlamentare finalizzata proprio a contestare la concessione del servizio di protezione. Evidentemente un’interrogazione che ha colto nel segno perché il Ministero dell’Interno, guidato da una persona formalmente indipendente ma comunque connessa al centrodestra, ha accolto in pratica l’invito di Silvestro e ha deciso di togliere la scorta.

Il maresciallo e il senatore

Allora, sviluppiamo le idee in maniera seria e graduale. Per cui, ricordatevi la questione del maresciallo dei carabinieri condannato a nove anni di reclusione e cominciamo a ragionare un attimo su chi ha sottolineato questo particolare.

Intanto, se il maresciallo dei carabinieri ha avuto la condanna definitiva – ma questo non lo sappiamo – ha pagato, sta pagando, non lo sappiamo, il suo debito con la giustizia. Silvestro siede in Parlamento, in Senato. Ora non vogliamo assolutamente sostenere che il maresciallo che Mister Eminflex ha citato stia alla camorra come Silvestro starebbe ugualmente alla camorra. Non lo vogliamo dire. Tanto abbiamo utilizzato questa formula per evitare ogni idea di interpretazione suggestiva su quello che scriviamo. Ma se la suggestione è una cosa che va respinta, diverso è il discorso su fatti specifici, riguardati Silvestro, più volte raccontati da questo giornale e che nell’occasione siamo costretti a ribadire a commento degli striminziti 65 secondi dell’intervento del senatore di Arzano.

Lo scioglimento del Comune di Arzano e i rapporti di Silvestro con il boss

Anno 2015, l’amministrazione di questo comune viene sciolta per infiltrazione camorristica. La relazione della commissione d’accesso che operò ad Arzano documentò, probabilmente sulla scorta di incontestabili informative di polizia giudiziaria, un incontro avvenuto nell’anno 2010 tra il sindaco Giuseppe Fuschino e il boss di camorra Girolamo Scafuro. Un triangolare visto che a questo incontro era presente in carne e ossa anche Francesco Silvestro. Sia Fuschino che Silvestro avrebbero vinto di nuovo le elezioni due anni dopo, ossia nel 2012, con conseguente elezione dell’imprenditore dei materassi alla carica di presidente del consiglio comunale.

Occhio ad un altro passaggio testuale del decreto del Presidente della Repubblica che sancì lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Arzano, pochi mesi dopo l’arresto, avvenuto ugualmente nel 2015, del citato sindaco Fuschino. Il DPR narrava dei “significativi rapporti tra il boss Scafuto e il consigliere di maggioranza Francesco Silvestro”, aggiungiamo noi, al tempo targato PDL.

Qualcuno potrebbe obiettare che il discorso portato avanti dal decreto di sciogliemnto si riferisce ad un tempo anteriore, antecedente, alle elezioni comunali del 2012, trattandosi di una riunione svoltasi nel 2010. In effetti, Francesco Silvestro, ai tempi di questo incontro era parimenti consigliere comunale e Fuschini indossava, nella sua prima sindacatura, la fascia tricolore. A dirla tutta l’imprenditore, oggi senatore di Forza Italia, è stato un protagonista della politica arzanese sin dall’anno 2000, quando ha alternato la carica di consigliere comunale con quella di assessore.

D’altronde se ascoltate i 65 secondi dell’intervento che Silvestro fa in senato, è egli stesso a dichiarare di conoscere la realtà di Arzano, dove “ho fatto per 15 anni l’amministratore”. Ci perdoni la battuta, e si è visto come l’ha fatto e quale esperienza il senatore Silvestro ha posto all’attenzione dell’alta potestà del Senato della Repubblica nelle poche parole pronunciate contro il giornalista Mimmo Rubio.

L’accusa di tentata concussione e la provvidenziale prescrizione

Ma non finisce qui, perché, nel periodo successivo al 2015, la situazione giudiziaria di Silvestro si è complicata, con il rinvio a giudizio per il reato di tentata concussione, consumato nell’anno 2013 ai danni dell’impresa appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani nel comune di Arzano. In questo processo Silvestro non è stato assolto ma si è salvato con un “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione”.

Ritornando al camorrista Girolamo Scafuro, questo era un capozona, con pedigree criminale “arricchito” dalla dipartita del suo papà, morto in un agguato di camorra, del clan Moccia, egemone in tutta la zona di Napoli Nord nel settore degli appalti pubblici, ovviamente condizionati, e più in generale del settore complessivo del mattone. Una presenza pesantissima, dunque, in quel di Arzano, da rendere compatibile con quella dei cosiddetti scissionisti di via Secondigliano, geograficamente attaccata all’abitato di Arzano, che tutto comandavano invece come è ben noto, nello spaccio degli stupefacenti.

Quindi, secondo ciò che è scritto in un decreto del Presidente della Repubblica, non solo Silvestro ha partecipato da consigliere comunale di Arzano ad una riunione con il boss Scafuro insieme al sindaco Fuschino, ma ciò avveniva perché lui, a questo boss, ripetiamo, così recita testualmente il decreto del presidente della Repubblica era legato da “significativi rapporti”. Oltre a questo, giusto per gradire, sempre mentre era presidente del consiglio comunale, Silvestro secondo la Procura della Repubblica di Napoli ha tentato di operare una concussione ai danni dell’impresa appaltatrice nel settore dei rifiuti. Accusa vanificatasi non per un verdetto che ha sancito l’innocenza di Silvestro ma per l’intervento provvidenziale della prescrizione.

Silvestro non ha l’autorità morale per discutere della scorta di Rubio

Domanda: in poche parole, possiede Francesco Silvestro l’autorità morale, dopo quello che è stato scritto di lui nel decreto del Presidente della Repubblica, che ha sciolto il comune di Arzano? Possiede, Francesco Silvestro lo spessore etico per giudicare se la camorra di Arzano e dintorni rappresenti ancora un pericolo per Mimmo Rubio, dopo quello che è stato scritto dalla Procura della Repubblica di Napoli nella richiesta di rinvio a giudizio ai suoi danni per tentata concussione? Possiede, Francesco Silvestro, la credibilità politica sufficiente per affrontare in una dialettica istituzionale la questione della scorta al giornalista Mimmo Rubio dopo quello che un giudice dell’udienza preliminare ha scritto per giustificare il rinvio a giudizio, l’avviamento di un processo? Può, alla luce di tutte queste valutazioni, di tutti questi fatti reali avvenuti una un politico come Silvestro, alzarsi in Senato e dire che Mimmo Rubio tutto sommato è una sorta di utilizzatore furbastro della scorta e che “gode di un privilegio”?

Due cose finali: di fronte a questo meraviglioso curriculum, affermiamo che se il Ministero dell’Interno ha deciso di togliere la scorta al giornalista Mimmo Rubio, che al pari nostro e della collega Marilena Natale queste cose le denunciano da anni e anni, compulsato dall’interrogazione firmata da Francesco Silvestro, ciò si è configurato come un errore sesquipedale, abbiamo inserito un aggettivo complicato perché simpaticamente vogliamo costringere il senatore a correre immediatamente su Google.

Veniamo ora al finale dell’articolo, che contiene una nostra personale opinione, una nostra personale valutazione politica. Le presenze alla Francesco Silvestro, all’interno delle istituzioni più importanti della Repubblica Italiana, costituiscono un grumo di scorie moralmente tossiche che gettano pesante discredito sul centrodestra campano. Certo, questo non vale solo per Silvestro, ma l’arzanese che fu tolto alla chetichella dalla commissione antimafia in cui tragicomicamente si era imbucato all’inizio di questa legislatura, è un’autentica punta di lancia.