TUTTI I NOMI. Fiumi di cocaina invadono la provincia di CASERTA. Sotto processo in 26. La procura pronta a chiedere le condanne
8 Maggio 2026 - 15:01
SANTA MARIA CAPUA VETERE – Un’organizzazione criminale ben strutturata, con ramificazioni in diversi comuni delle province di Caserta specializzata nello spaccio di cocaina. È il quadro che emerge dal maxi-processo che vede 26 imputati davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio e usura.
C’è attesa per la prossima udienza, dopo il rinvio dell’ultima avvenuta nei giorni scorsi, visto che nel mese di giugnola procura illustrerà le proprie conclusioni e chiederà la condanna degli imputati. Poi toccherà agli avvocati difensori esporre l’arringa finale. E se non ci saranno eventuali repliche, si andrà in camera di consiglio e alla lettura della sentenza.
Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, avrebbero operato tre distinti gruppi criminali operanti in diverse aree, tutti dediti al traffico di cocaina.
Il primo gruppo, attivo tra San Marco Evangelista, San Nicola la Strada e Caivano, vede come presunto promotore e organizzatore Luigi Romanelli, di Caserta. Con lui, la figlia Immacolata Romanelli, la fornitrice Daniela Massa di Caivano, la custode Giuseppa Pascarella di Caserta, e i pusher Antonio Leone di Recale, Giuseppe Sparaco di San Marco Evangelista e Marius Ionut Dinu, cittadino rumeno irreperibile.
Il secondo sodalizio, operativo tra Maddaloni, Montesarchio, Santa Maria a Vico, San Felice a Cancello e Caivano, aveva alla guida Massimo Migliore di San Felice a Cancello e Gennaro Morgillo, anche lui di San Felice a Cancello. Con loro, Carmine Valentino di Santa Maria a Vico (stretto collaboratore di Migliore), i fornitori Daniela Massa e Carmine Martiniello di Scisciano, i pusher Filomena Rocco di Santa Maria a Vico, Antonio Nuzzo di Arienzo e Marco Iovino di Montesarchio, e i preparatori Vincenzo Maione di Cervino, Emilio Perreca di San Felice a Cancello e Giovanni Cioffi di Maddaloni.
Il terzo gruppo, attivo nell’agro aversano tra Aversa, Casaluce e Teverola, era capeggiato da Raffaele Riccardo di Teverola, con il supporto del padre Giuseppe Riccardo di Casaluce e della custode Pina Tatone di Casaluce.
Oltre ai reati associativi, i vari imputati devono rispondere di decine di episodi di spaccio di cocaina avvenuti tra il 2016 e il 2017. Le cessioni, documentate dagli inquirenti, vedono coinvolti tutti i membri delle organizzazioni in un fitto reticolo di compravendite.
Particolarmente significativo il capo d’imputazione numero 61, che contesta a Luigi Romanelli, Giuseppa Pascarella, Immacolata Romanelli, Antonio Leone e Giuseppe Sparaco il reato di usura aggravata. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe approfittato dello stato di bisogno di un custode di un mobilificio, imponendogli interessi mensili del 20% su due prestiti concessi nel 2016. La vittima avrebbe restituito complessivamente 2.200 euro a solo titolo di interessi. In aula, accanto agli imputati, è presente un nutrito collegio di difesa con avvocati dei fori di Santa Maria Capua Vetere, Napoli, Napoli Nord e Potenza, tra cui l’avvocato Orlando Sgambati, i colleghi Beniamino Mammarella, Nicola Basile, Domenico Stigliano e altri ancora.
