L’OMICIDIO DEL SINDACO. Il colonnello aversano Cagnazzo e il ricorso del procuratore Cantone: nuovo rinvio a giudizio

8 Maggio 2026 - 17:26

AVERSA – La Procura della Repubblica presso il tribunale di Salerno, in accordo con la Procura Generale presso la Corte d’Appello, ha chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. I procuratori Elia Taddeo e Raffaele Cantone hanno impugnato la sentenza con cui il gup del tribunale di Salerno aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dell’Arma. Cagnazzo è imputato di concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli con colpi di pistola, e di partecipazione a un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

Il giudice dell’udienza preliminare aveva scagionato Cagnazzo dall’accusa di aver depistato le indagini per far ricadere le colpe su altri soggetti e coprire il suo coinvolgimento nel traffico di droga ad Acciaroli. In passato, i giudici della Cassazione avevano evidenziato la carenza di riscontri che collegassero direttamente l’ufficiale dell’Arma, indicato da alcuni pentiti, all’omicidio. Le dichiarazioni discordanti dei collaboratori di giustizia avevano reso fragile l’impianto accusatorio, portando alla pronuncia di non luogo a procedere. La nuova richiesta della Procura riapre quindi la possibilità di un processo per Cagnazzo, che potrebbe finire a giudizio insieme agli altri indagati per l’omicidio del sindaco freddato con nove colpi di pistola.

A luglio inizierà il processo per l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, stretto collaboratore e braccio operativo di Cagnazzo, e per l’imprenditore Giuseppe Cipriano, che nell’estate del 2010 gestiva un cinema proprio accanto al ristorante della famiglia Vassallo. Il collaborante Romolo Ridosso ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato. A giudizio andrà anche Giovanni Cafiero, considerato uno dei presunti boss del traffico di stupefacenti. Secondo l’accusa dei pm salernitani, Cafiero era al centro del movente dell’omicidio: il sindaco Vassallo lo avrebbe scoperto e si stava apprestando a denunciarlo a un capitano dei carabinieri su delega del pm di Vallo della Lucania, Alfredo Greco. La vicenda, ancora irrisolta dopo oltre quindici anni, continua a riservare colpi di scena.