“Mancano prove forti”. Scagionato il colonnello Cagnazzo dalle accuse di omicidio del sindaco Vassallo

19 Maggio 2026 - 10:34

CASERTA – Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha prosciolto il tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Nei suoi confronti erano state formulate accuse di concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010, e di partecipazione a un’associazione per lo spaccio di stupefacenti, ritenuta il movente del delitto. Secondo il gup Giovanni Rossi, il quadro probatorio raccolto dalla procura non è sufficiente a sostenere un giudizio dibattimentale con una “ragionevole previsione di condanna”.

Per il giudice, non si è raggiunto il livello probatorio necessario per sostenere un processo. La sentenza evidenzia che nel fascicolo investigativo emergono lacune e insufficienze tali da rendere prevedibile per Cagnazzo un esito assolutorio in un eventuale giudizio. Non vi è una prova sufficiente della “effettiva compartecipazione, anche solo morale” dell’ufficiale né all’omicidio né all’associazione criminale ipotizzata. Il proscioglimento è definitivo per quanto riguarda la fase preliminare. Nei confronti di Cagnazzo vige la presunzione di innocenza.

L’impianto accusatorio non attribuiva a Cagnazzo un ruolo diretto nell’esecuzione materiale dell’omicidio. Secondo la procura, l’ufficiale avrebbe invece svolto un’attività di depistaggio subito dopo il delitto, orientando le indagini verso un pregiudicato, Bruno Humberto Damiani, noto come “il brasiliano”. Per l’accusa, quella condotta sarebbe stata frutto di un accordo preventivo con gli organizzatori o gli esecutori del delitto, rimasti ignoti, e avrebbe avuto lo scopo di proteggere un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti scoperta da Vassallo, della quale Cagnazzo sarebbe stato partecipe.

Proprio su questo punto, il giudice evidenzia l’assenza di riscontri concreti. Nelle motivazioni della sentenza si legge che gli elementi acquisiti non permettono di ritenere provata l’esistenza di un accordo tra Cagnazzo e gli altri presunti concorrenti nel delitto, né la sua appartenenza a un sodalizio criminale dedito al narcotraffico. Il gup osserva come molte delle accuse nei confronti di Cagnazzo si fondino su ricostruzioni indirette, voci riferite e dichiarazioni prive di adeguati riscontri esterni.

Il riferimento principale è alle dichiarazioni di Pierluca Cillo, che nei giorni successivi all’omicidio avrebbe raccontato a parenti e conoscenti del sindaco che Vassallo aveva scoperto un traffico di droga nel porto di Acciaroli e che in quel contesto sarebbe stato coinvolto anche Cagnazzo. Cillo avrebbe riferito di aver appreso tali circostanze da due pm della Procura di Salerno, salvo poi ritrattare e sostenere che si trattava di sue supposizioni.

Il giudice ha valutato anche le dichiarazioni di Romolo Ridosso, ritenute “reticenti, ondivaghe e contraddittorie”, e quelle di Eugenio D’Atri, che da Ridosso avrebbe appreso del coinvolgimento di Cagnazzo. Le dichiarazioni di D’Atri sono state dichiarate inutilizzabili dalla Corte di Cassazione, che aveva anche posto l’accento sulla credibilità delle diverse versioni fornite agli inquirenti da Ridosso. Quest’ultimo, comunque, avrebbe escluso il coinvolgimento di Cagnazzo sia nell’organizzazione dell’omicidio sia riguardo ad accordi per le successive attività di depistaggio.