21 giorni in carcere per accuse di mazzette e appalti truccati: risarcito ex presidente del Consorzio di Bonifica
20 Maggio 2026 - 11:09
I giudici hanno rideterminato la somma definitiva dopo quella proposta in primo grado, che teneva conto dei comportamenti ambigui dell’ex Presidente
PIEDIMONTE MATESE – La Corte di Cassazione ha riconosciuto a Pietro Andrea Cappella il diritto all’indennizzo pieno per i 21 giorni trascorsi in carcere nel settembre 2016 nell’ambito della maxi inchiesta sugli appalti pubblici nel Casertano. I giudici hanno annullato la decisione della Corte d’appello di Napoli che aveva ridotto il risarcimento e hanno fissato la somma definitiva in 4.952,22 euro.
Cappella, originario di Gioia Sannitica ed ex presidente del Consorzio di Bonifica Sannio Alifano, era stato arrestato il 13 settembre 2016 durante una vasta operazione coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere su presunti appalti pilotati nel settore dei rifiuti e dei lavori pubblici. L’inchiesta, nota negli ambienti locali come “Assopigliatutto”, coinvolse politici, amministratori e imprenditori del territorio casertano, tra cui il presidente della Provincia di Caserta dell’epoca, Angelo Di Costanzo, sindaci, funzionari pubblici e imprenditori.
Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe condizionato gare pubbliche milionarie attraverso accordi tra imprese e amministratori locali. Gli arresti furono venti, con accuse che andavano dall’associazione per delinquere alla corruzione e alla turbativa d’asta e fu proprio Cappella ad essere indicato dagli inquirenti come uno dei riferimenti del sistema all’interno del Consorzio Sannio Alifano.
A poco meno di un mese dal suo arresto, però, il Tribunale del Riesame di Napoli annullò la misura cautelare ritenendo assenti i gravi indizi di colpevolezza per cui Cappella tornò in piena libertà il 3 ottobre 2016, dopo esattamente ventuno giorni di detenzione e, negli anni successivi, la Procura non chiese nemmeno il rinvio a giudizio nei suoi confronti. Nel 2021 arrivò l’archiviazione definitiva. Attualmente Pietro Andrea Cappella figura come coordinatore del consorzio volontario Gal Alto Casertano.
Nel dicembre del 2025 la Corte d’appello di Napoli aveva riconosciuto il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione, ma aveva ridotto l’importo da circa 4.952 euro a 3.500 euro sostenendo che Cappella avesse comunque mantenuto rapporti “ambigui” tra imprenditoria privata e pubblica amministrazione, comportamento ritenuto idoneo a contribuire almeno in parte all’errore investigativo.
La difesa ha però impugnato la decisione davanti alla Cassazione, con udienza nello scorso febbraio che ora ha ribaltato quel ragionamento. Secondo la Suprema Corte, se la misura cautelare viene annullata sulla base degli stessi elementi che il giudice aveva già a disposizione fin dall’inizio, ma semplicemente valutati in modo diverso, allora non può essere attribuita alcuna responsabilità all’indagato, neppure lieve.
In pratica, per i giudici, l’errore fu interamente dell’autorità giudiziaria. Di conseguenza non era possibile ridurre il risarcimento facendo riferimento a presunti comportamenti ambigui o imprudenti di Cappella. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la parte dell’ordinanza relativa alla quantificazione dell’indennizzo, riconoscendo l’importo pieno previsto dal calcolo standard per i 21 giorni trascorsi in carcere.
