MARCIANISE. Quante stupidaggini sull’oleodotto. Si tratta di un micro gasdotto GPL che passerà a 10km di distanza dalla città per alimentare un data center. Una balla spaziale
28 Maggio 2026 - 19:34
Tutto sotto la potestà della ZES. Volutamente non siamo intervenuti durante gli ultimi giorni della campagna elettorale pur conoscendo nei minimi particolari la vicenda perché ci siamo imposti questa volta di evitare di essere determinanti, così com’è successo nel 2023, nel processo elettorale. Ma siccome ora le elezioni sono terminate, dobbiamo raccontarla per bene questa storia, perché con tutto quel teatrino di bambini indotti a issare dei cartelli sull’ambiente avvelenato, magari qualche fesso ha pure creduto a quella che è stata una manovra tipica delle campagne elettorali con cui Velardi, uomo intelligente che sapeva di essere in netto svantaggio, ha giocato il tutto per tutto utilizzando la balla di cui sopra per alzare i toni.
MARCIANISE (g.g.) – Se avessimo avuto più tempo per utilizzare quelle cose buone, in questo caso divertenti, che l’intelligenza artificiale ci consente di fare, avremmo registrato la voce del grande Adolfo Celi, facendogli però dire cose diverse da quello che afferma in una delle scene più esilaranti dell’iconico film-cult della comicità italiana “Febbre da cavallo”.
Quando infatti Celi afferma, come si può vedere apprendere dal video che pubblichiamo in testa a questo articolo, che nel processo contro i “cavallari”, Gigi Proietti, Enrico Montesano &Co. sono state dette delle frescacce clamorose, avremmo sostituito quella frase, al netto della dichiarazione sulle frescacce, ad alcune cose che sono emerse durante la campagna elettorale delle elezioni comunali di Marcianise.
Vede, Velardi, come siamo stati buoni? Siccome questo giornale si è posto il problema, anche senza avere alcun dovere di farlo, di aver esercitato un potere – a nostro avviso eccessivo – nel momento in cui ha determinato probabilmente il risultato elettorale delle comunali del 2023, stavolta abbiamo fatto penitenza e abbiamo scelto di non partecipare e di non raccontare la campagna elettorale.
Anche perché, noi, le campagne elettorali o le raccontiamo a modo nostro, sviluppando al massimo il nostro diritto di critica, di valutazione, rispetto alle analisi, oppure scusateci ma noi le “messe cantate” in stile Il Mattino non siamo in grado di realizzarle. Sarà un limite nostro, ma è così.
Ci siamo limitati solo ad un’analisi dei dati dei candidati al consiglio comunale del 2023 che si sono riproposti il 24 e 25 maggio scorsi, concludendo al tempo – potete controllare se non ci credete – che Maria Luigia Iodice, dati alla mano, e non con un esercizio divinatorio, avrebbe vinto queste elezioni con una percentuale tra il 60-62%.
Lo scrivemmo quasi un mese fa e la Iodice ha vinto le elezioni con il 61%. Poi, ci siamo fermati, nulla più.
Oh, bene inteso, Non è che non abbiamo seguito la campagna elettorale, e francamente ci siamo fatti delle grasse risate ascoltando delle sciocchezze clamorose che ben meriterebbero la riproposizione del bellissimo monologo cinematografico del film “Febbre da cavallo”. Una di queste, ma non l’unica, ha riguardato il fantomatico oleodotto che, partendo dall’area di Napoli Est, dove insistono i grandi depositi, preda tra le altre cose a metà degli anni ’80 di uno spaventosissimo incendio, con colonne di fumo visibili anche a 200 km di distanza, avrebbe attraversato aree antropizzate del comune di Marcianise per arrivare fino all’interporto. Insomma, una roba che al confronto la celeberrima fuoriuscita di diossina che morte e malattie sparse in una parte significativa della Brianza tra Seveso e Desio è stata una boccata di ossigeno.
Noi, con la diligenza e l’umiltà delle formichine operose, che mostriamo sempre nel nostro approccio ad una materia che dobbiamo studiare partendo da zero, ci siamo informati proprio negli stessi giorni in cui Antonello Velardi, avendo capito, dato che tutto è eccetto che uno stupido, di essere in chiaro svantaggio non tanto per colpa sua, ma per il rapporto impari tra le liste che lo appoggiavano e quelle messe a sostegno della sua competitor Maria Luigia Iodice, ha provato ad alzare i toni, a buttarla in caciara, giocando comunque una carta che all’interno dei perimetri delle campagne elettorali, che il più delle volte diventano delle vere e proprie zone franche del bon ton politico, possono determinare delle suggestioni in grado di spostare voti da un lato all’altro, magari disgiunti, ma sempre voti sarebbero stati.
Avendo deciso noi, come scritto prima, di non intervenire in campagna elettorale con una sorta di autocensura legata ad un eccesso di interventismo, realizzato invece nel 2023, non abbiamo scritto l’articolo che avrebbe smentito la ricostruzione di Velardi il quale, a dirla tutta, quando organizza la promozione del suo pensiero, non è che ci vada leggero nel montare i teatrini, così come ha fatto anche questa volta chiedendo e ottenendo che un po’ di bambini alzassero cartelli contro la fantomatica operazione di violenza ambientale.
Però, oggi, giovedì, le elezioni sono finite, la Iodice è stata anche proclamata sindaco più di due ora fa, e quindi la possiamo raccontare bene questa vicenda.
Allora, non si tratta assolutamente di un oleodotto, ma di quello che in termini tecnici si chiama pipeline, ossia una sequenza di tubi in grado di trasportare sostanze da un luogo all’altro. Nessun oleodotto, perché la sostanza in questione è il GPL, dunque il combustibile più pulito che esista in natura, come dimostra il fatto che le auto alimentate da impianto GPL sono, nella maggior parte dei casi, ammesse nelle aree cittadine a traffico limitato, insieme alle Euro 5 e alle super pulite Euro 6.
Si dirà: ma il gas GPL sempre gas è, ed è pericoloso in quanto può determinare un’esplosione. Assolutamente no, in questo caso la pipeline parte dall’interno del porto di Napoli, ossia dalle strutture che stoccano il gas più o meno liquefatto scaricato dalle petroliere e da altre navi utilizzate ad hoc. Poi ci sono 26 km, che è la distanza che separa quella zona del porto dalla remotissima area che appartiene al comune di Marcianise ma che si trova addirittura a 2 km di distanza dai centri commerciali. Insomma una percorrenza che non c’azzecca nulla con l’abitato di Marcianise e neppure con le aree commerciali dell’interporto.
Questa pipeline, garantita e messa in opera da una delle aziende più importanti e collaudate del settore, la Wit Energy Srl, utilizza tubi di dimensioni molto modeste, dal diametro di 30 cm e con una profondità tra il metro e il metro e 20 centimetri. Insomma, dei micro tubi.
Questa attrezzatura è parte integrante di un’infrastruttura in centinaia di altri luoghi, sparsi in tutta Europa e in tutto il mondo, e che rispetta pienamente – al di là dell’evidente decongestionamento attraverso un’impronta intermodale più avveduta, le strade dal trasporto su gomma che in caso di pesante incidente stradale qualche problema indotto può generarlo – anche standard di sicurezza che non sono concetti aleatori ma che sviluppano una normativa molto stringente di carattere internazionale e di carattere europeo, e che pongono paletti ipervincolanti sia per quanto riguarda il monitoraggio, sia per quel che concerne il controllo e la prevenzione dei rischi industriali. Ma al di là di questo bla bla non ne è esploso mai uno e ci sarà un perché.
Questo tipo di pipeline, ci siamo informati acquisendo notizie sulla tipologia di quella che sarà usata in questa remota area dell’interporto, tutta dedicata alla logistica, adotta sistemi avanzatissimi di controllo della pressione, ipermonitorata, con dispositivi automatici di sicurezza (si tratta di una letteratura univoca, non contestata da nessuna agenzia della testimonianza ambientalista) che rendono questo tipo di infrastruttura estremamente affidabile.
Per cui, non c’è emissione, e anche se ci fosse stata quella del GPL, vale zero in termini di gas serra. La sicurezza è garantita dal rispetto di standard – maneggiati da un’azienda leader del settore – organicamente validi in Europa, in Italia e nel mondo. Mai, questo tipo di pipeline ha determinato problemi di sicurezza. E ancora, i 26 km del tratto che parte dal porto e arriva dentro all’interporto, finiscono ad anni luce di distanza dalla città di Marcianise e anche dai centri commerciali.
Insomma, se avessimo voluto scrivere questo articolo come controcanto a ciò che Antonello Velardi ha messo in piedi con la storia del fantomatico oleodotto, l’avremmo facilmente sbugiardato, ma siccome siamo diventati buoni, anche con lui, ci siamo astenuti.
Ma la verità è verità. Velardi ha fatto il suo perché in campagna elettorale tutti o quasi tutti qualche balla la raccontano, e allora amen. L’articolo è anche utilissimo per rassicurare i marcianisani sul fatto che negli ultimi giorni, prima delle elezioni, abbiano appreso i contenuti di una favola piuttosto cinica.
Il GPL che dal porto di Napoli arriva nell’area logistica dell’interporto, viene poi stoccato in due serbatoi, come ce ne sono a migliaia dappertutto, incastonati dentro ad un capannone che, come prevede la legge, è privo di tetto. Servirà ad alimentare, in maniera pulita, un data center che ormai è un sistema diffusissimo di accumulazione, di stoccaggio, di energia elettrica che costituisce una riserva di sopravvivenza per le grandi major come Enel, Terna ecc., che ormai sono al limite nell’utilizzo delle proprie infrastrutture di fronte ad una domanda che si alza sempre di più, sia dal punto di vista dell’uso industriale, sia dal punto di vista dell’uso domestico che si impenna soprattutto in queste estati che da una trentina d’anni a questa parte sono diventate subtropicali e non più europeo-mediterranee.
Per la precisione un data center, come si può facilmente apprendere da un qualsiasi tutor digitale, è un sistema di accumulo finalizzato a cedere energia. Li costruiscono grandi aziende del settore che queste riserve vendono a chi ne ha necessità e quando se ne ha necessità. L’operazione la si fa, come in via di realizzazione anche a Sparanise, in quell’area industriale, con batterie a ioni di litio che insieme alle cosiddette UPS, dei veri e propri gruppi di continuità, soccorrono soprattutto i sistemi informatici in grado di mantenere l’alimentazione per il tempo necessario all’avvio dei generatori di emergenza, evitando interruzioni improvvise che causerebbero la perdita di dati importanti.
È chiaro che bisogna usare propellente affinché il data center venga alimentato convenientemente. In questo caso il propellente è il GPL e non ad esempio il gasolio (vi ricordate le feste di paese e quei gruppi di continuità che facevano un gran rumore per garantire che le luci dei palchi musicali e l’energia che correva non venisse meno?) il quale, quello quello sì, ha un alto impatto ambientale. Altro non possiamo aggiungere.
