CASERTA. Va bene la Maffei che se ne va. Ma siamo seri, parliamo dell’urbanistica…
6 Giugno 2026 - 18:06
Caserta (pm) – Mentre la città si trastulla con il congedo dalla Reggia della DG Maffei – che dopo sette anni (la stessa durata del mandato quirinalizio, ma è pur vero anche meno di quello dell’ex presidente dell’ASI di Caserta Raffaela Pignetti: forse due record istituzionali) doveva pur arrivare – e con le articolesse sul cocktail dedicato alla commiataria, portiamo l’attenzione sull’urbanistica cittadina. Quella, di fatto, completamente rimossa – sebbene abbia sfregiata la città – sia dalle persone qualunque che dalla classe politica, per la felicità di chi su di essa ci ha sempre sguazzato.
Sono alcuni anni che, vedendo l’andamento delle cose, lanciamo l’allarme sui palazzi antichi che contornano piazza Correra, avvertendo del rischio che possano fare la stessa fine di altri del centro storico, buttati giù senza patemi d’animo per essere sostituiti da condomini anonimi ed estranei al contesto architettonico più risalente della città.
Nell’archivio di redazione abbiamo rinvenuto un articolo del giugno 2023 che – pensa tu – titolava: “CASERTA. Giù il palazzo di via Vico, ora si teme per gli storici edifici di piazza Correra” (LO PUOI LEGGERE QUI). Ma ce ne sono altri, ancor più datati o decisamente più recenti. Questo perché la nostra è stata – ed è – una previsione elementare: ci è bastato osservare, per formularla, il rilascio temerario di licenze edilizie che ha flagellato i palazzi storici del capoluogo.
Come si sa, a giorni si scoprirà se a Caserta sia tuttora possibile turlupinare la legge. Il Consiglio di Stato, infatti, si pronuncerà sui ricorsi amministrativi scaturiti dalla vicenda della costruzione del nuovo condominio di corso Trieste, nell’area che fu del cinema San Marco (nella foto, il nuovo edificio). Un’opera consentita sbalorditivamente dagli uffici comunali sulla base di una normativa regionale del tutto eccentrica, poiché attinente al recupero delle sole aree industriali.

Per dire, a Milano, come sa chi segue i temi urbanistici, per molto meno l’autorità giudiziaria sta indagando su quello che ritiene un vero e proprio “sistema”. Un meccanismo che coinvolge dirigenti comunali, funzionari pubblici e imprese costruttrici nell’applicazione fraudolenta, a fini di profitto, della normativa edilizia.
Sta di fatto che da qualche settimana un’ala del vecchio e caratteristico caseggiato che si affaccia lungo piazza Correra è stata posta in vendita. Se acquistata da una società immobiliare, rischia di essere stravolta esattamente come accaduto per il non distante palazzo Tarantini.
Quest’ultimo edificio, per quanto tutelato dal fatto di ricadere in zona A2 (Preesistenze storico-ambientali – centro storico secondo le Norme Tecniche di Attuazione del PRG), in area RUA (Recupero Urbanistico-Edilizio e Restauro Paesistico-Ambientale), in zona P.C.M. 1 (che individua le aree di massima tutela nei pressi della Reggia e dei suoi assi visivi, imponendo regole ferree per preservare il paesaggio storico secondo il Piano Territoriale Paesistico) e, infine, assoggettato alla disciplina dei Piani di Recupero, non è comunque scampato all’abbattimento totale.
Non solo. È stato ricostruito come se tutte queste normative di salvaguardia dell’identità storico-architettonica cittadina fossero carta straccia. Per di più nell’ulteriore disapplicazione del repertorio di architettura e del piano del colore vigenti. Almeno così pare a giudicare dalle facciate, del tutto avulse dal canone locale, e dalle tinte degli intonaci del nuovo immobile. Per non parlare dell’obbrobrio degli ampi portelloni metallici dei vani tecnici dei contatori a piena vista sulla strada pubblica, chissà quanto conformi all’articolo 57 del Regolamento Edilizio (nella foto, il testo estrapolato).


Se ciò è accaduto per palazzo Tarantini, è altamente probabile che si ripeta per piazza Correra, che si trova esattamente nella stessa condizione urbanistica.
Qui entra in gioco la Commissione straordinaria comunale. Considerato il passato gravissimo di questa città, l’optimum sarebbe – come abbiamo già sostenuto in altre circostanze – che la terna commissariale disponesse il riesame di tutti i titoli edilizi rilasciati nel periodo osservato dalla commissione d’accesso e fino ad oggi, specie quelli riferiti al centro storico, per accertarne la conformità reale, e non solo apparente, alla disciplina urbanistica vigente. Nel frattanto, l’edificato di piazza Correra dovrebbe essere guardato a vista, per impedire che faccia la stessa fine di palazzo Tarantini e di quella che ha già fatto palazzo Montagna, un altro caso di urbanistica speculativa che grida vendetta.
Il Soprintendente Abap Mariano Nuzzo, a cui spetterebbe dire qualcosa in questi casi e a cui ci siamo già appellati perché disponga il vincolo culturale esplicitamente e definitivamente sul centro storico di Caserta – orfano di effettive tutele pur con tutte le disposizioni e i precetti che abbiamo ricordato –, pare non sentirci da questo orecchio.
Ci rendiamo conto che sia più comodo presenziare ai convegni, piuttosto che ficcarsi in un vespaio come questo, inevitabilmente destinato a creare più di un malanimo. Ma lo impone il suo ruolo e ne è forse giunto il momento, anche perché la sensibilità sul tema è ormai accresciuta nella pubblica opinione, nonostante i suoi predecessori abbiano sempre nicchiato. È vero che incarichi annuali come il suo non favoriscono prese di posizione coraggiose come quella che gli chiediamo. Ma, per correttezza, dica almeno come stanno le cose e se creda che la città possa essere sfigurata ancora, dopo essere stata così abbondantemente svilita.
NELLE IMMAGINI L’INQUADRAMENTO DI PIAZZA CORRERA NEI DOCUMENTI URBANISTICI





