Lucio Santarpia, sindaco incompatibile di FRIGNANO, non rinuncia all’ultima indennità. Consiglio comunale convocato in tempo per intascare lo stipendio
22 Giugno 2026 - 15:30
Nonostante le due diffide da parte della Prefettura di Caserta, il sindaco incompatibile ha atteso che trascorressero i 20 giorni di tempo concessi, dopo l’avvertimento lanciatogli dall’Ufficio territoriale di Governo che intimava il suo vice Seguino a convocare il consiglio comunale
FRIGNANO (fede.borr.) – Il prossimo lunedì, 29 giugno, il consiglio comunale di Frignano si riunirà per prendere atto della sentenza emanata dalla Corte di Appello che ha dichiarato la posizione di Lucio Santarpia incompatibile alla carica di sindaco, nonché dell’immediata applicazione dell’art.53 del d.lgs 267/2000 il quale, al fronte della decadenza del primo cittadino, stabilisce che le relative funzioni siano esercitate dal Vicesindaco – in questo caso lo zanniniano Giuseppe Seguino – fino alla prima tornata elettorale utile che, per il Comune di Frignano, avrà luogo nella primavera del 2027.
Una mera formalità, dunque, per cui non è previsto che i membri del consiglio comunale discutano o approvino alcunché.
Lucio Santarpia, professore universitario, come oramai sapranno anche i muri si trova in questa situazione normativamente acclarata dall’art.61 comma.1 bis del Tuel – il quale prevede che non possano ricoprire il ruolo di sindaco o di presidente della provincia coloro che hanno parenti fino al secondo grado che coprano nelle rispettive amministrazioni il posto di appaltatore di lavori o di servizi comunali o provinciali o in qualunque modo loro fideiussore – poiché suo fratello Gaetano è il legale rappresentante della Getet Spa, la società a cui è stata affidata la gestione della tesoreria del Comune di Frignano.
A nulla sono valse le giustificazioni della fascia tricolore incompatibile nel ribadire che quell’affidamento non sia avvenuto durante la sua consiliatura. La legge su questo è chiara e non transige. Lucio Santarpia non avrebbe dovuto proprio presentarsi alla tornata elettorale dell’ottobre 2021 da cui poi ne è uscito vincitore, a meno che suo fratello Gaetano non avesse deciso di fare un passo indietro e rinunciare al suo incarico a Frignano. Ma da quello che abbiamo letto nelle ultime settimane, un Lucio Santarpia, a nostro avviso sempre più farneticante, continua a sostenere a mo’ di post Facebook quella che rimane solo e solamente, davanti alla legge che non ammette ignoranza, “la sua verità”. E allora, preferiamo non insistere ulteriormente e accodarci al vecchio adagio che recita: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
La richiesta di convocazione del consiglio comunale era stata inoltrata già a inizio giugno dai membri all’opposizione, i consiglieri Vincenzo Mastroianni, Giovanna Alidorante, Aldo Simonelli, Lisa Vargas e dalla consigliera autonoma dalla maggioranza Lucia Maisto, dunque poco dopo la pubblicazione della sentenza avvenuta lo scorso 29 maggio. Un’istanza che però ha ricevuto risposta soltanto nella giornata di venerdì.
Bisognerà aspettare ancora un’altra settimana prima che l’Assise possa ritrovarsi sugli scranni dell’aula di Corso Vittorio Emanuele II. Ma nel frattempo, un Lucio Santarpia, sempre più irremovibile, ha giocato un’altra mossa delle sue.
Come abbiamo avuto modo di apprendere in questi anni, Santarpia è maestro nell’arte del dribbling: lo ha dimostrato più volte quando è sfuggito agli appostamenti dell’ufficiale giudiziario, che non trovandolo nel casolare abbandonando di Venafro, una residenza che abbiamo capito oramai essere utilizzata dal professore come mezzo per rendere più arduo il compito agli avvisi della Repubblica Italiana di raggiungerlo, si è dovuto piegare a rincorrerlo di bar in bar pur di consegnargli a mano l’atto che lo informava della sua incompatibilità.
Quindi, non ci sorprende assistere anche a questa ulteriore giocata. Perché, istituendo il consiglio comunale lunedì 29 giugno, Lucio Santarpia fa in tempo a percepire la sua ultima indennità da sindaco che gli verrà liquidata il giorno 25 dello stesso mese.
Lo può fare? Sì, perché di regola il decreto di decadenza dalla carica da parte della Prefettura non è ancora arrivato. L’Ufficio territoriale di Governo, infatti, prima di firmare la rimozione, vuole attendere i verbali del consiglio comunale che prenderà atto prossimamente della decisione della Corte d’Appello. Un atteggiamento di attesa, quello adottato dalla Prefettura, su cui si può non essere d’accordo, non condividerlo, ma che probabilmente avrà i suoi buoni motivi per essere stato scelto, perseguendo la strada della pazienza e della prudenza.
La Prefettura, nel frattempo, ha diffidato due volte il Comune di Frignano che solo questo venerdì, come ribadito più sopra, ha finalmente convocato il civico consesso. Per il resto, Lucio Santarpia, dopo l’uscita pubblica con tanto di fascia tricolore durante i festeggiamenti della Madonna dell’Arco, intento a sorreggere la sacra effige assieme all’altro sindaco, quello di San Marcellino, Anacleto Colombiano, nel tradizionale gemellaggio tra i due comuni, continua a comportarsi come se il fatto non fosse il suo.
Incurante delle conseguenze, si riduce all’ultimo, quasi a voler fare un dispetto. E come il più capriccioso dei bambini – questa è l’impressione – si ostina a non voler cedere il giocattolino. Solo che in questo caso, più che di giochi, parliamo di soldi. Tanti soldi che, alla luce delle due sentenze che hanno dichiarato incompatibile il ruolo di Santarpia a primo cittadino di Frignano, verrebbe da chiedersi se di euro avrebbe dovuto percepirne anche solo mezzo in questi ultimi quattro anni. Ma questo è un giornale non un tribunale, e se finora nessun giudice si è pronunciato sulla restituzione delle indennità percepite, non inizieremo di certo noi a farlo sostituendoci alla magistratura.
La nostra rimane un’opinione su una questione di opportunità politica. Perché un amministratore, un sindaco, può anche scegliere di fare un passo indietro prima che gli venga imposto da un organo superiore. Ma aspettare fino all’ultimo giorno utile pur di non farsi sfuggire l’occasione di intascare un altro stipendio, anziché convocare tempestivamente il Consiglio comunale e prendere atto della situazione, è stata una scelta. Legittima. Ma resta una scelta politicamente discutibile, della quale ciascuno trarrà le proprie conclusioni.
