TUTTI I NOMI. Il CAF che faceva prendere false pensioni e 104 INPS. Il giudice dice no agli arresti, ma sospende l’ex consigliere comunale e due del suo studio

25 Giugno 2026 - 19:03

CASAL DI PRINCIPE Il giudice per le indagini preliminari Pia Sordetti ha applicato una misura interdittiva della professione per tre persone nell’ambito dell’inchiesta sul Caf di Casal di Principe. La decisione è arrivata il 5 giugno 2026 .

Il provvedimento riguarda Vincenzo Simeone, 49 anni, titolare del Caf e già consigliere comunale a Casal di Principe e provinciale, Iolanda Di Caterino, 30 anni, legata all’associazione “Lega Comunale Uila”, e Gianluca Simeone, cugino del titolare . Per tutti e tre è stata disposta l’interdizione dalla attività di assistenza fiscale e giudiziaria e da ogni attività gestita nell’ambito di Caf o strutture analoghe, per una durata di 12 mesi . Il giudice ha invece rigettato le richieste di misura cautelare per gli altri indagati .

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giovanni Corona e condotte dalla Guardia di Finanza, erano partite il 27 settembre 2023 con un blitz al Caf di via Circumvallazione a Casal di Principe . Secondo l’accusa, l’organizzazione avrebbe prodotto false certificazioni mediche per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e relative prestazioni economiche dall’INPS . Le domande sarebbero state presentate anche in sede giudiziaria dopo eventuali dinieghi dell’ente previdenziale.

Per gli inquirenti, Vincenzo Simeone avrebbe diretto l’organizzazione come capo e promotore. Iolanda Di Caterino si sarebbe occupata di reperire i certificati falsi e fare da tramite tra gli associati. Riccardo e Gianluca Simeone avrebbero svolto funzioni operative.

Ma il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Aversa Napoli Nord ha operato una netta distinzione tra le posizioni dei diversi indagati, escludendo l’applicazione di qualsiasi misura cautelare nei confronti degli avvocati Antonio Cantile, Andrea Cantiello, Giuseppe Fabozzi e Nataliya Mykhaylyuk, nonché dei CTU Gianluca Falco, Salvatore Di Lanno, Paolo Nappa, Francesco Bencivenga, Santo Carlea, Raffaele Iorio, Umberto Chiatto e Umberto De Maria.

Con riguardo a tali professionisti, il Gip ha ritenuto che manchino dei gravi indizi di colpevolezza, escludendo, almeno per ora, l’esistenza di un quadro indiziario idoneo a dimostrare il loro coinvolgimento, così come la sussistenza di elementi idonei a sostenere la loro partecipazione alla presunta associazione per delinquere. L’ordinanza evidenzia, inoltre, come molte delle attività richiamate dagli investigatori siano però pienamente compatibili con l’ordinario esercizio delle rispettive funzioni professionali.

Le richieste di misure cautelari per i cinque indagati erano state avanzate dalla Procura con l’accusa di associazione a delinquere. Il gip ha però ritenuto che per Vincenzo Simeone, Iolanda Di Caterino e Gianluca Simeone sussistessero esigenze cautelari legate al concreto pericolo di reiterazione del reato. Per gli altri 20 indagati, tra cui medici, professionisti e beneficiari delle presunte prestazioni illecite, erano state richieste misure interdittive o la sospensione dall’esercizio professionale. Il gip ha però rigettato nel resto la richiesta di misure cautelari.