Ammazzò il vicino di casa per un posto auto, chiesta la conferma dell’ergastolo
25 Giugno 2026 - 15:55
La posizione della Procura Generale in vista del prosieguo del procedimento
PARETE – Si è aperto davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli il processo di secondo grado nei confronti di Armando Ortodosso, condannato all’ergastolo per l’uccisione di Sebastiano Tessitore, avvenuta nell’aprile dello scorso anno a Parete. Nel corso dell’udienza inaugurale, la Procura Generale ha chiesto ai giudici di confermare integralmente la sentenza pronunciata in primo grado.
L’accusa ha sostenuto che la decisione emessa dai giudici di Santa Maria Capua Vetere sia pienamente fondata, contestando le tesi avanzate dalla difesa. In particolare, è stata ribadita la sussistenza dell’aggravante dei futili motivi, ritenuta determinante nella qualificazione del delitto, oltre all’assenza delle condizioni necessarie per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
La discussione entrerà nel vivo il 29 giugno, quando saranno ascoltate le argomentazioni delle parti civili e dei difensori dell’imputato. Al termine degli interventi, la Corte sarà chiamata a valutare se confermare o modificare il verdetto di primo grado.
Secondo la ricostruzione emersa durante le indagini, all’origine della tragedia vi sarebbe stato un contrasto nato all’interno del contesto condominiale per questioni legate al parcheggio delle auto. Una discussione apparentemente ordinaria che, nel giro di pochi minuti, si sarebbe trasformata in un episodio di estrema violenza.
Gli inquirenti ritengono che, dopo il litigio, Ortodosso abbia recuperato un’arma custodita nella propria abitazione e abbia raggiunto Tessitore nei locali adibiti a garage. Qui avrebbe fatto fuoco più volte contro l’uomo, colpendolo mortalmente.
Le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza del complesso residenziale hanno avuto un peso rilevante nell’accertamento dei fatti. I filmati, acquisiti agli atti, hanno infatti consentito di ricostruire con precisione le fasi che hanno preceduto e accompagnato l’omicidio.
Subito dopo l’intervento delle forze dell’ordine, l’imputato avrebbe confessato quanto accaduto. La sua ammissione, unita agli altri elementi probatori raccolti nel corso dell’inchiesta, ha contribuito in maniera decisiva alla condanna all’ergastolo ora sottoposta al giudizio della Corte d’Appello.
