Lo uccide con una testata: “ha parlato del corpo di mia figlia”. CONDANNATO A 24 ANNI

25 Giugno 2026 - 15:26

CELLOLE – Si è concluso il processo di primo grado per l’omicidio di Roberto Fusciello, ucciso con una testata in una sala scommesse. Gianluca Sangiorgio è stato condannato a 24 anni di reclusione con sentenza emessa pochi minuti fa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Secondo quanto emerso durante il dibattimento, l’imputato aveva inizialmente giustificato il gesto raccontando che Fusciello avrebbe fatto apprezzamenti pesanti sul fondoschiena di sua figlia. Ma quella versione è crollata di fronte alle prove. L’analisi degli audio dei filmati acquisiti non ha rilevato alcuna traccia di frasi offensive o riferimenti a sfondo sessuale.

A ricostruire la dinamica è stato il vice brigadiere Emiliano Giannattasio, che ha suddiviso la vicenda in tre fasi distinte. Al momento dell’aggressione erano presenti anche il fratello dell’imputato, Vincenzo Sangiorgio, l’ex compagna, la figlia e alcuni avventori della sala scommesse, che avrebbero tentato di dividere i due durante il litigio.

Particolarmente inquietante il comportamento di Sangiorgio dopo la testata. Mentre Fusciello era già a terra privo di sensi, l’uomo continuava a inveire gridando “figlio di puttana, io ti uccido”, mentre il fratello cercava di trattenerlo. Dai rilievi è emerso anche che sia la vittima che l’aggressore avevano assunto superalcolici prima del fatto.

La sentenza, che ha riconosciuto la gravità del gesto, ha disposto anche il risarcimento dei danni in favore delle famiglie della vittima.