MACRICO. La rigenerazione “carbonara” dell’area. Spuntano nuove carte…
10 Luglio 2026 - 12:53
Caserta (pm) – A che gioco si gioca nella partita per il Macrico? Ci facciamo questa domanda perché proprio ieri pubblicavamo la reazione risentita e reticente, dai toni quasi di lesa maestà, della Fondazione “Casa Fratelli Tutti ETS” alla notizia — rivelata dalla rivista Adista — secondo la quale l’Avvocatura Regionale avrebbe espresso parere contrario all’ammissibilità del finanziamento da 15 milioni di euro. Si tratta dei fondi che la Regione Campania dovrebbe destinare alla Curia casertana per una sedicente rigenerazione dell’ex area militare nel cuore della città.
La Fondazione episcopale a cui è affidata la gestione del bene ha tacciato di falso la rivelazione, sostenendo che su quel fronte bilaterale – tra ente regionale e curia casertana – tutto va bene, “madama la marchesa”.
Oggi CasertaCe.net è in grado di dimostrare che le cose non stanno esattamente come si vorrebbe far credere. Disponiamo infatti della lettera che l’ufficio regionale incaricato di istruire il dossier ha indirizzato alla Curia di Caserta lo scorso maggio — e che qui riportiamo per ampi stralci — per notificarle le ragioni procedurali che si oppongono al finanziamento.
Il documento ricapitola, prima di arrivare alla conclusione, la farragine che ha connotato l’iniziativa vescovile, per giunta in un clima quasi carbonaro, posto che, a dispetto di tutte le assemblee spacciate come pubbliche tenute periodicamente dagli organi della Fondazione, di tutto quanto è accaduto la città è stata totalmente all’oscuro. Solo il Comitato Macrico Verde ha avuto a denunciare le manovre proprietarie con i frazionamenti del terreno che avvenivano, allora poco intellegibili, ma che oggi acquistano tutto il loro senso di mosse per aggirare gli ostacoli burocratici.
GLI STRALCI DEL DOCUMENTO REGIONALE
“…Si rammenta preliminarmente come, a seguito delle interlocuzioni e degli incontri intervenuti nel tempo, sia emerso che l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero non possa possedere o sviluppare aree destinate al culto, competendo tali attività esclusivamente alla Diocesi, nel caso di specie la Diocesi di Caserta. Conseguentemente, l’Istituto ha manifestato la propria disponibilità a cedere alla medesima Diocesi il diritto di superficie sull’area ex Ma.C.Ri.Co., oggetto dell’intervento finanziato a valere sull’Accordo per la Coesione, per la durata di 99 anni.
La Diocesi di Caserta, opportunamente compulsata, ha dichiarato la propria disponibilità a subentrare quale soggetto beneficiario del finanziamento, impegnandosi a comprovare la disponibilità effettiva dell’immobile su cui insiste l’intervento.
Nel corso dell’incontro del 27 febbraio u.s., sono stati comunicati da un lato l’intervenuta costituzione del Ramo ETS della Diocesi di Caserta, dedicato alla realizzazione dell’intervento di che trattasi, dall’altro l’avvio delle procedure finalizzate all’acquisizione da parte del nuovo ente del diritto di superficie su parte dell’area interessata dall’opera.
La costituzione del nuovo Ramo ETS della Diocesi dovrebbe comportare, ancora, la modificazione del soggetto attuatore dell’intervento con il subentro alla Diocesi di Caserta del nuovo organismo giuridico, indipendente ed autonomo dalla stessa. Considerata la complessità e la rilevanza economica dell’operazione oggetto di finanziamento, nel corso dell’incontro è stata rappresentata immediatamente la necessità di condurre un approfondimento istruttorio in ordine alla sostituzione proposta.
…All’esito dell’analisi e delle verifiche di ordine giuridico svolte, anche con il supporto dell’Avvocatura regionale, si ritiene di non poter assentire all’individuazione del Ramo ETS quale soggetto attuatore dell’intervento. Si evidenzia, in proposito, come d’altronde già anticipato nel corso dell’ultimo incontro, che il ramo ETS, per quanto sottoposto all’indirizzo ed al controllo dell’ente che lo ha costituito, è un soggetto giuridico del tutto distinto ed autonomo rispetto allo stesso. A tale autonomia giuridica si aggiunge…una espressa autonomia patrimoniale, la quale esclude che delle obbligazioni dell’ETS possa rispondere l’ente costituente o che esercita il controllo. Stante la fondamentale necessità di assicurare il raggiungimento dell’obiettivo prioritario sotteso alla concessione del finanziamento, ovvero la realizzazione di un intervento, di particolare rilevanza fisica ed economica, a beneficio del territorio ai fini dello sviluppo e della riqualificazione urbanistici, sociali e turistici, si ritiene che il Ramo ETS non possieda la capacità organizzativa, tecnica ed economica idonea alla gestione ed attuazione dell’intervento finanziato”.
Non ci pare che, a questo punto, dobbiamo aggiungere altro sulla interessata inattendibilità delle dichiarazione della Fondazione quando presume di impartire lezioni a chi si oppone al proprio progetto scellerato di nuove, ennesime costruzioni a discapito del verde naturale e della sua fauna, per una città che soffoca – e non metaforicamente – di cemento.
Più delle nostre parole, possono le immagini. Basta osservare il render del progetto che si ha in mente in via del Redentore per capire che si vuole costruire un nuovo quartiere antropizzato, gettare cemento per inutili piazze e strade di collegamento a servizio di strutture di forte impatto ambientale ed energetico, con un verde residuale e rigorosamente ornamentale, i cui costi di manutenzione decuplicano quelli del verde naturale, a beneficio delle tasche e delle carriere di chi di questa cose vive.

Non sorprende, in quest’ottica, che le attuali aperture di un lembo di terreno del Macrico — con iniziative da vera e propria impresa di intrattenimento e attività paracommerciali — siano il classico “osso lanciato ai cani”. Scusate la crudezza dell’immagine, ma la metafora non è certo per i casertani, incolpevoli e strumentalizzate vittime di una città che manca colpevolmente di tutto. Siamo di fronte a un vero e proprio greenwashing immobiliare.
Eppure tutto quello che si sta facendo lì, si può fare, ad esempio, nella vicina ed abbandonata Villa Carolina. Ma comprendiamo che, in tal caso, l’intera narrazione sul “bene negato alla città e finalmente restituitole” (negato da chi, poi? per quale complotto?) si liquefarebbe come neve al sole. Specie se cocente come in questi giorni.
