BLITZ DI CAMORRA A CASAPESENNA. La minoranza attacca: “Quello che De Rosa non dice”

10 Luglio 2026 - 10:03

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della minoranza consiliare di Casapesenna

CASAPESENNA (comunicato stampa) – La politica ha uno strano rapporto con la memoria: lo scrivevamo pochi giorni fa,
a proposito delle dimissioni del consigliere Marcello De Rosa. Non
immaginavamo che, di lì a poco, la cronaca giudiziaria avrebbe imposto a tutta
Casapesenna una domanda molto più grande di quella che allora ponevamo noi.
Il blitz di ieri mattina, otto fermi su undici indagati, nell’ambito dell’inchiesta
della DDA di Napoli sulla presunta ricostituzione di un gruppo criminale legato al
nome Zagaria, è una notizia che impone a chiunque abbia responsabilità
pubbliche, noi compresi, serietà e responsabilità.
Per questo lo diciamo subito, senza ambiguità: Marcello De Rosa non risulta
indagato in questa inchiesta, su di lui non pende alcun atto giudiziario, e vale la
presunzione di non colpevolezza che vale per chiunque.
Detto questo, proprio perché rispettiamo i fatti, non possiamo accettare in silenzio
la ricostruzione che lo stesso De Rosa ha offerto in una lunga diretta Facebook di
ieri pomeriggio.

In quel video, invece di rispondere nel merito, De Rosa ha scelto la strada
dell’attacco a chi pone domande parlando di “sciacallaggio”, di “giornalai” mossi
da un odio personale “indicibile” nei suoi confronti e si è presentato ripetutamente
come “Uomo dello Stato”, sostenendo di non avere “filtri” né “talpe” e di essere
stato in passato testimone di giustizia sotto scorta. Rivendicazioni legittime, se
vere, ma che non sostituiscono una spiegazione concreta sul punto reale che i
cittadini si aspettano: perché le sue dimissioni sono arrivate proprio a ridosso di
una vicenda che oggi assume tutt’altro peso rispetto a quello raccontato allora? C’è
di più. Nello stesso video, De Rosa ha usato un linguaggio fatto di frasi sospese e
mai completate: “lo Stato sa”, “chi ha votato chi”, “chi è stato candidato e
sponsorizzato da chi”, senza mai un nome, un fatto, una prova a sostegno. È una
tecnica retorica che conosciamo bene: si allude, non si afferma, così da non
doversi mai assumere la responsabilità di un’accusa esplicita. Ma a Casapesenna,
dove alle ultime comunali si sono confrontate solo due liste, un’allusione costruita
in questo modo non è mai davvero neutra, chiunque ne sia il bersaglio. Chi chiede
rispetto per la propria posizione di non indagato dovrebbe essere il primo a evitare
di parlare per allusioni sul conto degli altri.
Ed è proprio per questo che la domanda resta, ed è legittima: se le intercettazioni
riportate dalla stampa raccontano di contatti ripetuti, nel tempo, tra Marcello De
Rosa e la persona coinvolta nel provvedimento, è lui a dover fornire ai cittadini di
Casapesenna una spiegazione reale e concreta, non un video di dieci minuti
contro chi scrive, ma i fatti. Mille voti dei cittadini non sono un dettaglio: sono
una rappresentanza di fatto azzerata, e chi l’ha azzerata deve spiegazioni vere, non
vittimismo.

Casapesenna non può e non deve arretrare. Questa comunità ha già pagato, negli
anni, un prezzo alto in termini di immagine per vicende che non le appartenevano
nella loro interezza, ma che ne hanno segnato la reputazione agli occhi di chi
guarda da fuori. Non è giusto che paghi anche stavolta, in silenzio, mentre altrove
si discute di lei. Per questo chiediamo alle istituzioni comunali, ma anche
sovracomunali e prefettizie, ciascuna per le proprie competenze un livello di
monitoraggio costante e non episodico.
Seguiremo gli sviluppi dell’inchiesta con il rispetto istituzionale che l’attività della
magistratura merita.
La memoria dei cittadini, lo abbiamo scritto pochi giorni fa, è più lunga di quanto
si creda. E la verità, quella vera, arriverà comunque, meglio se accompagnata da
risposte chiare, non da altre allusioni.