Sfregio al volto e pistola clandestina per imporre la legge del clan: Salvatore De Santis finisce a processo

15 Luglio 2026 - 09:48

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Rossella Grassi, ha disposto il giudizio immediato, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero della DDA, Simona Belluccio

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TEVEROLA – Si aprirà il prossimo 25 settembre, davanti al collegio del Tribunale di Napoli, il processo nei confronti di Salvatore De Santis, 49 anni, alias “Buttafuori”, attualmente detenuto nel carcere di Viterbo. Al centro del procedimento vi sono due distinti episodi contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: un’aggressione con un coltello che avrebbe provocato alla vittima uno sfregio permanente al volto e la presunta detenzione e movimentazione di una pistola con matricola abrasa, ritenuta dagli inquirenti nella disponibilità del gruppo Picca-Di Martino.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Rossella Grassi, ha disposto il giudizio immediato, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero della DDA, Simona Belluccio.

Il primo episodio riguarda una presunta aggressione nella quale, secondo l’accusa, De Santis avrebbe agito insieme ad Antonio Zaccariello e Vittorio Mottola, già giudicati separatamente per gli stessi fatti. La DDA contesta l’uso dell’arma, la premeditazione e l’aggravante del metodo mafioso.

Il secondo filone dell’inchiesta riguarda invece una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa, completa di caricatore e munizioni. Secondo la Procura, De Santis avrebbe custodito l’arma nella propria abitazione e l’avrebbe portata con sé anche all’esterno tra il 29 aprile e il 2 maggio 2023. Successivamente, l’avrebbe consegnata a Vincenzo Mottola, che a sua volta l’avrebbe affidata a Francesco Paolo Farnesi. L’arma sarebbe rimasta nella disponibilità di quest’ultimo fino al 5 maggio, giorno in cui venne sequestrata durante il suo arresto.

Anche per questa vicenda la Procura contesta l’aggravante del metodo mafioso. Secondo l’impostazione accusatoria della Direzione Distrettuale Antimafia, la pistola sarebbe stata detenuta e trasferita per favorire gli interessi del clan.

Le accuse formulate nei confronti di Salvatore De Santis dovranno essere valutate nel corso del processo. L’imputato è da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva