AVERSA. Il Barrio Urbano è un affare di don Schiavone e della coppia Fiorenzano-Scuotri. La stranissima omonimia. Il Vescovo Spinillo si arrabbia per gli alcolici
14 Luglio 2026 - 21:14
Altri retroscena sulla complicata vicenda dell’apertura di quella che sulla carta, formalmente, sarebbe una struttura sociale
AVERSA (fede.borr./gia.gua.) – Si è chiuso nel giro di poche ore il toto-nomi sul locale finito nel mirino dei controlli nell’ambito della movida, blitz che, stando alle voci, vedrebbe nel ruolo di mandante un infervorato consigliere comunale di maggioranza.
Ormai non ci sono più dubbi sul fatto che l’attività sanzionata sia il neonato Barrio Urbano, inaugurato lo scorso 6 giugno negli spazi della fattoria sociale Opera San Leonardo, in via Roma, a ridosso della casa circondariale “Filippo Saporito” e della Fondazione Sagliano, e che, insieme al brand di moda etico-sostenibile “Gioia Concept”, si inserisce nella matrioska di progetti a fini sociali firmati Caritas.
Come riportato dal comunicato stampa della Questura di Caserta, al legale rappresentante della Mebius, la cooperativa sociale che gestisce le attività suindicate, è stata contestata una multa che potrebbe costare fino a 15 mila euro. Ed è proprio sull’identità dell’amministratore delegato che emerge un primo giallo.
Non c’è dubbio che questa persona di nome faccia Carmine e di cognome Schiavone, circostanza che fa immediatamente pensare al vicario casalese, presidente della Caritas diocesana di Aversa e direttore della Caritas Campania, soprattutto se si considera che la sede legale di Mebius ha il proprio indirizzo in via San Nicola, proprio negli spazi in cui ha sede anche la Caritas aversana.
Nelle ultime ore, però, ci è giunta voce che potrebbe trattarsi di un’omonimia determinata da un legame familiare e che, dunque, Carmine Schiavone potrebbe essere il nipote del sacerdote.
Se così fosse, ci troveremmo di fronte a una concentrazione della gestione, da un lato della Caritas e dall’altro della cooperativa Mebius, formalmente voluta dalla stessa Caritas, nelle mani della famiglia di don Carmine.
Comunque, parente o meno, cambia poco o nulla ai fini del racconto. Non si tratta di un elemento determinante per incidere sulle riserve che, sin dal primo momento, abbiamo espresso su questa vicenda.
Ma la notizia forse più stuzzicante la riserviamo alla fine di questo articolo. Si tratta di un’indiscrezione e, come tale, va considerata. Al riguardo siamo pronti a ricevere un’eventuale smentita dalla Curia di Aversa, che pubblicheremmo senza problemi.
Il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, non avrebbe particolarmente gradito quanto stava prendendo forma all’interno del Barrio Urbano, tanto da aver alzato il telefono e manifestato la propria irritazione a don Carmine Schiavone per la somministrazione e la vendita di alcolici, “powered by” il locale Santé, vicinissimo all’ex consigliere comunale Pasquale Fiorenzano.
Quest’ultimo, probabilmente, dovrebbe un po’ resettarsi, dal momento che il Barrio, almeno sulla carta, si presenta come un luogo della solidarietà e non come un locale estivo da lido di Castel Volturno, dove in passato – come questo giornale ha scritto – Fiorenzano ha svolto la propria attività di organizzatore di feste e di PR, in contesti nei quali non vi era alcuna inibizione rispetto al consumo di alcolici.
