I NOMI. Vendevano pezzi di ricambio a prezzi stracciati, ma erano presi da auto rubate. Condannati due meccanici casertani

26 Luglio 2026 - 09:30

PIGNATARO MAGGIORE – È diventata definitiva la condanna nei confronti di Angelo Pappacena, 59 anni, e Davide Salemme, 48 anni, beccati nel gennaio del 2016 durante un’operazione della Polizia di Stato su un’attività di ricettazione e riciclaggio di autovetture rubate.

L’indagine risale al 2016, quando gli agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Santa Maria Capua Vetere individuarono, a Pignataro Maggiore, un capannone trasformato, secondo l’accusa, in una vera e propria base operativa per lo smontaggio e il riciclaggio di automobili rubate. I due furono arrestati in flagranza di reato mentre si trovavano all’interno della struttura intenti ad operare su un veicolo da cui sarebbero dovuti provenire ulteriori pezzi da rivendere successivamente sul mercato. Inoltre, tra i soggetti, Pappacena non era un volto nuovo alla giustizia, con precedenti per furto d’auto, ricettazione e riciclaggio risalenti agli anni compresi tra il 2010 e il 2015.

Gli accertamenti consentirono di sequestrare un’officina attrezzata con strumenti per il taglio e lo smontaggio delle vetture, tra cui una gru, un flessibile e apparecchiature elettroniche per autoveicoli. All’interno furono rinvenuti centinaia di componenti provenienti da mezzi rubati nelle province di Caserta e Napoli, oltre ad alcune auto già predisposte per essere smontate e immesse sul mercato illecito dei pezzi di ricambio.

Nel provvedimento, gli ermellini hanno ritenuto infondate le lamentele presenti nel ricorso dei due e relative al trattamento sanzionatorio, evidenziando come la pena sia stata determinata nel rispetto dei criteri previsti dal codice penale. La Suprema Corte ha inoltre richiamato la particolare gravità della vicenda, sottolineando l’elevato numero di veicoli e componenti di provenienza illecita rinvenuti nella disponibilità degli imputati e l’organizzazione dell’attività di riciclaggio contestata.

Per quanto riguarda Davide Salemme, la Cassazione ha respinto anche le ulteriori censure con cui la difesa sosteneva l’assenza del dolo nel reato di ricettazione e chiedeva il riconoscimento dell’ipotesi di lieve entità. S

La Corte di Cassazione ha, quindi, dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati contro la sentenza emessa il 15 settembre 2025 dalla Corte d’Appello di Napoli, confermando così il precedente verdetto.