ALLAGAMENTI. PIOGGIA di fondi regionali ma CAPUA resta a rischio: si punta su un generatore (fantasma)
25 Gennaio 2026 - 12:10
Nonostante l’affidamento della progettazione nel 2021 e l’aggiudicazione dei lavori alla ditta Aemme appalti a fine 2022 si attende ancora il completamento dell’opera e in attesa che i lavori strutturali vedano la luce l’amministrazione è stata costretta a risolvere ricorrendo a soluzioni di emergenza con l’istallazione del generatore
CAPUA – Il Comune di Capua ha liquidato la somma di 2.928 euro all’impresa MA.ECO S.n.c. per le opere accessorie legate ai lavori per l’installazione e alla messa in sicurezza di un generatore elettrogeno da 200 kVA, destinato al sistema di sollevamento a servizio della rete fognaria comunale.
Il provvedimento, contenuto nella determina di liquidazione n. 77 del 21 gennaio 2026, è firmato dalla Responsabile del Procedimento, ingegnere Caterina Golino, e dal Responsabile del Settore, architetto Maurizio Francesco Malena. L’intervento rientra in un più ampio progetto di rifunzionalizzazione degli impianti di sollevamento, finanziato con 1,5 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) della Regione Campania ma nonostante l’affidamento della progettazione nel 2021 e l’aggiudicazione dei lavori alla ditta Aemme appalti a fine 2022 si attende ancora il completamento dell’opera e in attesa che i lavori strutturali vedano la luce l’amministrazione è stata costretta a risolvere ricorrendo a soluzioni di emergenza con l’istallazione del generatore
Tuttavia, dalla lettura dell’atto emergono criticità rilevanti sul piano della trasparenza. Nonostante si tratti di un’infrastruttura strategica per la sicurezza della rete fognaria e per la continuità del servizio pubblico, in nessun punto della determina viene indicato il luogo esatto in cui il generatore è stato installato.
Restano quindi ignote informazioni fondamentali: dove si trovi l’impianto di sollevamento interessato, quale area comunale sia coinvolta e quale sito tecnico ospiti il macchinario. Si tratta di un’omissione tutt’altro che secondaria, il cittadino che consulta l’atto non ha alcun modo di sapere dove sia stato collocato l’impianto.
Questa mancanza rappresenta un serio problema di trasparenza amministrativa, soprattutto in un Comune che utilizza fondi pubblici regionali per infrastrutture critiche. La determina risulta formalmente completa — con riferimenti a normative, CIG, CUP, DURC, capitoli di bilancio, tracciabilità dei flussi finanziari e verifiche contabili — ma carente nei contenuti realmente utili per comprendere l’opera. Si ha l’impressione che l’atto sia stato redatto più per tutelare l’ente sotto il profilo amministrativo che per informare concretamente la collettività. Una prassi che sembra ripetersi: documenti completi nei numeri, ma incompleti nelle informazioni sostanziali.
Il generatore è stato acquistato dalla COELMO S.p.A. per oltre 30.000 euro, mentre le opere accessorie, ripetiamo, affidate alla MA.ECO S.n.c hanno comportato una spesa aggiuntiva di 2.928 euro. Anche in questo caso, si tratta di risorse pubbliche regionali. Un progetto da 1,5 milioni di euro di fondi regionali che, a nostro avviso, non può essere ridotto a una semplice sequenza di atti contabili. Esistono responsabilità politiche, dirigenziali e tecniche che non possono essere ignorate.
Sul piano tecnico, un ruolo centrale è stato svolto dal progettista dell’intervento, l’ingegnere Antonio Fiore, incaricato della progettazione esecutiva del sistema di rifunzionalizzazione degli impianti di sollevamento. Il progetto da lui redatto ha definito assetti, localizzazioni e soluzioni operative dell’intero sistema. Proprio per questo, ci si aspetterebbe che gli atti successivi, comprese le determine di liquidazione, rendano chiaro dove e come le opere siano state effettivamente realizzate.
Sul piano amministrativo e dirigenziale, la responsabilità ricade invece su chi ha firmato e validato gli atti, in particolare la Responsabile del Procedimento, ing. Caterina Golino, e il Responsabile del Settore, arch. Maurizio Francesco Malena.
Se poi un atto pubblico non indica dove sia stato installato il generatore il problema non è più solo tecnico: è una questione di indirizzo politico, di controllo amministrativo e di rispetto del diritto dei cittadini a essere informati.
