ASSURDO. 16enne abusato e sequestrato da un professore e dall’amico. Dopo 13 anni, 6 processi, condanne e assoluzioni, non c’è ancora un verdetto
24 Gennaio 2026 - 17:33
La vicenda è a dir poco tortuosa. Siamo arrivati al quarto processo in appello. C’è già una condanna definitiva per uno dei due soggetti che furono imputati. Da una parte, c’è un ragazzo che ora ha 29 anni ma che non riesce a vedere la parola fine su questa triste storia di abusi, dall’altro lato, invece, c’è un uomo che si dichiara innocente da quasi vent’anni
CASERTA – È una vicenda giudiziaria che sembra non trovare mai pace, un percorso legale lunghissimo e tormentato, iniziato nel 2013 e arrivato oggi a un ulteriore capitolo. Al centro c’è la denuncia di un ragazzo, allora minorenne, che accusava due uomini del suo paese, San Cipriano d’Aversa, di averlo adescato, sequestrato e violentato.
Mentre per uno dei due imputati il percorso si è chiuso anni fa con una condanna ormai definitiva, per l’altro, Carlo C., ex professore di matematica, il processo è diventato un labirinto di gradi di giudizio, ricorsi e sentenze annullate. Un iter così complesso che, nel gennaio del 2026, la corte di Cassazione ha annullato per la terza volta una decisione d’appello, rinviando tutto a un quarto esame. Una vicenda che solleva domande sul tempo della giustizia e sulla tenacia delle vittime.
Tutto parte nell’estate del 2013. S.C., un adolescente di sedici anni, denuncia di essere stato avvicinato, portato in un’abitazione a San Cipriano d’Aversa, legato a un letto e violentato dai due uomini. Dopo un “incidente probatorio” per fissare la sua testimonianza, le indagini portano all’arresto di Pasquale D.C. e Carlo C.. I loro percorsi in tribunale diverranno subito diversi.
D.C. sceglie il rito ordinario. Processato, viene condannato. L’appello conferma la sentenza e per lui la vicenda si conclude. Per C., invece, inizia un lunghissimo iter giudiziario. Sceglie il giudizio abbreviato e viene condannato in primo grado.
Ricorre in appello e viene condannato di nuovo. È a questo punto che inizia la catena dei ricorsi in Cassazione. Il primo, nel 2018, ha successo: i giudici di legittimità annullano la sentenza perché “scarna” nella motivazione e la rimandano in Appello. Un secondo appello lo condanna ancora.
A questo secondo appello segue un secondo ricorso in Cassazione che ottiene lo stesso risultato: annullamento con rinvio ai giudici napoletani. Questa volta, però, i supremi giudici suggeriscono espressamente di risentire la vittima, che nel frattempo è diventata maggiorenne.
È quello che accade nel terzo processo in Appello. S.C., ormai adulto, viene ascoltato di nuovo in aula. La Corte, dopo questa nuova istruttoria, nel 2025, assolve Carlo C., ritenendo non più attendibili alcune parti del racconto della persona offesa.
Una sentenza che sembrava chiudere una volta per tutte il caso. Invece no. I genitori della vittima, costituitisi parte civile, e lo stesso Procuratore Generale presso la corte d’Appello, presentano ricorso in Cassazione.
Le due domande vengono riunite. Il 21 gennaio 2026, davanti alla Terza Sezione della Suprema Corte, si discute sulla correttezza, sulla legittimità della sentenza assolutoria, arrivata dopo due condanne. Il Procuratore Generale della Cassazione chiede di dichiarare inammissibili i ricorsi, ma la Corte decide altrimenti, dando ragione alla linea dell’avvocato di parte civile Gianfranco Carbone, insieme al collega Pasquale Verde.
Con una nuova sentenza, la Cassazione annulla ancora una volta la decisione d’appello che aveva assolto C.. Secondo i giudici, la motivazione della corte di merito presenta profili di illogicità e contraddittorietà, soprattutto nella valutazione della credibilità del racconto della vittima, che aveva parlato di una fuga da quello stabile e della successiva costrizione a restare lì, e nell’aver trascurato alcune dichiarazioni chiave, come quelle di un testimone che confermava lo stato di turbamento del ragazzo nei giorni successivi ai fatti.
Tutto torna ad una diversa sezione della corte d’Appello, per quello che sarà il quarto esame della posizione di Carlo C.. Quindi, se per Pasquale D.C. la storia si è chiusa con una condanna e con l’espiazione della pena, tanto che potrebbe arrivare a chiedere la cancellazione del reato dal suo casellario giudiziario, per Carlo C. resta tutto ancora sospeso.
Attualmente, l’ex professore di matematica è innocente, assolutamente sbagliato affermare il contrario prima di una sentenza definitiva. Dall’altra parte, però, non va mai dimenticato che la persona imputata con lui all’inizio di questa storia, nel 2013, è stata condannata in via definitiva.
Una situazione paradossale che, arrivando al quarto processo da celebrarsi alla corte di Appello di Napoli, crediamo segni un record nazionale. La vittima di quegli abusi adesso ha 29 anni, potrebbe messo su famiglia, potrebbe avere dei figli. Eppure, da un decennio, deve ancora avere giustizia su quelle denunce fatte quando era solo un ragazzino.
