CAMORRA CASERTANA, Omicidio Cioffo: 28 anni di carcere per lo “specchiettista”

3 Marzo 2026 - 16:28

Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore della Dda Simona Belluccio aveva chiesto la condanna all’ergastolo

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SAN CIPRIANO D’AVERSA – Venntotto anni di reclusione: è la condanna inflitta dalla Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma con giudice a latere Honorè Dessì, nei confronti di Francesco Compagnone, ritenuto coinvolto nell’omicidio di Domenico Cioffo.

Il delitto risale al 1° febbraio 1995 e avvenne a San Cipriano d’Aversa, nel contesto della sanguinosa faida di camorra tra il clan dei Casalesi e quello guidato da Giuseppe Quadrano, al quale Cioffo era affiliato.

Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore della Dda Simona Belluccio aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Compagnone, indicato come “specchiettista” nell’azione criminale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’agguato sarebbe stato pianificato e realizzato da Nicola Panaro e Giuseppe Misso, insieme a Walter Schiavone, Raffaele Diana, Vincenzo Zagaria e allo stesso Compagnone, con la partecipazione di Oreste Caterino, nel frattempo deceduto.

Il gruppo avrebbe teso un agguato alla vittima esplodendo colpi di arma da fuoco che colpirono Cioffo alla testa e al corpo, causandone la morte. Il movente dell’omicidio sarebbe stato legato all’affermazione della supremazia del clan dei Casalesi su quello rivale. In particolare, secondo l’accusa, l’ordine di eliminare l’affiliato dei Quadrano sarebbe partito dai vertici del clan, all’epoca rappresentati da Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria.

Misso, Panaro e Caterino avrebbero agito come esecutori materiali, occupandosi anche del reperimento delle armi — una pistola e un fucile — e dell’auto utilizzata, un’Alfa 33. Per due giorni si sarebbero appostati nei pressi dell’abitazione di Compagnone, in attesa del momento favorevole per colpire. A Diana, invece, sarebbe stato attribuito il ruolo di “specchiettista”.

Per lo stesso omicidio, con rito abbreviato, sono già state inflitte condanne a 30 anni di carcere ciascuno a Walter Schiavone, Raffaele Diana e Vincenzo Zagaria, mentre Nicola Panaro e Giuseppe Misso hanno ricevuto pene di 10 anni di reclusione in qualità di collaboratori di giustizia